È ripartita la difficile bonifica dei “veleni di Crotone”, rifiuti tossici in Calabria da decenni

(Angelo Mastrandrea/il Post)
(Angelo Mastrandrea/il Post)

Eni Rewind, la società di Eni che si occupa di bonifiche industriali, ha fatto sapere che ha ripreso gli scavi in una delle discariche di Crotone, in Calabria, dopo che negli scorsi giorni aveva dovuto sospenderli perché erano stati trovati materiali radioattivi imprevisti. Il lavoro è molto complesso e costoso proprio a causa della presenza di elementi pericolosi per la salute: oltre ai materiali radioattivi ci sono metalli pesanti e amianto. L’azienda ha detto che l’area in cui è avvenuto il ritrovamento è stata ora isolata e messa in sicurezza.

Le discariche “a mare” – così vengono chiamate in Calabria per il fatto che sono molto vicine alla spiaggia – furono costruite nel 1988 per metterci gli scarti della Fosfotec, che produceva acido fosforico, e della Pertusola, una fabbrica di zinco. Le due fabbriche chiusero negli anni Novanta e i rifiuti rimasero sepolti lì. Eni Rewind è l’attuale proprietaria dell’area e responsabile delle bonifiche ambientali per conto del gruppo Eni: l’azienda sostiene che nell’area sia seppellito un milione di tonnellate di rifiuti industriali, un rischio per tutta la popolazione della zona che da decenni aspetta che il problema venga risolto.

In 25 anni sono stati nominati otto commissari straordinari, ma nessuno di loro è riuscito a risanare le discariche “a mare”. Il problema principale era quello dei costi, che nel 2001 furono stimati in due miliardi di euro, e nel tempo sono anche aumentati. Poi c’era la questione di dove mettere gli scarti tossici, sia quelli radioattivi che quelli contenenti amianto e metalli pesanti, che non è ancora stata risolta.

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