(ANSA, DPA)
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Cos’è un museo diffuso dei cinque sensi

È uno dei progetti presi in esame da uno studio che cerca di quantificare il valore economico del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico del nostro Paese

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A Sciacca, città di circa 39mila abitanti del libero consorzio comunale, quello che fino al 2015 era la Provincia di Agrigento, nel 2019 un gruppo di cittadini ha deciso di creare una cooperativa di comunità che ha dato vita al “Museo Diffuso dei 5 Sensi“. Il Museo è un progetto di valorizzazione del territorio e del patrimonio culturale, naturale, artistico e gastronomico della città marinara siciliana che nei secoli è stata influenzata dalla cultura dei greci, degli arabi, dei romani, dei normanni e dei bizantini.

Tale progetto è stato inserito in uno studio di Banca Ifis, intitolato “L’Economia della Bellezza”, che ha come scopo quello di sintetizzare il valore del patrimonio artistico e paesaggistico del nostro Paese, ma anche il contributo delle aziende alla “produzione di bellezza”, attraverso un duplice approccio, quantitativo e qualitativo. Per quanto riguarda il primo aspetto Banca Ifis – che quest’anno è anche sponsor del Padiglione Venezia della Biennale – ha prodotto una stima del contributo dell'”Economia della Bellezza” sul PIL italiano, mentre sul fronte qualitativo ha preso in esame tre esperienze territoriali, tra cui Sciacca, scelte perché rappresentative di approcci diversi alla valorizzazione del patrimonio culturale.

L’idea di base del Museo di Sciacca, e della cooperativa di comunità, è che i cittadini acquisiscano consapevolezza del valore culturale del proprio territorio e riescano così a trasmetterlo ai visitatori, considerati come “cittadini temporanei”. Sciacca, che si estende su 33 chilometri di costa di fronte all’isola di Pantelleria, ed è il secondo comune per numero di abitanti del libero consorzio, è celebre per la lavorazione del corallo, per il suo carnevale e le sue ceramiche. È stata anche il set dei film Sedotta e abbandonata e In nome della legge del regista Pietro Germi, il secondo sceneggiato, tra gli altri, insieme a Federico Fellini e Mario Monicelli.

Il Museo diffuso dei 5 Sensi – presieduto da Viviana Rizzuto con direttore creativo il giornalista e scrittore Emilio Casalini – si chiama così perché nelle intenzioni dei suoi promotori può permettere ai visitatori di apprezzare Sciacca attraverso un’esperienza che si può vivere, oltre che naturalmente con la vista, anche con gli altri sensi: il gusto, assaporando i piatti tipici locali, il tatto, tramite l’esperienza diretta dell’artigianato locale (come quello della ceramica o del corallo), l’olfatto, visitando le grotte sulfuree, e infine l’udito, ascoltando ad esempio le voci del mercato o dei pescatori di ritorno al porto.

La peculiarità del progetto del Museo diffuso di Sciacca, come riporta anche lo studio di Banca Ifis, è di aver introdotto un sistema il più possibile oggettivo di valutazione dei costi/benefici degli interventi adottati per effettuare la promozione del patrimonio artistico e paesaggistico. Dal punto di vista pratico la cooperativa si occupa di fornire, agli esercenti che lavorano del settore del turismo e a tutti i cittadini, un coordinamento professionale, competenze specifiche e di creare opportunità di sviluppo e crescita sostenibile per la comunità. Il Museo diffuso ha inoltre introdotto un processo di valutazione, monitoraggio e reporting delle performance per valutare in maniera oggettiva l’impatto del progetto sulla comunità.

Oltre a Sciacca gli altri esempi di esperienze territoriali analizzate dallo studio di Banca Ifis dal punto di vista qualitativo sono quello di Venezia e di due suoi settori produttivi, quello agroalimentare e quello della cosmesi, e quello di Bologna e dell’Emilia-Romagna, con la sua Food Valley, in cui si concentrano un alto numero di produzioni agroalimentari DOP e IGT, e la cosiddetta Motor Valley, un distretto che in 200 chilometri di territorio sulla via Emilia racchiude grandi marchi dell’automotive, musei e collezioni private.

Per quanto riguarda l’analisi quantitativa del valore della “produzione di bellezza”, lo studio di Banca Ifis ha preso in esame quelli che ha definito i made in Italy design-driven, cioè aziende che concorrono allo sviluppo o alla conservazione del nostro patrimonio storico-artistico-culturale e contemporaneamente portano benefici economici diretti, derivanti dalla fruizione, e indiretti, legati a tutti i servizi a supporto (come, ad esempio, i trasporti e l’ospitalità). Le aziende di questo tipo possono far parte di settori quali l’agroalimentare, l’industria automobilistica, la meccanica e altra manifattura di precisione, la cosmetica, la moda, l’orologeria e la gioielleria, il sistema casa e l’artigianato artistico. Per selezionare quali aziende inserire, lo studio ha utilizzato diversi parametri, fra cui, tra gli altri, il settore di appartenenza, la propensione all’export, le indicazioni e denominazioni (come ad esempio DOP o IGP), i riconoscimenti e premi a livello nazionale e internazionale o le partecipazione a eventi di settore di alto profilo.

Fatte queste premesse, per cercare di misurare quantitativamente la “produzione di bellezza” di queste aziende, l’Ufficio Studi di Banca Ifis ha utilizzato processi di apprendimento automatico (“machine learning”) sui big data, un’analisi in cui sono state valutate più di 6 milioni di aziende. Ha inoltre effettuato ricerche di mercato, confrontando fonti diverse, e consultato dati di bilancio e stime di settore da banche dati certificate. Infine l’Ufficio Studi si è confrontato con operatori ed esperti di settore per bilanciare l’analisi dei numeri con l’esperienza del lavoro giornaliero sul campo delle persone.

Lo studio di Banca Ifis stima quindi che l’apporto della cosiddetta “Economia della Bellezza” al Pil italiano nel 2019 sia stato pari al 17,2 per cento. Lo studio divide poi questo contributo in tre componenti di valore principali: la fruizione diretta del patrimonio italiano di arte, cultura e natura, che determinerebbe il 2,4 per cento del PIL, la fruizione indiretta, legata all’uso da parte di turisti e residenti dei servizi a supporto, pari al 3,6 per cento, e infine la produzione del cosidetto made in Italy design-driven di circa 341mila aziende, con un fatturato totale annuo di quasi 682 miliardi di euro, che contribuirebbero il 11,2 per cento del PIL (circa 200 miliardi di euro).

In base ai dati raccolti  dell’Ufficio Studi di Banca Ifis su dati Istat nel 2018 sarebbero stati circa 128 milioni i fruitori del patrimonio artistico italiano, di cui la metà stranieri, con prevalenza di cittadini tedeschi. Per quanto riguarda le città più visitate nel 2018 il 7 per cento dei turisti aveva scelto Roma come meta; nello stesso anno la presenza media per soggiorno è stata calcolata in 3,3 giorni. Sempre nel 2018 l’Italia era il primo paese dell’Unione europea per quota di esercizi ricettivi  (più del 30 per cento) e il secondo, dopo la Spagna, per numero di turisti stranieri.

I dati dello studio di Banca Ifis diventano un’installazione al Padiglione Venezia della Biennale (Banca Ifis)