La macchina che rifà il ghiaccio delle piste olimpiche
L'hockey e il pattinaggio non sarebbero gli stessi senza la Zamboni di Frank Zamboni

A chi sia mai stato su una pista di ghiaccio sarà capitato di vedere un buffo macchinario rettangolare con quattro ruote passare sulla pista, lasciando dietro di sé una piccola quantità di acqua che rende la superficie più pulita e riflettente. Questa macchina si chiama Zamboni e venne inventata nel 1949 da uno statunitense, Frank Zamboni, i cui genitori venivano entrambi dall’Italia: senza questa invenzione mantenere una pista di ghiaccio pulita e ordinata sarebbe davvero difficile.
La Zamboni è una rasaghiaccio, ovvero una macchina che leviga e pulisce il ghiaccio. In gergo è anche detta Rolba, dal nome della società svedese che produce questa macchina in Europa. Fu un’invenzione rivoluzionaria perché la macchina sistema il ghiaccio di una pista da hockey in soli 10 minuti e impiegando una sola persona, mentre prima erano necessarie più persone e il lavoro poteva richiedere anche due ore.
Tecnicamente fa molte più cose della levigatura e della pulizia del ghiaccio. In un singolo passaggio la macchina rasa di qualche millimetro il ghiaccio con una lama; raccoglie i detriti prodotti e li trasferisce in un cassone nella parte anteriore; sparge un sottile strato di acqua sul ghiaccio e poi lo rifinisce passando un tergivetro per rendere la quantità di acqua depositata omogenea su tutta la superficie del ghiaccio. Da poco ne esiste un modello per cui non serve la rifinitura perché spruzza acqua filtrata da alcune valvole.

Tre Zamboni rifanno il ghiaccio della pista di pattinaggio di velocità durante le Olimpiadi invernali del 2022, Pechino, 3 febbraio 2022 (AP Photo/Ashley Landis)
Rifare il ghiaccio è necessario perché il passaggio dei pattini crea dei solchi che scalfiscono la superficie, con il rischio di rendere pericolosa la pattinata di chi ci passa sopra in seguito. L’acqua depositata dalla Zamboni (che in poco tempo diventa ghiaccio) serve proprio a chiudere eventuali tracce. Rifare il ghiaccio serve anche a raccogliere la “neve” creata durante le frenate dei pattinatori: nell’hockey la rimozione della neve è particolarmente importante per favorire un miglior scivolamento del disco sul ghiaccio. Per questo la Zamboni entra in azione alla fine di ogni “terzo” (come viene chiamato un tempo nell’hockey).
«Anche se non serve una patente specifica, ci vuole tempo per imparare a guidare la macchina, perché è molto imponente davanti [non si vede cioè cosa c’è dopo il muso, dalla posizione del guidatore]», dice al Post Giovanni Serafin, che guiderà la Zamboni al palazzetto di Santa Giulia durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano Cortina. «Sono cinque anni che faccio questo lavoro: mi è stato insegnato un po’ alla volta da un’altra persona che lo faceva».
Serafin in genere guida la Zamboni nello stadio del ghiaccio di Baselga di Pinè, in provincia di Trento (non come primo lavoro). Gli organizzatori hanno chiesto a lui e ad altri guidatori in Italia di partecipare a una selezione per lavorare alle Olimpiadi.
Serafin racconta che l’altra difficoltà è rappresentata dal ghiaccio stesso: «Sembra una cavolata ma il ghiaccio cambia ogni volta». Per questo in ogni passaggio della macchina bisogna valutare bene quanta acqua depositare. In genere ogni passaggio deposita uno strato di circa un millimetro di acqua, scaldata a circa 40 °C in modo che ghiacci in fretta (per quanto possa apparire controintuitivo, l’acqua calda tende infatti a ghiacciare più rapidamente di quella fredda). In totale ogni volta che viene rifatto il ghiaccio si impiegano circa 200 litri di acqua.
Alle Olimpiadi c’è una figura responsabile delle condizioni del ghiaccio, con la quale Serafin e i suoi colleghi valuteranno come rifare il ghiaccio. Le macchine in azione saranno sempre due così da ridurre il tempo necessario per sistemare la pista.

Due Zamboni in azione durante la Coppa del mondo juniores di pattinaggio di velocità a Milano, 30 novembre 2025 (Mattia Ozbot/Getty Images)
Frank Zamboni era nato il 16 gennaio 1901 a Eureka, nello Utah, da due genitori italiani emigrati negli Stati Uniti. Suo padre era di Arsio, oggi una frazione del comune di Novella, in provincia di Trento. Sua madre era di Avigliana, un paese in provincia di Torino.
Frank si spostò con la famiglia in California nel 1920 e in quegli anni inventò e brevettò varie cose (tra cui un resistore elettrico regolabile) anche grazie agli studi da elettricista che aveva fatto a Chicago. Nel 1939 aprì una pista di ghiaccio, chiamata Iceland, a Paramount, in California, insieme al fratello Lawrence Eugene. Fu in questo periodo che Frank capì che ci voleva una macchina che rendesse più efficiente il lavoro di pulizia del ghiaccio, fatto fino a quel momento da una squadra di persone che grattava, ripuliva, innaffiava e rifiniva il ghiaccio in modo manuale, impiegando molto tempo.
Stanco di questa inefficienza, Zamboni ideò nel 1947 una macchina che fosse in grado di fare tutte queste cose. Ma fu solo nel 1949 che riuscì a ottenere un prototipo di macchina sufficientemente efficiente, a cui diede il nome di Model A. Nel 1953 Zamboni ottenne il brevetto.

L’inventore della Zamboni Frank Zamboni, Paramount, California, 18 novembre 1985 (Bob Riha, Jr./Getty Images)
La Zamboni ci mise poco a diventare popolare e richiesta: nel 1954 i Boston Bruins, storica e titolata squadra di hockey della NHL (la lega professionistica di hockey su ghiaccio nordamericana), furono i primi ad acquistarne una. Negli anni successivi divenne sempre più popolare e ne vennero creati vari modelli, per effetto della diffusione delle piste da ghiaccio resa possibile dal miglioramento dei sistemi di refrigerazione.
Nel 1978 venne avviata la produzione della Zamboni elettrica, che ancora oggi è il modello più diffuso. Il macchinario di Frank Zamboni è diventato molto conosciuto anche grazie ai film e ai fumetti dei Peanuts nelle cui vignette ricorre spesso. Nel 2023 l’azienda ha consegnato la macchina numero 14mila.



