Il capo della NRA, la potente lobby delle armi statunitense, ha annunciato le proprie dimissioni

Wayne LaPierre nel 2023
Wayne LaPierre, il 14 aprile 2023 (AP Photo/Darron Cummings)

Venerdì Wayne LaPierre, il capo della National Rifle Association (NRA), la potente lobby delle armi statunitense, ha annunciato le dimissioni dal suo incarico, che ricopriva dal 1991. La prossima settimana comincerà un processo civile in cui lui e altri tre attuali ed ex dirigenti della NRA sono accusati di aver violato le leggi dello stato di New York sulle organizzazioni non profit, come è formalmente la NRA, e di aver usato illecitamente per spese personali dei fondi dell’organizzazione. Il processo è la conclusione di un’indagine iniziata nel 2020 dalla procuratrice generale dello stato Letitia James, che tra le altre cose aveva chiesto come sanzione per LaPierre la sua destituzione da amministratore delegato della NRA.

Le sue dimissioni non fanno parte di un accordo con la procura. La NRA ha detto che LaPierre, che ha 74 anni, ha deciso di dimettersi per questioni di salute. Le dimissioni saranno effettive dal 31 gennaio. LaPierre sarà sostituito da Andrew Arulanandam, da tempo suo portavoce, come amministratore delegato ad interim della NRA.

«La fine dell’era di Wayne LaPierre alla NRA è una vittoria importante nel nostro caso», ha scritto James su X, «le sue dimissioni confermano le nostre accuse, ma non lo metteranno al riparo dalle proprie responsabilità».

La NRA esiste dal 1871, con l’obiettivo di difendere il diritto garantito dal Secondo emendamento della Costituzione statunitense, quello sul possesso di armi. Nel Novecento era diventata sempre più potente e influente, sulla politica americana e in particolare sul Partito Repubblicano, favorendo o bloccando le leggi gradite o sgradite sul controllo delle armi da fuoco. Tale influenza era resa possibile dalla sua capacità di sostenere finanziariamente le costose campagne elettorali dei politici. Da un po’ di tempo però se la passa male, per via di una dirigenza sempre più sgradita anche tra i sostenitori della lobby (che sono tra i suoi finanziatori), e per vari problemi economici. Tra il 2016 e il 2020 aveva perso il 23 per cento dei suoi iscritti.