Verena Ross, a destra (Benoit Bourgeois/EP)

Italia e Germania stanno litigando per un’importante nomina europea

Da mesi i due paesi si contendono la presidenza dell'ESMA, l'autorità di controllo dei mercati finanziari, avanzando ragioni diverse

Verena Ross, a destra (Benoit Bourgeois/EP)

Da diversi mesi le istituzioni europee non riescono a nominare il nuovo capo dell’ESMA, l’autorità europea di controllo dei mercati finanziari. Dopo che l’olandese Steven Maijoor ha concluso il suo mandato il 31 marzo, la nomina è rimasta bloccata per via di questioni di genere, nazionalità e ricambio dei vertici che coinvolge soprattutto Italia e Germania. Non è inconsueto che i processi decisionali europei entrino in stallo per ragioni simili: ma raramente si è vista una situazione così ingarbugliata per una nomina così importante, escluse quelle principali.

L’ESMA è attiva dal 2011, ha sede a Parigi ed è considerata una delle più potenti autorità indipendenti europee. Come la maggior parte delle istituzioni, la sua nomina dev’essere approvata sia dal Parlamento Europeo sia dal Consiglio dell’Unione Europea, cioè l’organo dove siedono i rappresentanti dei governi dei 27 stati membri. Qui iniziano i problemi.

Nei giorni immediatamente successivi alla conclusione del mandato di Maijoor, il board dell’ESMA aveva indicato una lista di tre persone che riteneva adatte come suoi successori: la portoghese Maria-Luis Albuquerque, ex ministra dell’Economia, il commissario della Consob italiana Carmine Di Noia e la tedesca Verena Ross, attuale direttrice esecutiva dell’ESMA nonché ex collaboratrice di Maijoor. Politico scrive che secondo alcuni documenti interni, al primo posto della lista il board aveva indicato Di Noia, al secondo Ross e al terzo Albuquerque. In un primo momento il Consiglio sembrava intenzionato ad avallare la nomina di Di Noia, ma il Parlamento ha subito fatto capire che avrebbe preso in considerazione soltanto la nomina di una donna.

Il Parlamento Europeo è da anni l’istituzione più sensibile alla parità di genere, a cui sono dedicati anche i lavori di una specifica commissione, la FEMM (Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere). In una lettera alla presidenza di turno del Consiglio ottenuta da Bloomberg, la presidente della commissione FEMM Evelyn Regner ha ricordato che al momento sono guidate da donne soltanto 10 istituzioni europee su 37, «e questo è il motivo per cui una candidata donna dovrebbe ricevere un trattamento preferenziale».

Ad alimentare il conflitto istituzionale ci si sono messi anche i governi nazionali. La Germania sta spingendo per la nomina di Ross, mentre alcuni giorni fa il ministro dell’Economia italiano Daniele Franco ne ha fatto una questione di «competenza»: «Il board dell’ESMA quando ha fatto la sua selezione, sulla base di una valutazione del curriculum delle persone, ha individuato in un italiano la persona più competente, e credo che questo sia il punto», ha detto secondo Askanews.

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Franco ha anche notato che la nomina di Ross assicurerebbe scarso ricambio, dato che Ross è ai vertici dell’ESMA ormai da dieci anni.

Nel frattempo le istituzioni hanno dovuto riempire altre due importanti cariche economiche: il vecchio ruolo di Ross, cioè la direzione esecutiva dell’ESMA, e la direzione dell’EIOPA, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali. Per entrambe le posizioni sono state nominate due donne – rispettivamente la francese Natasha Cazenave e l’olandese Petra Hielkema – ma nessuna delle due proviene da un paese del Sud Europa, cosa che potrebbe avere rafforzato la posizione dell’Italia.

Non è chiaro come verrà risolto il problema: teoricamente dovrebbe pensarci la Slovenia, che al momento detiene la presidenza di turno del Consiglio. «Abbiamo bisogno di una presidenza che si prenda il rischio di andare avanti senza avere paura di [scontentare] un altro stato membro, qualunque sia», ha detto un diplomatico europeo a Politico.