Prima di Minneapolis, Greg Bovino ne aveva già viste tante
Il comandante della Border Patrol fa da anni operazioni anti-immigrazione violente e ha sempre difeso i suoi agenti

Poche ore dopo l’omicidio di Alex Pretti da parte di alcuni agenti della Border Patrol a Minneapolis, il comandante Gregory Bovino ha sostenuto che Pretti volesse «massacrare gli agenti di polizia». È un’accusa senza fondamento, ma è esemplare della retorica adottata da Bovino negli ultimi mesi per difendere le azioni sempre più aggressive degli agenti durante le operazioni anti-immigrazione ordinate dall’amministrazione di Donald Trump.
Dopo le molte critiche a cui è stata sottoposta, in particolare dopo l’omicidio di Pretti, il presidente Trump ha detto che manderà in Minnesota Tom Homan, un funzionario che si occupa di immigrazione e che dovrà supervisionare le attività dell’ICE. Non è chiaro se questo influirà sui compiti di Bovino. Fonti anonime del governo hanno detto a vari giornali che dovrebbe lasciare Minneapolis nelle prossime ore insieme ad alcuni agenti del Border Patrol.
Bovino ha 55 anni e ha origini calabresi. Da trent’anni fa parte della Border Patrol, la forza di polizia federale che si occupa di immigrazione e controllo dei confini. Già a gennaio del 2025, prima dell’insediamento di Trump, Bovino guidò l’operazione “Ritorno al mittente” con cui per tre giorni gli agenti della Border Patrol condussero rastrellamenti per trovare, arrestare ed espellere immigrati irregolari dalla contea di Kern, in un’area rurale della California. Quell’operazione è considerata una sorta di precedente, su scala più ridotta, di quelle che da mesi sta conducendo l’amministrazione Trump.
Lo scorso agosto Bovino fu messo a capo di una grossa operazione che ha portato all’arresto di oltre 5mila persone nell’area di Los Angeles. Da allora ha coordinato rastrellamenti in molte altre città, fra cui Chicago, New Orleans e più di recente Minneapolis. La Border Patrol lavora spesso insieme all‘ICE, la più nota agenzia federale per il controllo dell’immigrazione.
Nelle ultime settimane Bovino è comparso più volte in televisione per difendere le modalità brutali con cui i suoi agenti e quelli dell’ICE cercano e arrestano ogni giorno persone che ritengono essere immigrati irregolari. Ha spesso sostenuto che tutti i suoi agenti agiscano in modo «legale, etico e morale» e che abbiano come obiettivo l’espulsione di quelli che lui definisce criminali. In realtà un numero sempre maggiore di persone arrestate in questi mesi non ha precedenti penali, e diverse erano cittadine statunitensi o vivevano nel paese legalmente.
Bovino ha persino sostenuto che le vere «vittime» dell’omicidio di Pretti siano stati gli agenti stessi, che si sono trovati in una situazione pericolosa quando Pretti aveva «scelto» di inserirsi e ostacolare le loro operazioni. Durante una conferenza stampa ha anche detto che tutti gli agenti coinvolti nell’omicidio di Pretti sono ancora in servizio, ma sono stati trasferiti fuori da Minneapolis «per la loro sicurezza».

Gregory Bovino circondato da agenti del Border Patrol e dell’ICE durante una manifestazione per l’uccisione di Renee Good a Minneapolis, l’8 gennaio 2026 (Mostafa Bassim/Anadolu via Getty Images)
Bovino è coinvolto in diverse cause in cui lui e i suoi agenti sono accusati di aver abusato della loro autorità, sia nei confronti di presunti immigrati irregolari sia di persone che protestano contro i rastrellamenti (come stava facendo Pretti a Minneapolis).
La scorsa estate, durante l’operazione a Los Angeles, alcuni agenti della Border Patrol avevano arrestato un 15enne con disabilità e gli avevano puntato contro delle armi, per poi rilasciarlo poche ore dopo ammettendo di aver preso la persona sbagliata. La madre ha chiesto un risarcimento di un milione di dollari. Nelle stesse settimane due lavoratori, uno messicano e l’altro guatemalteco, erano morti mentre stavano cercando di sfuggire a un arresto. Gli agenti della Border Patrol erano stati filmati mentre stavano spaccando finestrini delle macchine di persone che stavano resistendo all’arresto, o mentre stavano sparando alle loro gomme sostenendo che avessero intenzione di investirli.
Sono tattiche aggressive che poi sono state replicate in molte altre città. Due giorni prima dell’omicidio di Pretti, Bovino è stato ripreso a Minneapolis mentre lanciava gas lacrimogeno contro alcuni manifestanti che si stavano opponendo a un rastrellamento.
Bovino è molto conosciuto anche per via della sua presenza sui social: su Instagram, dove ha più di 100mila follower, pubblica continuamente foto di persone arrestate dagli agenti della Border Patrol, ma anche montaggi molto cinematografici delle operazioni con uno stile simile a quello di Trump e spesso accompagnati da canzoni rap. Sono immagini che cozzano con quello che Bovino sostiene in quasi tutte le sue apparizioni pubbliche, ossia che le sue operazioni siano «non politiche».
Compare di frequente anche sugli account federali: fra i video più visti usciti negli ultimi mesi che lo riguardano ce n’è uno del dipartimento di Sicurezza interna (da cui dipendono la Border Patrol e l’ICE, tra gli altri) in cui vengono mostrate delle sue foto con la frase «non ci fermeranno» e ha come colonna sonora un remix di Viva la Vida, una delle più famose canzoni dei Coldplay.
Bovino indossa spesso un lungo cappotto verde militare a doppiopetto, con dei grandi bottoni metallici e delle toppe sulle braccia. Non fa parte della divisa del Border Patrol, e molti negli Stati Uniti l’hanno paragonato a quello indossato dai militari nazisti durante la Seconda guerra mondiale. L’ha detto più volte anche il governatore della California Gavin Newsom, fra i principali avversari politici di Trump.

Gregory Bovino con il suo cappotto, circondato da agenti a Minneapolis, il 15 gennaio 2026 (ANSA/Dave Decker/ZUMA Press Wire)
In realtà cappotti di questo tipo sono stati indossati da militari e capi di stato di tutti gli orientamenti politici fra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Tuttavia, il fatto che Bovino lo indossi costantemente è stato interpretato da molti come un simbolo del suo progetto di progressiva militarizzazione della Border Patrol. La stessa cosa sta avvenendo all’interno dell’ICE, che negli ultimi mesi ha ammorbidito i suoi requisiti per entrare a farne parte e sta conducendo una campagna di reclutamento molto aggressiva.
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