Juan Jesus teme che l’assoluzione di Acerbi diventi un «grave precedente»

Il calciatore del Napoli ha parlato per la prima volta pubblicamente della sentenza sul presunto insulto razzista ricevuto, criticandola molto ed esprimendo una certa preoccupazione

(Jonathan Moscrop/CSM via ZUMA Press Wire)
(Jonathan Moscrop/CSM via ZUMA Press Wire)

Mercoledì sera il calciatore brasiliano del Napoli Juan Jesus ha commentato per la prima volta pubblicamente la decisione del tribunale sportivo di assolvere il giocatore dell’Inter Francesco Acerbi, accusato di avergli rivolto un insulto razzista nella partita Inter-Napoli del 17 marzo scorso. Il giudice ha ritenuto che non ci fossero sufficienti prove per condannare Acerbi e per avere la «ragionevole certezza» della veridicità della testimonianza di Juan Jesus, secondo cui Acerbi gli aveva detto «vai via nero, sei solo un negro». Juan Jesus ha detto di essere molto rammaricato per la decisione, di capirla poco e di non sentirsi «in alcun modo tutelato». Ha anche espresso la preoccupazione che la sentenza possa diventare un «grave precedente» per «giustificare a posteriori» comportamenti razzisti nel calcio.

Durante la partita il gioco si era interrotto per più di un minuto perché Juan Jesus era andato a lamentarsi con l’arbitro di aver ricevuto un insulto razzista. Acerbi si era avvicinato e scusato platealmente, Juan Jesus aveva accettato le scuse e dopo la partita, rispondendo a una domanda su quello che era successo, si era limitato a dire che Acerbi era «andato un po’ oltre con le parole», ma che per lui la questione si era conclusa con le scuse. Dopo la partita però Acerbi aveva negato di aver rivolto un insulto razzista a Juan Jesus, che a quel punto aveva riferito pubblicamente l’insulto ricevuto. La procura sportiva aveva poi aperto l’indagine che si è conclusa con l’assoluzione di Acerbi.

Juan Jesus ha sottolineato di aver evitato di interrompere la partita per evitare «i disagi che avrebbe comportato agli spettatori che stavano assistendo al match». Dopo le scuse di Acerbi, Juan Jesus si era immediatamente tranquillizzato e il gioco era ripreso normalmente. Dopo la sentenza Juan Jesus ha commentato così quanto accaduto, e i rischi che ci potrebbero essere in futuro in casi simili:

«Probabilmente, dopo questa decisione, chi si troverà nella mia situazione agirà in modo ben diverso per tutelarsi e cercare di porre un freno alla vergogna del razzismo che, purtroppo, fatica a scomparire».

Poi ha commentato il contenuto della sentenza:

Non mi sento in alcun modo tutelato da questa decisione che si affanna tra il dover ammettere che “è stata raggiunta sicuramente la prova dell’offesa” ed il sostenere che non vi sarebbe la certezza del suo carattere discriminatorio che, sempre secondo la decisione, solo io e “in buona fede” avrei percepito.

Il giudice aveva infatti detto che il contenuto discriminatorio era «confinato alle parole del soggetto offeso», cioè si poteva ricavare dalla sola testimonianza di Juan Jesus. Gli altri elementi che aveva a disposizione erano per esempio testimonianze esterne (dell’arbitro, di altri calciatori) e le riprese della partita, da cui il giudice dice di non aver potuto confermare quella versione. Secondo indiscrezioni giornalistiche, davanti alla procura Acerbi avrebbe invece sostenuto di aver detto a Juan Jesus «ti faccio nero». Nella sentenza il giudice dice di aver ricostruito che ci sia stata certamente un’offesa, ammessa anche dallo stesso Acerbi, ma che questa non avrebbe avuto carattere discriminatorio, cioè razzista: in sostanza dice di credere alla versione di Acerbi, ma anche di non voler mettere in discussione la buona fede di Juan Jesus.

A questo proposito Juan Jesus ha detto di non capire «in che modo la frase “vai via nero, sei solo un negro…” possa essere certamente offensiva, ma non discriminatoria». Poi ha concluso:

Non riesco a spiegarmi perché mai, solo il giorno dopo e in ritiro con la Nazionale, Acerbi abbia iniziato una inversione di rotta sulla versione dei fatti e non abbia, invece, subito negato, appena finita la partita, quanto era in realtà avvenuto. Non mi aspettavo un finale di questo genere che temo – ma spero di sbagliarmi – potrebbe costituire un grave precedente per giustificare a posteriori certi comportamenti.