La quindicenne Nasoin Akhter con i parenti mentre posa per le foto del giorno del suo matrimonio con un uomo di 32 anni, il 20 agosto 2015 a Manikganj, in Bangladesh (Allison Joyce/Getty Images)
  • Articolo Sponsorizzato

Chi sono le spose bambine

La storia di Samiun, costretta a sposarsi a 12 anni. Come l'adozione a distanza può aiutare altre bambine come lei

La quindicenne Nasoin Akhter con i parenti mentre posa per le foto del giorno del suo matrimonio con un uomo di 32 anni, il 20 agosto 2015 a Manikganj, in Bangladesh (Allison Joyce/Getty Images)

Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) nel mondo sono 650 milioni le giovani che si sono sposate da minorenni, o addirittura bambine, nella maggioranza dei casi in matrimoni combinati dalle famiglie. Secondo le previsioni dell’UNFPA nel 2030 saranno 150 milioni in più. Sono oltre 30mila le bambine private dei loro diritti che ogni giorno vengono “date in sposa”, senza che abbiano la possibilità di opporsi, spesso a persone molto più grandi di loro.

I matrimoni precoci hanno conseguenze gravissime su milioni di bambine e giovani donne per diversi motivi. Questi matrimoni causano abbandono scolastico, favoriscono casi di violenza e abusi domestici, isolamento sociale e mancanza di indipendenza ed emancipazione. Le gravidanze precoci inoltre hanno elevati rischi di mortalità sia per la madre che per il bambino: le complicanze legate a gravidanza o parto, sempre secondo il rapporto dell’UNFPA, sono la prima causa di morte per le adolescenti tra i 15 e i 19 anni, in tutto il mondo.

ActionAid, organizzazione internazionale indipendente, in Italia dal 1989 e presente in oltre 40 Paesi, si impegna ogni giorno tramite l’adozione a distanza per aiutare queste giovani donne. Recentemente, in occasione della Giornata Internazionale della donna del 2021, ha ricordato la storia di una di queste “spose bambine“, Samiun, che oggi ha vent’anni, e quando ne aveva dodici è stata obbligata a sposarsi.

Samiun e la sua famiglia vivono in Bangladesh e fanno parte dei Rohingya, una minoranza etnica originaria del Myanmar. I suoi genitori la fecero sposare il prima possibile poiché in alcune regioni dell’Asia meridionale più la sposa è giovane, più la dote (cioè la cifra che tradizionalmente la famiglia della sposa versa allo sposo) è bassa. Inoltre così avrebbero avuto una persona in meno da dover sfamare. Samiun cercò di scappare da suo marito due volte: tornata dai suoi genitori, fu prima picchiata, poi riportata dal marito. Suocera e cognata la convinsero infine che concentrarsi sui figli l’avrebbe aiutata. Così Samiun rimase incinta una prima e poi una seconda volta.

Oggi Samiun è riuscita a riconquistare la propria indipendenza anche grazie ad ActionAid, che nell’ambito del lavoro nelle comunità è riuscita ad intercettarla e ad intervenire per ridarle la possibilità di un futuro differente. «Prima non avevo la libertà di muovermi e parlare con altre persone», racconta Samiun. «Oggi invece posso uscire e incontrarmi con altre ragazze. Aiuto le altre giovani a mantenere la propria libertà, spiegando quanto sia importante».

Come è successo nel caso di Samiun, per ActionAid l’adozione a distanza può essere uno strumento efficace per contrastare i matrimoni combinati: non è infatti soltanto un sostegno diretto alle bambine, garantendo loro ad esempio la possibilità di avere un’istruzione, ma anche alle loro famiglie che, ricevendo questo tipo di sostegno, sono meno propense a ricorrere a questa pratica.

A livello globale oggi, secondo i dati raccolti dall’UNFPA, i matrimoni precoci sono il 21 per cento del totale (nel 2006 erano il 25 per cento). Nel 1990 erano il 60 per cento in Asia meridionale, mentre oggi le percentuali più alte si registrano in Africa centrale e occidentale (40 per cento) e in quella orientale e meridionale (34 per cento). In America Latina e nei Caraibi, una ragazza su quattro si è sposata prima dei 18 anni; in alcune aree di quelle regioni sono però più di una su tre.

In India, nonostante una legge che dal 2006 li punisce, i matrimoni fra adulti e giovani minorenni sono ancora molto diffusi: nel 2017 sono stati 4,1 milioni (contro i 3,4 milioni dell’Africa Subsahariana). In altri Paesi del Sud del mondo ci sono percentuali minori: 18 per cento in Medio Oriente e Nord Africa e 7 per cento in Asia orientale e nel Pacifico. In Bangladesh, Repubblica Dominicana, Nicaragua e 17 paesi subsahariani, almeno il 10 per cento delle giovani donne si è sposata (o unita a un adulto senza matrimonio) prima dei 15 anni.

I matrimoni precoci sono molto diffusi soprattutto in zone rurali molto povere e con bassissimi livelli d’istruzione, in cui le bambine sono considerate dalle famiglie come un peso, in quanto ritenute meno utili per il lavoro in campagna rispetto ai figli maschi. In alcune culture, come si è visto per la storia di Samiun, le famiglie decidono di far sposare le figlie da bambine per pagare così una “dote” più bassa vista la giovane età. In altre culture, come quelle dei popoli dell’Africa subsahariana, è invece lo sposo a dover pagare la dote alla famiglia della sposa, e il prezzo è maggiore se l’età è minore: si tratta del cosiddetto “prezzo della sposa”. Le famiglie, quindi, sono incentivate a vendere le proprie figlie da bambine per ricavare più denaro.

Secondo le stime della Banca Mondiale esposte nel rapporto dell’UNFPA, oltre alle sofferenze umane, nei 12 paesi in cui è più diffusa la pratica le conseguenze sociali dei matrimoni precoci tra il 2017 e il 2030 causeranno anche una perdita economica di capitale umano stimata in 63 miliardi di dollari, cioè molto di più di quanto gli stessi Paesi abbiano ricevuto tramite gli aiuti allo sviluppo ufficiali. Non studiando, uscendo quasi completamente dalla società, queste ragazze sono una risorsa persa per le stesse comunità e i Paesi in cui la pratica è diffusa e, molto spesso, culturalmente accettata nonostante sia vietata dalla legge.

Cosa fa ActionAid
ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente che da più di 30 anni lavora in oltre 40 Paesi per migliorare concretamente le condizioni di vita delle comunità più povere e garantirne i diritti, producendo cambiamenti che durino nel tempo e che tengano in considerazione le esigenze delle comunità locali.

I progetti, sostenuti con il contributo di oltre 136.000 donatori principalmente tramite l’adozione a distanza, raggiungono direttamente e indirettamente 5 milioni di persone nel mondo e mirano a garantire il diritto al cibo, a difendere i diritti delle donne e promuovere la parità di genere, ad assicurare l’istruzione a tutti i bambini e a dare una risposta tempestiva in caso di calamità naturali e crisi umanitarie, come quella legata al coronavirus.

In molti Paesi in cui i matrimoni fra minori e adulti sono una pratica reale e diffusa, ActionAid interviene in maniera diretta, oltre che a fianco delle piccole organizzazioni locali che combattono contro ogni forma di violenza e cercano di dare protezione a chi riesce a fuggire da questo destino. I progetti sviluppati con i fondi dell’adozione a distanza servono anche a prevenire che questa la pratica dei matrimoni precoci venga perpetuata.

Per adottare una bambina a distanza e aiutare ActionAid bastano 25 euro al mese, poco più di 80 centesimi al giorno. Un gesto importante che si può fare facilmente anche online, da questa pagina.