Negli Stati Uniti un giornalista britannico noto per le sue posizioni filopalestinesi è stato arrestato dall’agenzia per l’immigrazione

Dal profilo Instagram di Sami Hamdi
Dal profilo Instagram di Sami Hamdi

Il giornalista britannico Sami Hamdi è stato arrestato dall’ICE, l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione negli Stati Uniti, con l’accusa di essere nel paese illegalmente. Hamdi ha 35 anni, è musulmano, ed è noto per le sue posizioni filopalestinesi e critiche nei confronti del governo israeliano. In seguito al suo arresto, avvenuto domenica all’aeroporto di San Francisco, in California, una portavoce del dipartimento di Sicurezza ha scritto che il suo visto è stato revocato e che Hamdi verrà espulso, perché «coloro che appoggiano il terrorismo e mettono a rischio la sicurezza degli Stati Uniti non potranno visitare o lavorare in questo paese». Anche l’account X del dipartimento di Stato ha commentato la notizia dicendo che «gli Stati Uniti non hanno alcun obbligo di ospitare stranieri che appoggiano il terrorismo e mettono a rischio la sicurezza» del paese. Non è chiaro quali commenti o azioni vengano contestate al giornalista.

Hamdi è il direttore di un centro di ricerca geopolitico, International Interest, ed è stato ospite di vari programmi giornalistici come commentatore, per esempio su Sky News. Si trovava negli Stati Uniti per partecipare ad alcuni incontri, tra cui uno organizzato dal Consiglio per le relazioni islamico-statunitensi, che ha accusato l’amministrazione statunitense di aver arrestato Hamdi con motivazioni politiche. L’attivista di destra Laura Loomer ha scritto che l’arresto sarebbe un risultato diretto di sue pressioni sul dipartimento di Sicurezza: Loomer è molto vicina al presidente Donald Trump, ha posizioni islamofobe e cospirazioniste, e sebbene non abbia alcun incarico formale di recente ha rivendicato più volte che diverse decisioni dell’amministrazione Trump sono state prese su suo impulso.