L’Antitrust ha fatto delle ispezioni nelle sedi italiane di alcune società petrolifere per via di presunte irregolarità sui prezzi nei distributori

(ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)
(ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

Lunedì mattina l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, più nota come Antitrust, ha fatto delle ispezioni nelle sedi italiane di alcune società petrolifere nell’ambito di un’istruttoria, cioè la fase avanzata di un’inchiesta interna, per presunte irregolarità sulla comunicazione dei prezzi nei distributori compiute negli scorsi mesi. Le aziende coinvolte sono Eni Spa, Esso Italiana Srl, Italiana Petroli Spa, Kuwait Petroleum Italia Spa e Tamoil Italia Spa, fra le più importanti del settore.

L’Antitrust sospetta irregolarità in oltre mille benzinai complessivamente legati a queste società e distribuiti su tutto il territorio nazionale. «In numerosi casi è risultata difformità tra il prezzo pubblicizzato e quello più alto in realtà applicato; in altri è stata riscontrata l’omessa esposizione del prezzo praticato, ovvero l’omessa comunicazione al portale “Osservaprezzi Carburanti”», ossia la pagina sul sito del ministero delle Imprese e del Made in Italy che esiste da anni per monitorare i prezzi praticati al dettaglio e che si può consultare per trovare il distributore con i prezzi più convenienti.

Inoltre, le società coinvolte «non avrebbero adottato misure o iniziative idonee a prevenire e a contrastare queste condotte illecite a danno dei consumatori» nella rete dei loro distributori.

Le presunte irregolarità sono state rilevate dalla Guardia di Finanza negli scorsi mesi, quindi non hanno niente a che vedere con le regole in vigore solo da domenica sugli obblighi di trasparenza dei benzinai, introdotti con il discusso decreto carburanti. Il decreto ha come obiettivo quello di contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti, che molti membri del governo di Giorgia Meloni hanno attribuito genericamente a fenomeni di speculazione, di fatto inesistenti.

Nella sua versione definitiva il decreto prevede che i distributori debbano esporre accanto al proprio prezzo di vendita del carburante quello della media regionale, che sarà pubblicato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. Le contravvenzioni per chi non espone i prezzi medi potranno andare dai 500 ai 6.000 euro. Sono stati rafforzati inoltre i poteri del Garante per la sorveglianza dei prezzi, che verrà affiancato da una commissione apposita per tenere sotto controllo gli aumenti anomali del prezzo dei carburanti.