Il rapper Drake è accusato di aver gonfiato i suoi ascolti su Spotify con bot finanziati attraverso un sito di gioco d’azzardo illegale

Due residenti dello stato americano della Virginia hanno presentato una class action (cioè una causa legale intentata da un gruppo di persone) contro il rapper canadese Drake, accusandolo di aver promosso il gioco d’azzardo illegale tramite il sito Stake.us, un casinò online, e di aver gonfiato artificialmente i suoi ascolti su Spotify e su altre piattaforme di streaming, finanziando in maniera occulta l’operazione attraverso una funzione del sito. Aumentare artificiosamente i propri ascolti non è illegale ma è vietato dai regolamenti di Spotify.
Secondo l’accusa Drake avrebbe utilizzato la funzione “tipping” del sito, che consente agli utenti di trasferire denaro direttamente tra account iscritti alla piattaforma, per nascondere le transazioni con cui pagava i servizi di bot listening, ossia sistemi automatizzati che simulano ascolti per far apparire le canzoni più popolari di quanto non siano realmente. In questo avrebbe collaborato con l’influencer statunitense Adin Ross e con un terzo complice, il cittadino australiano George Nguyen, accusati nella class action assieme a Drake, a Stake.us e a Sweepstakes Limited, la società che la controlla.
Drake, il cui vero nome è Aubrey Drake Graham, ha 39 anni ed è uno dei rapper più famosi al mondo. È legato a Stake.us anche da rapporti commerciali: nel 2022 ha firmato un accordo promozionale da 100 milioni di dollari l’anno con la piattaforma. Il sito è legale in 33 stati americani perché tramite un tecnicismo non è considerato un vero e proprio casinò online (cosa che invece lo renderebbe illegale in tutto il paese). Secondo la class action tale meccanismo dovrebbe essere considerato illecito, e quindi il sito andrebbe reso illegale.


