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La Women’s Tennis Association ha sospeso tutti i tornei in Cina per i dubbi sulle condizioni della tennista Peng Shuai

La Women’s Tennis Association (WTA), l’organizzazione mondiale del tennis femminile, ha annunciato la «sospensione immediata di tutti i tornei in Cina», per «i seri dubbi» sulle condizioni della tennista cinese Peng Shuai. L’ex campionessa mondiale nel doppio non si è più vista in pubblico da quando il 2 novembre aveva raccontato di aver subito violenze sessuali dall’ex vicepremier cinese Zhang Gaoli.

«Da allora, il messaggio di Peng è stato rimosso da Internet e la discussione su questo importante problema è stata censurata», si dice nella nota della WTA. «Ai funzionari cinesi è stata offerta l’opportunità di dimostrare in modo verificabile che Peng fosse libera e in grado di parlare senza interferenze o intimidazioni» e di «indagare sull’accusa di violenza sessuale in modo approfondito, equo e trasparente». La questione non è stata però affrontata in modo «serio e credibile» e ci sono «seri dubbi» che Peng Shuai «sia libera, al sicuro e non soggetta a censura, coercizione e intimidazione».

– Leggi anche: Continua a non essere chiaro come stia Peng Shuai

Il 14 novembre Steve Simon, capo della WTA, aveva chiesto direttamente alla federazione cinese di tennis rassicurazioni sulle condizioni di Peng e l’apertura di un’inchiesta da parte del governo cinese sulle dichiarazioni dell’atleta. Ora, Simon ha fatto sapere che la WTA non aveva altra scelta: «A meno che la Cina non adotti le misure richieste, non possiamo mettere a rischio le nostre giocatrici e il nostro staff organizzando degli eventi in Cina».

Simon ha aggiunto che, «in coscienza», non può chiedere alle atlete «di gareggiare lì»: «Se i potenti possono permettersi di mettere a tacere le voci delle donne e di nascondere sotto a un tappeto le accuse di aggressione sessuale, allora le basi su cui è stata fondata la WTA, l’uguaglianza per le donne, subirebbe un’immensa battuta d’arresto».

Peng Shuai agli Australian Open, Melbourne, 21 gennaio 2020 (Mark Kolbe/Getty Images)