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  • Lunedì 19 gennaio 2026

È morto Valentino Garavani

Fondatore dell'omonima casa di moda, fu uno degli stilisti italiani più conosciuti al mondo, tra le altre cose per lo sfarzo e il rosso: aveva 93 anni

Valentino Garavani alla mostra "Valentino: Master of Couture "a Londra nel 2012 (Warrick Page/Redux/contrasto)
Valentino Garavani alla mostra "Valentino: Master of Couture "a Londra nel 2012 (Warrick Page/Redux/contrasto)

È morto a 93 anni lo stilista e imprenditore italiano Valentino Garavani, noto più semplicemente col nome della sua azienda di moda: Valentino. Dagli anni Sessanta era famoso in tutto il mondo per l’estrema eleganza e opulenza dei suoi abiti femminili da sera, e per la tonalità di rosso alla quale aveva dato il nome. Aveva lasciato il suo ruolo all’interno dell’azienda nel gennaio del 2008, a 75 anni, dopo 45 di carriera. Da diversi anni conduceva una vita riservata. La sua morte è stata annunciata dalla sua fondazione.

In uno dei più celebri documentari dedicati alla sua carriera, diretto da Matt Tyrnauer e uscito poco dopo il suo ritiro, fu definito “l’ultimo imperatore”, proprio perché era considerato uno degli ultimi stilisti che lavorano ancora come una volta: puntando molto sulle sfilate, sull’alta moda e sugli abiti fatti a mano. Insieme a Giorgio Armani, Krizia, Gianfranco Ferrè, Ottavio Missoni e Gianni Versace, faceva parte di una generazione di stilisti che contribuì a far conoscere e apprezzare la moda italiana in tutto il mondo.

Valentino Clemente Ludovico Garavani era nato a Voghera, in provincia di Pavia, l’11 maggio del 1932. Aveva vissuto per gran parte della sua vita a Roma, dove aveva sede l’azienda che aveva fondato assieme al socio Giancarlo Giammetti, e dove aveva lavorato come direttore creativo.

Valentino Garavani dopo una sfilata nel 1993 (Thierry Orban/Sygma via Getty Images)

– Leggi anche: Storia di Valentino

Garavani si interessò alla moda fin da piccolo: da adolescente seguì un corso da figurinista a Milano, imparò il francese, e a 17 anni si trasferì a Parigi per studiare all’École des Beaux-Arts e alla Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne. Anni dopo lui stesso raccontò che i «miei concorrenti erano due ragazzini sconosciuti come me: Yves Saint-Laurent e Karl Lagerfeld (storico direttore creativo di Chanel, ndr)», che una volta usciti dalla scuola vennero mandati a fare gli apprendisti da Dior e Balmain. Garavani invece finì nell’azienda di alta moda Jean Dessès, dove rimase per cinque anni; poi per altri due lavorò da Guy Laroche, l’atelier aperto da uno degli stilisti di Dessès. Alla fine degli anni Cinquanta tornò in Italia per aprire un’attività in proprio.

La sfilata di Alta sartoria del 1996 (Eric Robert/Sygma/Sygma via Getty Images)

Grazie all’aiuto finanziario del padre e di un amico di lui, aprì un atelier in via Condotti, a Roma, e realizzò la sua prima collezione. Erano però abiti molto costosi e difficili da vendere e l’azienda rischiò la bancarotta quando il socio del padre ritirò il suo appoggio. Quella fu la prima e ultima volta che l’azienda si trovò in difficoltà economiche. Parte del merito del successo che venne dopo va alla persona che da lì a poco sarebbe diventato il suo socio in affari e, per alcuni anni, il suo compagno: Giancarlo Giammetti.

Giammetti era romano, studiava architettura e aveva sei anni in meno di Garavani. Si incontrarono il 31 luglio del 1960 al Café de Paris in via Veneto, il centro della vita mondana romana: Garavani era lì con degli amici, Giammetti era a un tavolo da solo e, visto che il locale era affollato, gli chiesero di sedersi con lui. Pochi giorni dopo si incontrarono di nuovo a Capri e iniziarono a frequentarsi. Garavani e Giammetti fondarono la loro azienda, Maison Valentino, nel 1960: Garavani si occupava dell’aspetto creativo del marchio e del disegno degli abiti, mentre Giammetti seguiva gli affari, l’organizzazione delle sfilate e tutto quello che c’era dietro le quinte dei vari progetti.

Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti nel 1968 (Slim Aarons/Getty Images)

La prima sfilata di alta moda di Valentino in Italia fu a Firenze, a Palazzo Pitti, nel 1962, dove ottenne moltissime commissioni. Già nel 1961 però l’attrice Liz Taylor aveva comprato nel suo negozio di Roma un abito bianco – il più costoso di tutti, come raccontò Garavani – che indossò per la prima del film Spartacus. Le foto fecero il giro del mondo e il giovane stilista si fece conoscere anche dalle celebrità, molte delle quali, in quegli anni, erano di passaggio a Roma per girare film o perché attratti dal fascino della città. Nella sua carriera Valentino ha disegnato vestiti per Jaqueline Kennedy, Audrey Hepburn, Brooke Shields, Monica Vitti e, più di recente, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow, Anne Hathaway e Naomi Campbell, tra le altre.

Una delle cose per cui è più conosciuto al mondo è il suo uso del rosso, al punto che esiste anche una particolare sfumatura di questo colore – con una punta d’arancione – che è stata soprannominata “rosso Valentino”. Ogni collezione di Valentino contiene almeno un abito rosso, fin dagli inizi. Quello della sua prima sfilata si chiamava “Fiesta”: era in tulle rosso brillante, senza spalline e di media lunghezza, e molti anni dopo, nel 2004, venne indossato dall’attrice Jennifer Aniston alla prima del film …e alla fine arriva Polly.

L’abito Fiesta esposto alla mostra Orizzonti | Rosso (Elisabetta A. Villa/Getty Images)

Garavani raccontò più volte che la fascinazione per gli abiti rossi risaliva a quando, da ragazzo, andò una sera all’Opera a Barcellona e intravide tra gli spalti una donna dai capelli grigi che indossava un abito in velluto rosso: sembrava «unica, isolata nel suo splendore», disse a Vogue. E aggiunse, in un’altra intervista, che il rosso «è il mio portafortuna. Una donna vestita di rosso non sbaglia mai: è un colore che dona, sta bene a tutte. […] Penso che una donna vestita di rosso, soprattutto di sera, sia meravigliosa. È, tra la folla, la perfetta immagine dell’eroina».

Una delle più celebri sfilate realizzate da Garavani però fu quella del 1968, nella quale furono presentati solo abiti bianchi, beige e avorio, in controtendenza con le stampe psichedeliche e i colori accesi dell’epoca. Fu proprio uno di questi a essere scelto come abito da sposa da Jaqueline Kennedy per il suo secondo matrimonio con l’armatore greco Aristotele Onassis.

Jaqueline Kennedy Onassis e Valentino Garavani a Capri (Bettman/Getty Images)

Negli anni Settanta e Ottanta l’azienda divenne meno elitaria: nel 1970 uscì la prima linea prêt-à-porter (cioè i vestiti, confezionati, che si trovano nei negozi); nel 1978 il primo profumo, Valentino; nel 1979 la prima linea in denim chiamata Valentino Viva e poi Valentino Jeans; nel 1986 la linea giovanile Oliver by Valentino, che prendeva il nome dal cane carlino di Garavani. Nel 1971 un ritratto di Garavani realizzato dall’artista statunitense Andy Warhol lo fece diventare anche un’icona pop.

Garavani amava la bellezza, l’eleganza e l’opulenza e non si limitava a ricercarle nelle sue creazioni. Il suo stile di vita quando non lavorava – cosa che faceva per la stragrande maggioranza del tempo, esercitando un controllo maniacale su tutto – era sempre rivolto allo stile e al piacere. Organizzava spesso eventi con personaggi dello spettacolo nelle sue splendide case sparse per l’Italia e per il mondo: dalla villa romana sulla via Appia Antica, al castello di Wideville, vicino a Parigi, al suo chalet invernale a Gstaad, in Svizzera.

Valentino Garavani a St. Moritz, in Svizzera, nel 1984 (Slim Aarons/Hulton Archive/Getty Images)

Dal 2012 il marchio Valentino è controllato dal fondo sovrano del Qatar, Mayhoola, e in piccola parte dal gruppo Kering. Valentino era stata venduta per la prima volta nel 1998 all’azienda italiana Hdp, controllata in parte da Gianni Agnelli, per 540 miliardi di lire dell’epoca. Nel 2002 Valentino S.p.A., che aveva ricavi per 180 milioni di dollari l’anno, fu venduta al gruppo Marzotto Apparel per 210 milioni di dollari. Pare che Agnelli fosse scontento dello stile di vita a dir poco dispendioso di Garavani e Giammetti e che per questo decise di venderla. Nel documentario L’ultimo imperatore viene raccontato che per prendere un aereo si spostavano con tre auto: «una per Valentino, Giammetti e lo staff, una per le valigie e la terza per trasportare cinque dei sei carlini di Valentino: Milton, Maude, Monty, Margot e Molly».

– Leggi anche: Cosa sta succedendo a Valentino?

Nel 2006 il presidente francese Jacques Chirac consegnò a Garavani la Legion d’onore, il più alto riconoscimento in Francia, e a luglio di quell’anno furono festeggiati i 45 anni dell’azienda con una sfilata a Roma e l’inaugurazione di una mostra all’Ara Pacis, seguita da una cena al tempio di Venere. Quell’anno Garavani disse che a gennaio 2007 avrebbe lasciato la direzione creativa dell’azienda. L’ultima sfilata di Garavani si tenne nel gennaio del 2008 nel Museo Rodin di Parigi: presentava la collezione haute couture per la primavera/estate 2008 e tutte le modelle indossavano un abito rosso.

Fu sostituito da Alessandra Facchinetti, e dopo un anno il suo ruolo fu assegnato a Pierpaolo Piccioli e a Maria Grazia Chiuri, che fino a quel momento si erano occupati degli accessori. Chiuri lasciò Valentino nel 2016, quando fu assunta come direttrice creativa di Dior. Dal 2024 il nuovo direttore creativo è Alessandro Michele, che prima di entrare nell’azienda era stato direttore creativo di Gucci.