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  • domenica 11 Aprile 2021

Wim Hof ha scoperto l’acqua fredda?

Il suo metodo che tiene insieme bagni gelati, meditazione e respirazione è alla base di un gran business, con tantissimi seguaci e qualche scettico

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Wim Hof è olandese, ha 61 anni e non c’è dubbio sia un uomo fuori dal comune, in grado di resistere a temperature gelide per un tempo che pochi altri riescono ad eguagliare. Nonostante l’età e un po’ di grasso addominale, per questa sua capacità di resistenza a temperature estreme è stato spesso definito un “atleta estremo”. Ma siccome Hof sostiene che questa sua capacità sia solo frutto di una serie di tecniche e pratiche che possono essere insegnate pressoché a chiunque, ha sviluppato un apposito metodo – il Metodo Wim Hof – che, come è evidente dal nome, gira per la gran parte attorno alla sua immagine. E che sembra far andare molto bene gli affari della Innerfire, la società fondata da uno dei suoi figli che da oltre un decennio gestisce i tanti affari che girano attorno al suo metodo.

È per molti versi difficile separare Wim Hof (e la sua storia personale, e certe sue notevolissime imprese) da tutto ciò che riguarda il suo metodo e che di conseguenza ha a che fare con la Innerfire (letteralmente: “fuoco interiore”). Già solo su Hof, la gamma di opinioni è molto ampia: qualcuno lo considera un poco affidabile “guru” motivazionale, qualcun altro ne parla invece in termini entusiasti: come il giornalista che voleva smascherarlo ed è finito per diventarne un seguace, o come la giornalista che su Outside Magazine ha scritto che Hof – secondo lei un «ammirato eroe della controcultura» – ha «scoperto i segreti della nostra salute».

Due cose sono certe. La prima è che la fama di Hof, che è ragguardevole da ormai diversi anni, continua a crescere. La seconda è che le basi scientifiche del suo metodo sono in molti casi ancora quantomeno controverse: specialmente per quanto riguarda le presunte facoltà di prevenire o attenuare un’ampia gamma di problemi e malattie.

L’uomo
Wim Hof (è il suo vero nome) è nato a Sittard, nel sud dei Paesi Bassi, nel 1959: quinto di nove fratelli e secondo di due gemelli. La sua attrazione per l’acqua gelida iniziò, dice lui, quando aveva 17 anni e dopo che già aveva preso a interessarsi di yoga, karate e induismo, mentre in un giorno d’inverno, passeggiando accanto a un canale, decise di immergercisi. «Sentii un’attrazione per l’acqua fredda» spiegò. E di conseguenza fece diventare la cosa una pratica quotidiana, sviluppando nel mentre una serie di tecniche di respirazione e meditazione di origine orientale, compresa quella nota come Tummo.

La routine continuò più o meno simile per i successivi anni, mentre nel frattempo Hof faceva tutta una serie di diversi lavori non strettamente legati a quella sua attrazione per l’acqua fredda: il postino, il tour operator, lo scrittore e il giardiniere, tra gli altri.

Nel 1995, dopo la morte per suicidio di sua moglie, la madre dei suoi primi quattro figli, Hof decise di cambiare vita: da guida per escursioni sui Pirenei iniziò a dedicarsi a sviluppare, perfezionare e poi provare a diffondere quello che nel frattempo divenne noto come il suo metodo. E che lo rese noto come “The Iceman”, l’uomo di ghiaccio. «Il freddo mi aiutava a creare spazio e pace nella mia mente» ha detto al Wall Street Journal, «a trovare momenti in cui evitare l’agonia e il farmi certe domande migliaia di volte al giorno».

Le imprese
Hof iniziò quindi a farsi conoscere prima nei Paesi Bassi e poi nel mondo, con imprese sempre più peculiari ed estreme. Negli anni è stato seduto prima mezz’ora, poi un’ora e poi ancora quasi due ore nel ghiaccio; ha corso una mezza maratona, scalzo, sopra il Circolo polare artico; ne ha corsa una, intera, nel deserto del Namib senza portarsi dietro niente da bere; ha nuotato per 66 metri sotto il ghiaccio; ha trattenuto il respiro, nel ghiaccio, per circa sei minuti; ha scalato mezzo nudo il Kilimanjaro (in 31 ore: poche) e ha provato a fare lo stesso sull’Everest, senza però riuscirci.

Quando si allenava per nuotare sotto il ghiaccio, nel 2000 in Finlandia, rischiò di morire perché il freddo gli causò problemi alle cornee e, senza più vedere niente, iniziò a nuotare in una direzione sbagliata. Venne soccorso da un sub che era lì per assisterlo. La scalata dell’Everest, invece, la dovette interrompere per il riacutizzarsi di un precedente infortunio al piede.

Hof, che per festeggiare i suoi 61 anni si è fatto 61 minuti nel ghiaccio, a volte compie quelle che il New York Times ha definito «appariscenti acrobazie da scavezzacollo». Ma è altrettanto vero che, da almeno un paio di decenni, infila imprese uniche nel loro genere.

Il metodo
È ormai impossibile scindere Wim Hof da quello che nel mondo è noto come Wim Hof Method, spesso abbreviato in WHM. Il sito di riferimento – controllato da Innerfire – dice anzitutto che è una «via pratica per diventare più felici, più sani e più forti». La premessa, sempre citando il sito, è che «col tempo la nostra relazione con il mondo che abitiamo è cambiata e il nostro stile di vita ci ha allontanati dal mondo naturale».

Una delle conseguenze è che abbiamo dimenticato certi meccanismi di sopravvivenza che, secondo Hof, sono però ancora parte di noi: basta ritrovarli e applicarli. Secondo lui, il modo migliore per farlo è con il suo metodo. Che poggia su tre pilastri: «respirazione, esposizione al freddo e forza mentale». In breve, la parte relativa alla respirazione prevede tra le altre cose una serie di cicli di iperventilazione; la parte relativa al freddo (la più nota e più spesso associata al metodo) si può fare con docce o bagni freddi o addirittura gelidi (dipende dai casi, dai livelli e dai contesti); la terza parte, diciamo più meditativa e motivazionale, riguarda più che altro la forza di volontà, l’autocontrollo, la focalizzazione mentale e quindi la capacità di controllare impulsi, emozioni e pensieri.

Il successo
La fama di Hof è rilevante già da almeno dieci anni e nel 2011 BBC lo presentò in un video in cui – intento a immergersi per un quarto d’ora in acque freddissime – diceva che «in tutti noi c’è un’abilità naturale nel neutralizzare il freddo» e che non è «qualcosa di astratto o un incantesimo», ma qualcosa che poteva essere insegnato. «Tutti possono fare quello che faccio io» diceva Hof, che aggiungeva: «non sento il freddo, sento l’energia; non sento il dolore perché in quel momento sono più forte del dolore».

Tra i più noti seguaci di Hof – che su Instagram è seguito da 1,8 milioni di utenti – ci sono il fondatore di Twitter Jack Dorsey e l’attrice (ora più che altro imprenditrice) Gwyneth Paltrow, che lo fece conoscere ai dipendenti di Goop, la sua azienda di benessere, dedicando a lui e al suo metodo un intero episodio della sua docuserie Netflix The Goop Lab. Qualche anno fa Hof fu raccontato da un documentario di Vice con 8 milioni di visualizzazioni.

E un altro e più recente documentario – che al suo interno mostra pratiche che non vanno di certo ripetute, perché pericolose – di visualizzazioni ne ha 14 milioni. Anche questo è tutto disponibile su YouTube.

Hof è stato ospite nel seguitissimo podcast di Joe Rogan e di lui (una volta anche con lui) ha parlato l’italiano Marco Montemagno. Tra i seguaci di Hof c’è poi quel giornalista, Scott Carney, che dopo anni a fare debunking di pratiche pseudoscientifiche voleva fare lo stesso con Hof, ed è finito invece a scalare il Kilimanjaro a petto nudo con lui, dedicandogli poi il libro What Doesn’t Kill Us, la cui prefazione è scritta da Hof (e di cui si può leggere un lungo estratto qui).

È anche in lavorazione un film di Hollywood su Hof, in cui “The Iceman” sarà interpretato da Joseph Fiennes, fratello minore del più noto Ralph.

L’azienda
Come scrisse l’Atlantic un paio di anni fa, alla fine degli anni Novanta «Hof trasformò il suo viaggio di scoperta personale in un lifestyle brand basato sul ghiaccio» e iniziò a «girare il mondo per diffondere il suo messaggio». Che Innerfire – in cui lavorano tra gli altri quattro dei suoi sei figli – capitalizza «impacchettando e smistando le idee di Wim, e l’idea stessa di quel che Wim rappresenta».

Il sito di riferimento per il metodo Wim Hof è assai articolato, con decine di FAQ e con una serie di offerte di corsi di varia intensità e di vario prezzo, in presenza o solo online. Si va da un rapido minicorso gratuito fino a esperienze più lunghe e costose, alcune delle quali alla presenza di Hof, per un costo di oltre duemila euro.

Il sito vende anche tutta una serie di prodotti brandizzati, dal libro di Hof a magliette, costumi e infradito, e c’è poi tutta una serie di offerte che riguardano corsi con istruttori certificati che non sono Hof, in giro per il mondo e anche in Italia.

La scienza
Sul sito e sui relativi social c’è a tratti un’alternanza straniante tra frasi che invitano a “trovare la via della luce” e passaggi che invece descrivono le presunte basi scientifiche del metodo. E qui le cose si fanno un po’ più complicate. Perché se da un lato è vero che negli anni Wim Hof e talvolta anche certi altri praticanti del suo metodo si sono offerti volontari per studi scientifici che in più di un’occasione sembrano aver provato una certa efficacia del metodo, dall’altro Hof e Innerfire a volte esagerano o hanno esagerato con certe loro affermazioni. La lista dei “possibili benefici” per chi pratica il Metodo è oggettivamente lunga e vasta, e come fece notare l’Atlantic in passato a Hof capitò pure di dire – senza nessuna prova a riguardo – una frase come «possiamo battere il cancro».

In riferimento all’approccio di Hof nei confronti del suo stesso Metodo, il Wall Street Journal ha scritto di recente che «ci crede talmente tanto che spesso va oltre la scienza». E Hof ha detto che «la scienza sta procedendo come una lenta tartaruga» (che, a ben vedere, è spesso quello che la scienza deve fare).

Dopo aver riportato i risultati di una serie di studi per cui Hof «si è offerto come cavia», Outside Magazine, in un articolo evidentemente pro Hof, ha scritto che «negli ultimi dieci anni sono usciti importanti studi, fatti da rispettate università, che hanno trovato solide prove del fatto che, quando pratica il suo Metodo, Hof può controllare la sua temperatura corporea e il suo sistema nervoso» e che sono «dei grattacapi scientifici, perché in teoria sono cose che gli esseri umani non saprebbero fare».

Il Wall Street Journal ha scritto invece che «piccoli studi pilota indicano che Hof sia in grado di influenzare parti autonome del suo sistema nervoso, che determinano funzioni involontarie come il battito cardiaco, la respirazione e la reazione di attacco o fuga» e che «suggeriscono che il suo metodo possa migliorare la risposta immunitaria e ridurre le infiammazioni croniche».

Nel 2017 il professore e ricercatore olandese Wouter D. van Marken Lichtenbelt, che fu a capo di un gruppo che fece alcune ricerche su Hof, sintetizzò la sua opinione su tutta la questione in un articolo intitolato “Chi è Iceman“. Scrisse che Hof è senza dubbio «una persona appassionata che ama condividere le sue idee e trovare supporti scientifici» e che lui stesso, dopo «una cena con Wim» iniziò a praticare certe sue tecniche di respirazione e a fare docce fredde, cosa che ha continuato a fare per anni. Spiegò poi che secondo lui la chiave di volta delle pratiche di Wim era la sua respirazione ma anche che «entravano in gioco tutta una serie di altri fattori» e che «nel momento in cui usciva dall’acqua ghiacciata anche Hof iniziava a tremare come tutti».

Secondo van Marken Lichtenbelt – che contattato più di recente dal Post ha detto che in questi anni non ha cambiato le sue opinioni in merito – certe pratiche legate alle basse temperature potevano essere utili e salutari. Ma molto probabilmente, dice, Hof «è un po’ più abituato e resistente al freddo rispetto ad altri» ed è soprattutto in grado di «suscitare entusiasmo nelle persone per il suo metodo». Ci tenne però a precisare che, spesso, il vocabolario scientifico di Wim era improvvisato o proprio sbagliato.

Un istruttore
Tolte le lezioni e i corsi online, da ormai diversi anni la diffusione del Metodo Wim Hof è delegata perlopiù a qualche centinaio di istruttori certificati, che lo diventano dopo aver completato una serie di appositi corsi organizzati dalla Wim Hof Academy, anch’essa controllata da Innerfire. Il livello massimo per un istruttore del metodo, che permette di diventare formatore di altri istruttori, è il Livello 3, finora raggiunto da circa 15 persone al mondo. Una di loro è il 31enne Leonardo Pelagotti, che questo weekend peraltro sta tenendo un corso a Prato Spilla, in provincia di Parma, dal costo di 450 euro. Comprende, tra le tante altre attività, due bagni in altrettanti laghi naturali di alta quota e una camminata “in stile Wim Hof”.

Pelagotti racconta che scoprì Wim Hof e il suo metodo nel 2015, dopo 15 anni di «ginnastica artistica a livello nazionale» – sempre passati «con un problema importante dovuto al legame mente-corpo e alla gestione dello stress» – e dopo aver fatto kung fu Shaolin per cinque anni fino a diventare cintura nera. Lo scoprì attraverso un libro regalato da un amico con il quale aveva parlato della sua «psicosomatizzazione negativa dello paura e dello stress».

Pelagotti si appassionò, fece qualche corso online e poi insieme ad altre decine di appassionati da tutto il mondo partecipò a un corso tenuto a Barcellona dallo stesso Hof. Lì gli venne voglia di diventare istruttore: «perché Wim era una persona genuina e perché il metodo, che intanto avevo iniziato a praticare, già mi stava facendo bene».

Per diventare istruttore, Pelagotti fece un corso nei Paesi Bassi e poi uno in Polonia: «con temperature fino a -20 °C, per fare esercizi un po’ più spinti, perché oggi le cose sono cambiate ma all’epoca si facevano esercizi più duri». Ora, spiega Pelagotti, gli istruttori certificati di Livello 1 sono circa 600, ma ce ne sono altri mille che aspettano di diventarlo dopo «il boom del 2020». 

Pelagotti – che è appassionato e specializzato anche in pratiche e tecniche diverse e in parte complementari al Metodo Wim Hof, perlopiù legate alla respirazione – dice che per restare istruttore bisogna fare «esami annuali» e che la membership annuale costa, esclusi i corsi, «qualche centinaia di euro». Spiega però di essere piuttosto libero nella scelta di quali corsi organizzare, e che Innerfire si limita a fornire linee guida per la sicurezza e per i prezzi.

Pelagotti e i partecipanti a una camminata sulla neve a petto nudo

«Nei miei corsi e nei miei seminari» dice Pelagotti «parlo di varie cose: il Metodo Wim Hof – e quindi il freddo, la mente e la respirazione – ma anche il movimento, lo yoga e l’esposizione alla natura. E a volte lavoriamo anche con il digiuno intermittente e con il biohacking». Dice inoltre di aver fatto fin qui corsi a circa quattromila persone tra loro molto diverse: «ho avuto grandi campioni che vanno alle Olimpiadi e forze speciali, ma anche la nonna di 65 anni che cammina con il bastone e il giovane con problemi di salute». A volte sono «persone con voglia di provare e spingersi oltre i limiti di tutti i giorni e la zona di comfort, per risolvere problematiche legate alla gestione dello stress, salute fisica e salute mentale», altre sono «tipi freddolosi che vogliono smettere di esserlo», altre ancora sono professionisti «interessati alla performance».

Riguardo alla forte associazione che molti fanno tra Hof e il freddo, Pelagotti ci tiene a precisare che è solo una parte del tutto, un mezzo e non un fine, perché il Metodo si basa «sulla sinergia dei tre pilastri fondamentali e se ne togliamo uno dei tre pratichiamo qualcosa che non è realmente il Metodo». E che quindi «cose come la terapia ipertermica e ipotermica, che sono positive, prese da sole perdono l’effetto sinergico dei tre pilastri, che sono interconnessi e la cui somma è esponenziale».

Insomma
Ammesso che lo si pratichi con le dovute precauzioni e cautele, specie se si appartiene a certe categorie più fragili, il metodo di Hof non è pericoloso o nocivo, trattandosi essenzialmente di una sorta di rielaborazione di tante cose che già esistono e si fanno da secoli se non millenni. Cose che in larga parte hanno a che fare con una maggiore attenzione agli effetti benefici e curativi del freddo, alla meditazione e a una certa attenzione verso la propria respirazione. È però ancora presto per poter dire scientificamente quanto, se e come il Metodo Wim Hof faccia davvero bene, o quanto invece Hof sia solo un uomo fuori dal comune e un ottimo divulgatore, alla guida di un’azienda sempre più grande e redditizia.

A questo proposito, Pelagotti dice: «Wim è una delle persone meno materialiste che abbia mai conosciuto in vita mia, uno che se gli porti una cosa fisica come regalo dopo dieci minuti l’ha persa o non la usa più, che va sempre in giro in pantaloncini e con una maglietta da dieci euro. Che guida una Skoda e non si interessa assolutamente all’aspetto economico».