(Marvel)
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  • martedì 21 Settembre 2021

Cosa ci dice il successo di “Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli”

Per la Marvel è un segnale che non servono per forza protagonisti famosi, e che un film sulla Cina può farcela anche senza la Cina

(Marvel)

Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, il venticinquesimo film dell’Universo Cinematografico Marvel, è da inizio settembre nei cinema italiani e di buona parte del mondo. Ed è uno dei film che sono andati meglio da quando c’è la pandemia, con incassi complessivi che già hanno superato i 300 milioni di dollari. Non molto meno rispetto a quanto incassato da Black Widow, il primo film Marvel dall’inizio della pandemia.

Il fatto, però, è che mentre Black Widow era un film parecchio atteso, con una protagonista nota interpretata da un’attrice famosissima, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli è un film sui cui risultati cui c’erano molti più dubbi: perché è molto asiatico nella storia e nei protagonisti, perché è uscito solo nei cinema (e non in streaming) e perché, prima che uscisse, perfino lo stesso Bob Chapek, amministratore delegato di Disney (e quindi responsabile anche dei film Marvel), ne aveva parlato come di un «esperimento».

Shang-Chi (il personaggio al centro del film) fu creato dalla Marvel negli anni Settanta e fu protagonista di alcune storie a fumetti che non ebbero particolare successo, piene di stereotipi sui loro personaggi asiatici. I quali, come ha ricordato di recente il New York Times, si distinguevano perché, tra le altre cose, «si esprimevano in un inglese innaturale, spesso con frasi da biscotto della fortuna».

Per chi non è uno dei quasi 500mila spettatori che già lo hanno visto in un cinema italiano, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli racconta la storia di come il supereroe si trovi a dover fare i conti con i potentissimi “Dieci Anelli” e, tra le altre cose, con l’organizzazione terroristica che ci è legata. All’inizio Shang-Chi lavora come parcheggiatore a San Francisco, ma si capisce piuttosto presto che da lui dipendono questioni molto importanti, con radici legate alla millenaria storia cinese.

Oltre che per la sua trama, per il suo protagonista pressoché sconosciuto ai più e per il suo essere un film generalmente ben recensito, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli si è però fatto notare perché è il primo film Marvel con un cast prevalentemente asiatico di cui fanno parte, tra gli altri, il protagonista Simu Liu (canadese di origini cinesi), la cantante e attrice Awkwafina e Tony Leung, celebre attore di Hong Kong.

Questi aspetti, uniti all’uscita solo cinematografica durante una pandemia, avevano fatto ipotizzare a qualcuno che il film sarebbe potuto diventare il primo vero flop cinematografico della Marvel.

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Si è invece dimostrato, come ha scritto l’Atlantic, «il primo progetto della Fase 4 dell’Universo Cinematografico Marvel [quella che fa da seguito agli eventi di Avengers: Infinity War] a sembrare davvero qualcosa di nuovo e originale». E anche un film che, a suo modo, sembra essere riuscito a fare per il pubblico asiatico qualcosa di simile a quanto Black Panther fece per gli spettatori afroamericani: cioè suscitare entusiasmo, senso di orgoglio e appartenenza. Come dimostrano i dati degli incassi Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, che contiene una considerevole parte di dialoghi in mandarino, è però stato capace anche di piacere al pubblico non asiatico.

Sempre secondo l’Atlantic, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli può quindi anche essere visto come un’anticipazione della strada che sarà percorsa nei prossimi anni, nonostante nel cinema contemporaneo americano ci sia spesso una certa paura nel puntare con decisione su storie nuove, con protagonisti poco noti interpretati da attori sconosciuti ai più. Allo stesso modo, il film è visto da alcuni analisti come l’ennesima prova del fatto che, nonostante la pandemia, possa ancora avere senso far uscire certi film prima nei cinema e solo dopo in streaming.

C’è poi un’ulteriore questione che riguarda Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli. Nonostante la sua evidente enfasi sull’Asia in generale e sulla Cina in particolare, il film non è ancora uscito (e difficilmente uscirà) in Cina, il cui mercato cinematografico interno sta diventando sempre più importante con il passare degli anni. È successo perché la Cina, che ogni anno accetta nei suoi cinema solo un limitato numero di film stranieri, per il momento ha preferito starne alla larga. Probabilmente in conseguenza di alcune critiche che negli anni Liu ha rivolto al paese, da cui i suoi genitori emigrarono verso il Canada.

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