Emmanuel Macron a Tahiti, 27 luglio 2021 (AP Photo/Esther Cuneo)

Emmanuel Macron sui test nucleari nella Polinesia francese

Il presidente francese ha ammesso che furono realizzati proprio in quel luogo perché era lontano e sperduto, in mezzo al Pacifico

Emmanuel Macron a Tahiti, 27 luglio 2021 (AP Photo/Esther Cuneo)

Mercoledì 28 luglio, nell’ultimo giorno della sua visita di stato nella Polinesia francese, il presidente Emmanuel Macron ha parlato dei test nucleari che la Francia realizzò nel Pacifico tra il 1966 e il 1996, un tema ampiamente dibattuto che ha portato, nel corso del tempo, a richieste di indennizzi e maggiori indagini.

Varie organizzazioni polinesiane avevano chiesto che durante la sua visita Macron chiedesse scusa a nome della Francia per queste attività nucleari, che secondo diversi studi hanno avuto un grave impatto sull’ambiente e sulla salute delle persone. Il presidente non ha pronunciato ufficialmente le scuse, ma ha detto che la Francia «ha un debito nei confronti della Polinesia francese», ha chiesto «verità» e «trasparenza» e un risarcimento migliore per le famiglie delle vittime.

E poi ha aggiunto:

«Voglio dirvi chiaramente che i militari che li hanno effettuati non vi hanno mentito (…) Sono stati presi dei rischi che non sono stati misurati, neanche dai militari (…) Penso sia vero che non avremmo fatto quegli stessi test nella Creuse (dipartimento francese nella regione della Nuova Aquitania, nella Francia continentale, ndr) o in Bretagna. L’abbiamo fatto qui perché era più lontano, perché era (un luogo, ndr) sperduto in mezzo al Pacifico».

La Polinesia francese è una “collettività d’oltremare”, una suddivisione territoriale della Francia che gode di ampie autonomie e con la possibilità di avere un proprio presidente per il governo locale. Nella seconda metà del Novecento, la Francia effettuò in questi arcipelaghi 193 esperimenti nucleari, di cui 46 atmosferici e 147 sotterranei, in particolare negli atolli di Mururoa e di Fangataufa. Le conseguenze di questi test sulla salute delle persone non sono ancora del tutto chiare.

Gli esperimenti più critici furono quelli fatti tra il 1966 e il 1974, con i test in atmosfera. Dopo una serie di pressioni internazionali, dal 1974 i test atmosferici vennero abbandonati e iniziarono quelli sotterranei. All’inizio degli Novanta l’allora presidente francese François Mitterrand decise una moratoria sugli esperimenti, che ripresero però nel 1995 dopo la nomina di Jacques Chirac. L’ultimo test ebbe luogo il 27 gennaio del 1996.

Tra il 2010 e il 2018, il Comitato per l’indennizzo delle vittime dei test nucleari ha ricevuto circa 1.500 richieste, provenienti in larga parte da militari. E solo in 217 casi è stato stabilito un risarcimento.