Il presidente della Bulgaria ha detto che si dimetterà, probabilmente per candidarsi alle elezioni parlamentari anticipate

Il presidente bulgaro Rumen Radev ha annunciato le sue dimissioni, che ora dovranno essere ratificate dalla Corte costituzionale. La mossa, secondo i media bulgari che se la aspettavano, è propedeutica a una candidatura alle elezioni parlamentari di quest’anno: probabilmente formando un nuovo partito, anche se in passato Radev era stato sostenuto dal Partito Socialista Bulgaro e non è escluso che possa allearcisi o collaborare. La data non è stata ancora fissata, ma il governo è caduto a dicembre dopo settimane di proteste, le più grandi degli ultimi anni.
Durante le proteste Radev aveva fatto pressioni sul governo affinché si dimettesse. Lunedì ha tenuto un discorso duro, dicendo di voler combattere «i corrotti e i loro complici». È probabilmente un tentativo di strumentalizzare le proteste, che erano iniziate contro la legge di bilancio ma si erano allargate a una serie di problemi sistemici in Bulgaria, come la corruzione e l’immobilismo della politica.
Radev è in carica dal 2017 e l’anno prossimo sarebbe scaduto il suo secondo e ultimo mandato quinquennale. Durante la protratta instabilità politica del paese – le prossime saranno le ottave elezioni in quattro anni – aveva accresciuto i suoi poteri, altrimenti soprattutto di rappresentanza. Per esempio, aveva sfruttato il vuoto istituzionale per nominare suoi alleati nelle aziende statali. È un ex generale dell’aeronautica e ha posizioni in politica estera considerate filorusse. Se la Corte confermerà le sue dimissioni, l’attuale vicepresidente Iliana Iotova prenderà il suo posto fino alle presidenziali di novembre.


