Cos’è il faceboarding, per imbarcarsi su un aereo col riconoscimento facciale

È attivo da martedì a Milano Linate, primo aeroporto in Italia, ma sta diventando sempre più comune nei maggiori scali del mondo

Una persona utilizza il servizio di faceboarding a Linate (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
Una persona utilizza il servizio di faceboarding a Linate (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
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Da martedì all’aeroporto di Milano Linate è disponibile il servizio di faceboarding, che permette ai passeggeri di imbarcarsi su un aereo superando i controlli di sicurezza e quelli al gate senza mostrare documenti e carta d’imbarco, ma solo il proprio volto, a un sistema biometrico di riconoscimento facciale. Il servizio, che i passeggeri possono scegliere di utilizzare o meno, è disponibile per tutte le compagnie aeree che decideranno di aderirvi: al momento lo hanno fatto Ita Airways e la scandinava SAS (compagnia di bandiera di Danimarca, Svezia e Norvegia).

Linate è il primo aeroporto italiano a garantire questo servizio, che in Europa è utilizzato con un numero limitato di compagnie aeree negli scali di Parigi, Barcellona, Londra, Francoforte e Monaco di Baviera. Il riconoscimento facciale attraverso l’acquisizione di dati biometrici – le caratteristiche fisiche che consentono di identificare una faccia – si sta ampiamente diffondendo nei maggiori aeroporti del mondo, con l’obiettivo di ridurre i tempi e il potenziale stress per i passeggeri nelle fasi di imbarco.

A Linate il sistema è in funzione dopo la fine di una sperimentazione iniziata nel 2020 ma poi sospesa per la pandemia. Dopo aver effettuato il check-in per il proprio volo i passeggeri dovranno registrarsi presso i totem presenti nello scalo (dei chioschi multimediali): sarà necessario scannerizzare il proprio documento e la propria carta d’imbarco appoggiandoli sui lettori ottici e poi farsi “fotografare” da una fotocamera frontale. Una volta registrati questi dati, i documenti e le carte d’imbarco non saranno più necessarie e si potranno superare i controlli e accedere al volo usando varchi dedicati. La registrazione potrà durare solo per un volo o per un anno, da giugno sarà possibile effettuarla anche attraverso una app.

(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

La SEA, società che gestisce l’aeroporto, specifica che le immagini del volto non vengono conservate, ma sono utilizzate solo per creare il modello biometrico, mentre i dati relativi ai documenti vengono crittografati e salvati, per 24 ore o per un anno in caso di registrazione a lungo termine.

Servizi simili sono stati attivati (o sono in via di attivazione) negli aeroporti in Giappone, in India, negli Emirati Arabi Uniti, in Malesia e a Hong Kong. Negli Stati Uniti sono attivi sistemi di riconoscimento facciale in oltre 30 aeroporti (i primi furono quelli di Los Angeles, Washington Baltimore e Denver), ma è previsto che nei prossimi anni il faceboarding diventerà un’opzione in oltre 400 scali statunitensi.