La triste storia di “Grizzly Man”

Vent’anni fa moriva il protagonista del documentario di Werner Herzog Timothy Treadwell, sbranato da uno degli orsi che lui filmava abitualmente da vicino

di Antonio Russo

grizzly man
Una scena del film del 2005 “Grizzly Man”, di Werner Herzog

In un pomeriggio piovoso di vent’anni fa, il 5 ottobre 2003, Timothy Treadwell e la sua fidanzata Amie Huguenard furono attaccati, uccisi e sbranati da un orso mentre si trovavano accampati vicino a un lago nei pressi del parco nazionale di Katmai, nel sud dell’Alaska. Lui, originario di New York, aveva 46 anni ed era un ambientalista, appassionato di orsi e documentarista. Si era fatto una certa fama di spericolato per aver trascorso in quel parco ogni estate degli ultimi tredici anni della sua vita, perlopiù da solo, per seguire da vicino una popolazione di orsi grizzly che vive in quella regione.

Attrezzato con una camera a mano, Treadwell filmò per anni i suoi incontri con gli animali del parco e in particolare con i grizzly, che lui avvicinava abitualmente per studiarli e cercare di stabilire con loro un qualche tipo di relazione. Huguenard, che aveva 37 anni, lo aveva accompagnato durante le ultime tre estati in Alaska. L’attacco dell’orso, un maschio adulto nel cui stomaco furono poi ritrovati resti umani e brandelli di abiti, fu ulteriormente confermato dall’audio di una videoregistrazione avviata forse da Huguenard, pochi istanti prima di uscire dalla tenda per provare a soccorrere Treadwell.

La storia di Treadwell – della sua passione per gli orsi, del suo rapporto con gli animali selvatici e della sua tragica fine – fu raccontata in uno dei più famosi documentari del regista tedesco Werner Herzog: Grizzly Man, uscito nel 2005.

Oltre che per gli animali, da ragazzo Treadwell aveva la passione per il nuoto e le immersioni. Ma durante il college ebbe problemi di abuso di sostanze, come da lui raccontato anni dopo nel libro del 1997 Among Grizzlies, in cui attribuì la responsabilità della guarigione dalle sue dipendenze allo studio e all’osservazione degli orsi grizzly in Alaska, a cui cominciò a dedicarsi dall’estate del 1990 e per il resto della sua vita.

Ogni estate Treadwell era solito accamparsi ai confini del parco nazionale di Katmai, lungo le coste della baia di Hallo, nella parte sudoccidentale dell’Alaska. Tutta l’area del parco, che si estende per circa 16.500 chilometri quadrati, ospita diverse specie selvatiche tra cui circa 2mila individui di grizzly peninsulare (Ursus arctos gyas). È una sottospecie di orso bruno diffusa nelle regioni costiere dell’Alaska meridionale, dal peso compreso tra 360 a 540 chilogrammi (ma la distinzione tassonomica dalle altre due sottospecie nordamericane è discussa). Treadwell, che chiamava quell’area «il santuario dei grizzly», seguiva gli spostamenti stagionali degli orsi alla ricerca di cibo e di partner per l’accoppiamento.

Come visibile nei filmati da lui girati in Alaska, utilizzati poi da Herzog in Grizzly Man, gli incontri tra Treadwell e gli orsi erano molto ravvicinati: abbastanza da permettergli in alcuni casi di accarezzarli, sia i cuccioli che gli adulti. Aveva dato un nome a ciascuno degli orsi incontrati e poi ritrovati nel parco ogni estate, anno dopo anno. E sia nei filmati che nel suo libro affermava di avere sviluppato un senso di fiducia e rispetto reciproci con gli orsi e gli altri animali, incluso un gruppo di volpi che gli giravano spesso intorno.

Insieme a Jewel Palovak, una sua amica di lunga data, Treadwell fondò anche Grizzly People, un’organizzazione impegnata nella sensibilizzazione contro la caccia agli orsi e nell’educazione alla conservazione del loro ambiente naturale. L’organizzazione, si legge sul sito, è «impegnata a preservare l’eredità di un uomo che immaginava un mondo in cui gli esseri umani e tutta la fauna selvatica potessero coesistere pacificamente».

Le riserve nazionali dell’Alaska sono da decenni un noto territorio di caccia della fauna selvatica: in poco più di trent’anni il numero di orsi bruni uccisi ogni anno è raddoppiato, passando da 850 nel 1980 a 1.700 nel 2013. La caccia è limitata da una serie di regole stabilite dal National Park Service (NPS), l’agenzia del governo statunitense responsabile della gestione di tutti i parchi nazionali. Il regolamento in Alaska limita il numero di orsi che è possibile cacciare ogni anno, per esempio, e il tipo di armi che è possibile utilizzare.

La recente introduzione di regole più permissive, tra cui la riduzione del costo delle licenze e l’autorizzazione all’utilizzo di esche, ha tuttavia alimentato un esteso dibattito. Da un lato la caccia degli orsi è favorita dalla volontà di limitare il numero di predatori naturali di alci, caribù, cervi e altre specie, che rappresentano un’importante fonte di sussistenza per le economie e le culture di molte famiglie e comunità dell’Alaska. Dall’altro il tipo di caccia autorizzata dai regolamenti più recenti è considerata da molti naturalisti e ambientalisti sleale e incompatibile con gli obiettivi del National Park Service relativi alla conservazione delle risorse naturali.

Per tutto il tempo trascorso nel parco nazionale di Katmai, Treadwell seguì perlopiù un suo codice personale di comportamento, spesso in violazione delle regole del National Park Service, da lui accusato di proteggere più gli interessi di cacciatori e turisti che quelli degli animali. Per non attirare gli orsi cucinava poco e mangiava principalmente cibi in scatola, che riceveva insieme ad altri rifornimenti due o tre volte al mese. Un ricercatore dell’Alaska Science Center che visitò Katmai durante uno dei soggiorni di Treadwell disse che Treadwell «stava infrangendo ogni regola del parco esistente, in termini di distanza dagli orsi, disturbo della fauna selvatica e interferenza con i processi naturali».

All’inizio degli anni Duemila la spericolatezza delle spedizioni di Treadwell, in parte sostenute attraverso donazioni private e compensi per le sue conferenze, lo rese abbastanza famoso tra attivisti e ambientalisti da attirare l’attenzione dei media. Partecipò ad alcuni progetti educativi nelle scuole e programmi televisivi per Discovery Channel e NBC. Fu anche ospite in una puntata del Late Show di David Letterman, che a un certo punto per fare una battuta gli chiese: «Finirà che un giorno leggeremo un articolo su di te mangiato da uno di questi orsi?».

Huguenard, la fidanzata di Treadwell, era originaria di Buffalo, nello stato di New York, aveva studiato medicina ed era appassionata di escursioni e arrampicata. Conobbe Treadwell nel 1997 a Boulder, in Colorado, a un incontro pubblico in cui lui presentò il suo libro Among Grizzlies raccontando le sue spedizioni. Lei decise di seguirlo e si trasferì in California, dove in seguito trovò anche lavoro, all’ospedale Cedars-Sinai Medical Center. Partecipò ad alcuni degli ultimi viaggi di Treadwell in Alaska, aiutandolo ogni volta per un paio di settimane nelle riprese e nelle altre attività.

Durante la parte conclusiva delle sue spedizioni estive, a settembre inoltrato, Treadwell si spostava di solito più a sud, dalle parti della baia di Kaflia, un’area in cui aveva maggiori probabilità di incontrare gli orsi in quel periodo dell’anno. Verso la fine di settembre del 2003, secondo il biologo Matthias Breiter, che si trovava nel parco di Katmai con un gruppo di fotografi, il livello di aggressività tra gli orsi era maggiore del solito. In circostanze normali, in 800 metri di torrente c’era di solito una quindicina di orsi in competizione per i pesci: quell’anno ce n’erano più di 60, disse Breiter.

Le condizioni meteorologiche sfavorevoli lungo le coste di Katmai avevano ridotto la disponibilità di bacche e frutti di bosco, parte dell’alimentazione da cui gli orsi dipendono in estate e autunno per accumulare le calorie necessarie prima del letargo. La quantità di salmoni nei torrenti era invece nella media o poco al di sopra, condizione che aveva attirato molti orsi nei punti migliori per pescare. Alcuni di quelli, anche orsi provenienti da aree più distanti, si trovavano a circa 300 metri dall’accampamento di Treadwell, vicino al lago di Kaflia.

Treadwell e Huguenard avrebbero dovuto lasciare il parco alla fine di settembre, come al solito, ma si erano trattenuti una settimana in più dopo aver avuto un contrattempo in aeroporto sull’isola di Kodiak, da cui avevano il volo per tornare in California. Quando il 6 ottobre 2003 il pilota dell’idrovolante con cui avevano appuntamento alle 14, Willy Furton, raggiunse l’area del campeggio per tornare a prenderli e portarli di nuovo sull’isola di Kodiak non trovò l’attrezzatura pronta sulla riva del lago. E non riuscì nemmeno a contattare Treadwell tramite la radio. Vide un orso, che si diresse verso di lui per attaccarlo, e contattò le guardie del parco.

I corpi dilaniati e mutilati di Treadwell e Huguenard furono scoperti in breve tempo e raccolti a poca distanza dall’accampamento, dove le tende erano a terra smontate e strappate, in mezzo a un cumulo di fango. Durante la ricerca le guardie spararono a due orsi che cercarono di attaccarle: un individuo giovane e un maschio adulto, etichettato “orso 141” e appartenente a un gruppo diverso da quello seguito abitualmente da Treadwell. Dalla necroscopia effettuata sull’orso adulto emersero parti di corpi umani mangiate da poco tempo. In 85 anni di storia del parco nazionale di Katmai fu il primo caso noto di persone uccise da un orso.

Nel luogo dell’accampamento fu recuperata la videocamera di Treadwell, che era in funzione al momento dell’attacco. Come detto dalla polizia, nella registrazione – durata sei minuti, prima che il nastro finisse – non si vedeva niente: si sentivano soltanto le urla di Treadwell, che chiedeva aiuto a Huguenard, e poi anche quelle di lei.

Una delle ipotesi è che la videocamera fosse accesa, ma sia rimasta chiusa in un borsone. Secondo Herzog fu accesa per preparare un’altra ripresa ma non ci fu il tempo di togliere il copriobiettivo. La registrazione non fu resa pubblica: il documentario Grizzly Man contiene una scena in cui Herzog l’ascolta davanti a Palovak, cofondatrice di Grizzly People e amica di Treadwell. «Accettai di farla ascoltare a Werner perché sentivo che era importante per la sua percezione, come regista. Una volta ascoltata, seppe che non apparteneva al film», raccontò in seguito Palovak.

Treadwell era consapevole dei rischi della convivenza con i grizzly e li accettava, ma dopo tredici estati di pacifica integrazione forse diminuì le cautele più del dovuto, disse Palovak. E del resto, aggiunse, fu ucciso non durante uno dei suoi incontri ravvicinati con gli orsi, ma colto di sorpresa fuori dalla sua tenda sotto la pioggia, senza scarpe e senza occhiali. «Ha sempre saputo che sarebbe potuto morire lassù, ma nonostante ne parlasse di continuo non avrebbe mai pensato che sarebbe stato sbranato da un orso, e nemmeno io».

In uno dei passaggi più citati di Grizzly Man Herzog dice: «Ciò che mi turba è che in tutte le espressioni degli orsi filmate da Treadwell non ho mai visto alcuna affinità, comprensione o pietà. Vedo solo la travolgente indifferenza della natura». Come scritto dallo stesso Herzog nel recente libro Ognuno per sé e Dio contro tutti Treadwell girò filmati di qualità e bellezza straordinarie, ma «nella sua visione disneyana della natura selvaggia, aveva oltrepassato il limite: si avvicinava agli orsi a meno di un metro, gli accarezzava il muso, gli diceva quanto li amava, cantava delle canzoni».

Il naturalista canadese ed esperto di grizzly Charlie Russell, che per dieci anni studiò da vicino gli orsi in Kamchatka, in Russia, conosceva Treadwell per averci lavorato insieme per un certo periodo. Nel 2006, dopo l’uscita di Grizzly Man, scrisse che Treadwell sbagliava a non prendere alcune misure di sicurezza di base note tra i naturalisti che si occupano di orsi, tra cui avere con sé uno spray al peperoncino – come peraltro richiesto dal National Park Service – e utilizzare recinzioni elettrificate intorno all’accampamento.

Russell elogiò tuttavia Treadwell per la sua sincera passione e devozione per gli orsi, e per le abilità che aveva mostrato nel sopravvivere così a lungo con loro. Criticò invece il documentario, sostenendo che invitava le persone a vedere Treadwell «solo nel modo in cui Herzog abilmente voleva che il suo pubblico lo vedesse: un idiota che continuamente “oltrepassava il limite della natura”, qualunque cosa significhi». E ribadendo il senso del lavoro di Treadwell in difesa degli orsi in Alaska aggiunse che, paradossalmente, «se Treadwell avesse trascorso quei 13 anni uccidendo orsi e guidando le altre persone a fare lo stesso, finendo per essere ucciso da uno degli orsi, sarebbe stato ricordato in Alaska con grande ammirazione».