Piazza del Duomo, a Milano, nel 1970 (AP Photo, La Presse)
  • Cultura
  • martedì 14 Dicembre 2021

La gente di Milano la si riconosce dall’alto

La riconosceva perlomeno W. G. Sebald, grande scrittore tedesco morto vent'anni fa

Piazza del Duomo, a Milano, nel 1970 (AP Photo, La Presse)

Quel 4 agosto 1987 percorsi dunque via Moscova, passai davanti a Sant’Angelo, camminai per i Giardini Pubblici, superai via Palestro e giunsi in via Marina; di qui, attraversate via Senato e via della Spiga, seguii via Gesù, percorsi un pezzo di via Montenapoleone e per via Alessandro Manzoni arrivai finalmente in piazza della Scala, da dove mi diressi verso piazza del Duomo. Entrato in chiesa, mi sedetti un attimo per slacciarmi le stringhe delle scarpe e all’improvviso, come ricordo ancora con immutata chiarezza, non seppi più dove fossi. Nonostante il faticosissimo tentativo di ricostruire lo svolgimento delle ultime giornate – quelle che mi avevano condotto lì – non avrei nemmeno saputo dire se mi trovavo ancora nel mondo dei vivi o in un Altrove, ormai. Questa paralisi delle facoltà mnemoniche non conobbe alcuna variazione neppure quando salii alla galleria superiore del Duomo e di lassù, in preda a ricorrenti attacchi di vertigine, osservai il panorama offuscato dall’afa di quella città che mi era divenuta completamente estranea. Là dove sarebbe dovuta affiorare la parola «Milano», altro non si manifestava se non un doloroso riflesso di impotenza. Simbolo minaccioso della tenebra che andava impadronendosi di me, si scorgeva a occidente un’immensa muraglia di nuvole che occupava già metà del cielo e allargava la sua ombra su un mare di case in apparenza sterminato. Si levò un forte vento, e io dovetti tenermi per poter guardare giù sulla piazza, dove i passanti si muovevano stranamente reclinati, come se ciascuno corresse incontro alla propria fine. «Veloci, scavalcate il vento» dissi tra me, e al tempo stesso giunse soccorrevole un’illuminazione: tutte quelle figure frettolose, sul selciato dabbasso, altro non potevano essere se non gente di Milano.

W.G. Sebald, Vertigini

Il 14 dicembre del 2001, vent’anni fa, morì in un incidente stradale lo scrittore tedesco W. G. Sebald – le iniziali stanno per “Winfried Georg”, ma lui preferiva essere chiamato “Max” – considerato al tempo tra i migliori scrittori contemporanei e tra i possibili vincitori del premio Nobel per la Letteratura. Aveva 57 anni e con i suoi libri aveva contribuito a definire un genere che oggi occupa una parte importante della narrativa contemporanea, quello a metà tra il romanzo e il saggio, incentrato sulla rielaborazione delle memorie personali. Sebald era nato in Baviera il 18 maggio del 1944 e si era trasferito nel Regno Unito nel 1970, lavorando alla University of East Anglia. Austerlitz è il suo libro più conosciuto. In Vertigini, Sebald raccontò i suoi viaggi e spostamenti tra la Mitteleuropa e il Nord Italia, compresa Milano.