In Corea del Sud la procura ha chiesto di condannare a morte l’ex presidente Yoon Suk-yeol, che aveva tentato di imporre la legge marziale

Uno schermo mostra l'ex presidente Yoon Suk-yeol durante una fase del processo, il 26 dicembre 2025 (AP Photo/Lee Jin-man)
Uno schermo mostra l'ex presidente Yoon Suk-yeol durante una fase del processo, il 26 dicembre 2025 (AP Photo/Lee Jin-man)

In Corea del Sud la procura che sta conducendo l’accusa nel processo contro l’ex presidente Yoon Suk-yeol ha chiesto che sia condannato alla pena di morte per le accuse di insurrezione. Il processo è relativo al tentativo di Yoon di imporre la legge marziale nel paese, nel dicembre del 2024. La sentenza è attesa entro febbraio. È improbabile che la richiesta della procura venga accolta: in Corea del Sud non viene eseguita una condanna a morte dal 1997. Più realisticamente, Yoon rischia di ottenere l’ergastolo.

Yoon ha 65 anni, è un esponente del Partito del Potere Popolare, di orientamento conservatore, ed era in carica dal 2022. Il 3 dicembre 2024 aveva annunciato in modo inaspettato l’imposizione della legge marziale, una misura che assegna poteri straordinari all’esercito, proibisce qualsiasi attività politica, permette al governo di prendere il controllo della stampa e vieta qualsiasi forma di sciopero. L’emergenza però durò poco meno di sei ore perché tutte le forze politiche in parlamento (compreso il partito di Yoon) votarono per annullare la misura. Pochi giorni dopo Yoon venne sospeso dal ruolo di presidente, da cui fu definitivamente rimosso ad aprile.

Martedì Yoon ha ribadito la sua linea difensiva, sostenendo che la legge marziale fosse un tentativo di contrastare l’ostruzionismo dell’opposizione guidata dal partito Democratico.