Il ministro degli Interni austriaco Karl Nehammer (AP Photo/Markus Schreiber, Pool)

Il ministro dell’Interno austriaco ha detto agli afghani in fuga di restare dove sono

È una posizione condivisa da diversi suoi colleghi e anche dalla Commissione Europea, come si è capito da una riunione dei ministri europei dell'Interno tenuta martedì

Il ministro degli Interni austriaco Karl Nehammer (AP Photo/Markus Schreiber, Pool)

Martedì 31 agosto i ministri dell’Interno europei si sono incontrati, in una riunione durata cinque ore, per discutere il potenziale flusso migratorio in uscita dall’Afghanistan dopo la conquista del paese da parte dei talebani. Tra le altre cose, hanno proposto di dare ai paesi confinanti con l’Afghanistan una quantità non specificata di soldi – una fonte di Politico ha parlato di un miliardo di euro – per gestire i rifugiati afghani in fuga dal paese dopo l’arrivo dei talebani. I ministri si sono mostrati infatti generalmente riluttanti all’idea di elaborare una politica comune di accoglienza dei rifugiati afghani in Europa.

L’incontro è stato preceduto da una serie di dichiarazioni da parte dei partecipanti. Il ministro dell’Interno austriaco Karl Nehammer, che si è fatto portavoce dei paesi con la linea più ostile all’accoglienza, ha chiesto di fatto agli afghani di non provare a fuggire in Europa: «La cosa più importante adesso è mandare il giusto messaggio alla regione: “State lì, e noi daremo alla regione i mezzi per aiutare le persone sul luogo”»

A Nehammer si è unita anche la commissaria degli Affari interni della Commissione Europea, la socialdemocratica svedese Ylva Johansson, che ha detto che è importantissimo che l’Unione Europea aiuti gli afghani a casa loro «per evitare una crisi umanitaria».

Allo stesso modo, il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, di centrodestra, ha criticato Jean Asselborn, ministro degli Esteri del Lussemburgo, per aver detto che l’Unione Europea dovrebbe accogliere più rifugiati afghani: «Asselborn dovrebbe pensare di più ai problemi dei paesi europei», ha detto, «migliaia di queste persone sono già in Germania, e dobbiamo accertarci del fatto che non rappresentino un rischio per la nostra sicurezza».

Anche il ministro dell’Interno danese Mattias Tesfaye e quello sloveno Ales Hojs hanno espresso posizioni simili: «I segnali politici sono molto importanti. Le persone non devono venire in Europa, ma devono stare nel loro paese», ha detto Tesfaye, mentre Hojs ha aggiunto di aver paura che «questa situazione porti nuovi attacchi terroristici nell’Unione Europea», senza fornire prove per la sua affermazione.

Il documento finale relativo alla riunione dei ministri europei contiene diversi riferimenti all’«immigrazione illegale» ed enfatizza in più occasioni la paura che la crisi in Afghanistan si trasformi in un rischio per la sostenibilità di confini europei: rischio che secondo gli esperti è piuttosto basso, dato che già in passato la maggior parte dei migranti afghani ha scelto di rimanere nei paesi limitrofi, senza spingersi fino in Europa.

L’incontro di ieri ha creato le premesse perché l’Unione Europea affronti il potenziale flusso di profughi afghani allo stesso modo in cui ha gestito quello dei profughi siriani: in quell’occasione, dopo l’ingente flusso migratorio del 2015 l’Unione Europea aveva finanziato la Turchia governata da Recep Tayyip Erdogan con svariati miliardi di euro affinché bloccasse i richiedenti in fuga dalla Siria.