Tehran, Iran. 25 dicembre 2019 (AP Photo/Ebrahim Noroozi)
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  • giovedì 15 Luglio 2021

Il “Tinder di stato” iraniano

Il regime ha presentato un'app per incontri per promuovere matrimoni «duraturi e consapevoli» tra i giovani e aumentare la natalità

Tehran, Iran. 25 dicembre 2019 (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Lunedì l’Iran ha presentato un’app “di stato” per incontri, pensata per promuovere matrimoni «duraturi e consapevoli» tra i giovani. Il governo è infatti preoccupato dal crescente tasso di divorzi, dalla diminuzione delle nascite e dall’invecchiamento della popolazione.

L’applicazione, come ha riferito la tv di stato, si chiama “Hamdam”, che significa “compagno di vita”, ed è stata sviluppata dal Tebyan Cultural Institute, un ente legato al governo. Durante la sua presentazione è stato spiegato che per potersi registrare, gli utenti devono verificare la loro identità e passare un test psicologico. Quando l’app individua una compatibilità (“match”) tra due iscritti – ovviamente di sesso opposto, essendo l’omosessualità illegale in Iran –, propone la presentazione delle rispettive famiglie alla presenza di un consulente apposito incaricato di «accompagnare» la coppia per i quattro anni successivi al matrimonio.

A “Hamdam” ci si può registrare gratuitamente: senza che siano stati forniti ulteriori dettagli, è stato spiegato che ha «un modello di ricavi indipendente».

Ali Mohammad Rajabi, il capo della polizia iraniana incaricata di controllare Internet, ha chiarito che “Hamdam” è l’unica app di questo tipo ad essere legale all’interno della Repubblica Islamica (in Iran c’è una teocrazia dal 1979, anno della rivoluzione): tutte le altre app per incontri sono invece illegali. Il responsabile di Tebyan, Komeil Khojasteh, ha a sua volta dichiarato che ci sono delle «forze esterne» che minacciano i valori della famiglia. L’obiettivo dell’app, ha detto, è quello di creare famiglie «sane».

In Iran ci sono 13 milioni di giovani single che hanno tra i 18 e i 35 anni e nel paese i rapporti sessuali prima del matrimonio sono in teoria illegali. Nel 2019, ci sono stati più di 170 mila divorzi e circa 520 mila matrimoni. Sempre nel 2019 le nascite sono diminuite rispetto ai tre anni precedenti, e il tasso di natalità è stato di 1,8 figli per donna, in calo rispetto ai dati del 2017 (2,07 figli per donna).

La creazione di un’app per incontri di stato fa parte degli sforzi del governo per evitare l’invecchiamento della popolazione e per aumentare la natalità in calo, fenomeni che secondo la parte più conservatrice del paese sarebbero dovuti dall’influenza culturale e sociale dell’Occidente. Il problema è stato sollevato più volte anche dalla Guida suprema Ali Khamenei, potente religioso ultraconservatore a cui fanno riferimento tutte le frange più tradizionaliste della politica iraniana.

Lo scorso marzo, il parlamento iraniano aveva approvato un disegno di legge chiamato “Crescita della popolazione e sostegno alle famiglie”, e che impegnava il governo a offrire incentivi finanziari significativi a chi si sposa, e concedeva, tra le altre cose, un alloggio alle coppie che hanno più di due figli. La legge attende ora l’approvazione del Consiglio dei Guardiani, organo che ha il compito di verificare che la proposta sia compatibile con il diritto islamico e la Costituzione iraniana. È stata comunque molto criticata dai movimenti delle donne, perché sarebbe un piano per «tenere le donne a casa», per limitare la loro influenza nelle proteste contro il regime, per rafforzare il controllo statale sulle app di incontri online, per monitorare la vendita di farmaci abortivi o la consultazione online di informazioni riguardanti l’aborto.