(ritratto di Graham Greene, di Tom Espley)

Come nacque “Il terzo uomo”

"Venne meglio sullo schermo che sulla pagina", racconta la biografia di Graham Greene che esce a trent'anni dalla sua morte

(ritratto di Graham Greene, di Tom Espley)

Il 3 aprile del 1991 morì a 86 anni Graham Greene, grande romanziere e giornalista inglese la cui estesa popolarità mondiale si deve anche ai molti film tratti da suoi libri o testi. L’editore Sellerio (che da due anni sta ripubblicando molti suoi romanzi) pubblica in questi giorni una ricchissima biografia di Greene scritta dal suo casualmente omonimo Richard Greene, tradotta da Chiara Rizzuto, e uscita in inglese alla fine del 2020. Tra i molti aneddoti ed episodi disseminati in ogni angolo del mondo (quello sulla Roulette russa che dà il titolo al libro a un certo punto coinvolge Fidel Castro e Gabriel Garcia Marquez), uno dei capitoli del libro racconta la genesi della sceneggiatura del film Il terzo uomo, uscito nel 1949 e considerato un capolavoro della storia del cinema (il British Film Institute lo ha votato il miglior film britannico di sempre), anche grazie al personaggio di Harry Lime e alla scelta dell’attore Orson Welles per interpretarlo.

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Una sera di fine settembre del 1947, Greene andò a cena e a bere qualcosa da solo, poi passeggiò irrequieto lungo Piccadilly ed entrò in un bagno pubblico a Brick Street, dove all’improvviso gli venne l’idea di quello che sarebbe diventato Il terzo uomo. Scrisse un’unica frase sul lembo di una busta: «Avevo dato l’ultimo addio a Harry una settimana prima, quando la sua bara scese nella terra gelata di febbraio, e fu dunque con incredulità che lo vidi passare sullo Strand, senza che mostrasse di riconoscermi, tra una folla di estranei».

Poco dopo, a una cena, Korda gli chiese di scrivere un nuovo film che avesse Carol Reed come regista, così Greene suggerì una storia che cominciasse in questo modo. In realtà Korda aveva in mente una commedia nera, ma fu felice che i due uomini si mettessero al lavoro sull’idea di Greene. Voleva, tuttavia, che il film non fosse ambientato a Londra ma a Vienna, che all’epoca era divisa in quattro zone occupate dagli eserciti britannico, francese, americano e russo. In Austria aveva del denaro che non poteva far uscire dal Paese per via delle norme valutarie, ma che poteva usare per produrre un film lì.

Korda pagò a Greene 1.000 sterline, e in seguito gliene avrebbe date altre 3.000 per lavorare al progetto. Lo mandò a Vienna a metà febbraio, prenotandogli una stanza al Sacher Hotel, che era riservato agli ufficiali occupanti (la sua eccellente cucina era in gran parte rifornita di carne e verdure da giovani donne che lavoravano nel mercato nero). Il primo giorno vide l’enorme cimitero centrale e capì che doveva essere usato nella scena di apertura del film. La città era in una condizione disperata, ovunque c’erano cumuli di macerie e la gente faceva fatica a trovare l’essenziale per vivere. Era un’ambientazione che si addiceva perfettamente all’immaginazione di Greene.

Non riuscendo ad andare oltre il falso funerale, nell’organizzazione della trama, esplorò night club, strip club, il teatro Josefstadt, il parco dei divertimenti del Prater con la sua grande ruota panoramica, e molti altri luoghi potenzialmente adatti per girare, ma più di ogni altra cosa aveva bisogno di decidere in che cosa consistessero i traffici illegali di Harry Lime e come li stesse perseguendo. Greene racconta di aver trovato la soluzione conversando a pranzo con il colonnello Charles Beauclerk, futuro duca di St. Albans, un contatto dei tempi del SIS e in quel periodo ufficiale nella zona britannica della città, il quale gli raccontò una storia divertente sulla «polizia sotterranea». Quando aveva saputo della sua esistenza, aveva dato per scontato che si trattasse di una polizia segreta e ne aveva ordinato la chiusura. Accorgendosi che era ancora operativa, si era infastidito di essere stato disobbedito. Gli fu spiegato che quegli uomini lavoravano davvero sottoterra, pattugliando il vasto sistema fognario attraverso il quale spie e criminali potevano muoversi tra le diverse zone. Beauclerk raccontò a Greene che esisteva un traffico illecito di penicillina, spesso diluita o adulterata, che poteva causare enormi danni. Lo portò anche a visitare le fogne, e fu allora che Greene elaborò la storia nella sua forma definitiva.

Greene aveva anche un’altra fonte d’informazioni sulle fogne e la penicillina. Una delle dipendenti di Korda, Elizabeth Montagu, che aveva lavorato per i servizi segreti americani, organizzò a Greene un incontro con il corrispondente del Times Peter Smollett. Nato in Austria, Hans Smolka aveva cambiato nome in Inghilterra ed era diventato un giornalista molto apprezzato, un tempo considerato da David Astor un possibile direttore dell’Observer. Durante la guerra aveva prestato servizio presso la divisione russa del ministero dell’Informazione, dove avrebbe potuto incrociarsi con Graham Greene. Era, però, una spia russa e stretto collaboratore di Philby e Burgess. Greene consultò alcuni dei pezzi che Smollet aveva scritto sulle fogne, le pattuglie della polizia e il traffico di penicillina. Quando lesse la prima bozza, Elizabeth Montagu si preoccupò che potesse essere accusato di plagio, così insistette per far firmare a Smollet un contratto. Anche se il suo lavoro non fu accreditato, gli furono pagate 200 sterline e rimase soddisfatto.

Quando Elizabeth Bowen andò a Vienna per tenere una conferenza sul romanzo inglese, Greene la invitò a cena all’Oriental, un night club molto squallido, e una volta lì predisse che a mezzanotte ci sarebbe stata un’ispezione della polizia militare, informazione che aveva avuto dai suoi «contatti». Amando le burle, si era in realtà accordato con Beauclerk perché avvenisse l’ispezione. A mezzanotte esatta, entrò nel night-club un sergente britannico, accompagnato da ufficiali delle altre tre potenze. Il sergente andò dritto da Elizabeth Bowen chiedendole di mostrargli il passaporto. In seguito Greene scrisse: «Lei mi guardò con rispetto».

Greene avrebbe dovuto iniziare subito a scrivere, ma quel mese si verificò una nuova crisi europea, questa volta in Cecoslovacchia e, forse spinto dall’MI6, voleva vederla da vicino. Curiosamente, la sua breve incursione è divenuta nel 2017 l’argomento di un coinvolgente e fantasioso graphic novel. Malgrado una tormenta di neve, il 23 febbraio 1948 volò a Praga, dove il partito comunista, guidato dal primo ministro Klement Gottwald, stava mettendo in atto un colpo di stato per evitare le elezioni programmate. Le forze di polizia erano state purgate di tutti gli elementi non comunisti e gli oppositori del partito erano stati arrestati. Il presidente Edvard Beneš, pressato dalle manifestazioni e da uno sciopero, accettò le dimissioni di un gruppo di ministri non comunisti del governo, lasciando il pieno controllo a Gottwald e al suo partito il 25 maggio, un evento storico nell’assunzione del controllo sull’Europa orientale da parte dei russi.

Greene assistette ad alcune manifestazioni, andò a trovare i suoi editori e agenti letterari, e in un’occasione trovò l’ufficio del suo editore cattolico sotto scorta armata. Egon Hostovský, che aveva pubblicato un romanzo in traduzione presso Eyre & Spottiswoode, lavorava al ministero degli Esteri, e gli raccontò di come Jan Masaryk, l’ultimo ministro non comunista del governo, avesse detto addio al suo staff. Due settimane dopo, il 10 marzo, Masaryk andò incontro alla sua morte da un’alta finestra del ministero. La Cecoslovacchia sarebbe rimasta nel cuore di Greene, che un giorno avrebbe contato tra i suoi amici il romanziere Josef Škvorecký e il drammaturgo e futuro presidente Václav Havel.

Diretto verso Antibes, Greene s’imbarcò sullo yacht di Korda, l’Elsewhere, per un viaggio lungo la costa italiana. L’imbarcazione era una torpediniera Royal Fairmile riconvertita, lunga quasi 37 metri e dalla poppa arrotondata (Greene vi avrebbe navigato spesso negli anni a venire). In questa occasione tra i passeggeri vi erano Carol Reed, Randolph e Pamela Churchill, e Vivien Leigh. Il figlio quindicenne di Vincent Korda, Michael, era sopraffatto dalla compagnia, finché un uomo alto dai capelli color sabbia gli offrì un cocktail. «Prendilo», disse. «È un martini. Non può farti alcun male. Io sono Graham, comunque». In quell’occasione nacque come un’alleanza tra i due, in opposizione al mondo degli adulti che in quel momento si stava manifestando specificamente nei rumorosi discorsi da ubriaco di Randolph Churchill. Greene fissò gli occhi in quelli di Churchill come su un animale allo zoo e disse: «Il grande vantaggio di essere uno scrittore è che si può spiare la gente. Tutto è utile per uno scrittore, vedi, ogni framento […]». Il giovane Korda era in soggezione; poco tempo dopo decise di voler diventare uno scrittore, e così fece (scrisse romanzi, autobiografie, biografie, libri storici e fu anche editore). Greene gli diede consigli sul sesso e lo portò in un bordello a Nizza e in un bar a Genova in cui i marinai indossavano vestiti da donna e uno cantava facendo un’imitazione credibile della cabarettista Sophie Tucker.

Michael Korda assistette ai primi lavori sulla sceneggiatura, insieme a suo zio Alex, a Reed e a Greene che tenevano laboriose riunioni sul ponte senza arrivare a nulla. C’era quella prima frase e non molto altro. Raggiunsero Capri, un tempo residenza di villeggiatura degli imperatori Augusto e Tiberio e ormai enclave di artisti, scrittori e intellettuali. Bevendo drink e guardando il sole tramontare sull’isola, Greene osservò, mentre Alex lo ascoltava: «Darei qualunque cosa per avere una villa lì». La mattina seguente, a colazione, lo scrittore srotolò il tovagliolo e ne cadde fuori un grosso passe-partout arrugginito. Chiese che cosa fosse e Alex rispose: «È la chiave di una villa ad Anacapri. Abbastanza carina. Mi sono fatto portare a riva ieri sera tardi con la motolancia. Ho comprato una villa. È a nome tuo, mio caro. Ora, il resto della mia storia, per favore!». Non sorprende che le cose andarono spedite dopo.

Korda aveva dei problemi con le norme valutarie e Greene detestava l’imposta sul reddito, perciò alcune delle loro transazioni, come questa, avvenivano in natura. La solida Villa Rosaio, in via Ceselle ad Anacapri, un comune nella parte settentrionale dell’isola, era stata occupata in epoche differenti dagli scrittori Francis Brett Young e Compton Mackenzie. Si trattava, in realtà, di due minuscole case contadine ristrutturate e trasformate in una sola abitazione dall’intraprendente ex sindaco della cittadina, Edwin Cerio, ingegnere e scrittore che divenne amico di Greene, così come sua figlia, l’artista Laetitia Cerio. Con la sua costruzione a volta, la villa rappresenta un esempio notevole dell’architettura vernacolare dell’isola. Ciascuna delle due casette aveva una camera da letto matrimoniale, una singola e un bagno; una possedeva anche una cucina, una camera da pranzo e un soggiorno. La villa aveva poi un piccolo patio coperto, dove lo scrittore spesso sedeva. Gli offriva un posto tranquillo in cui scrivere e la privacy per stare con Catherine. Poco dopo, sotto il marchio editoriale «Rosaio Press», stampò in sole 25 copie una raccolta di poesie d’amore per lei, After Two Years. Ogni anno, per i successivi quarant’anni, avrebbe trascorso un paio di mesi a Capri, e gli fu conferita la cittadinanza onoraria ad Anacapri.

Mentre si trovavano a Capri, a marzo del 1948, Greene e Korda discussero con lo scrittore Norman Douglas della possibilità di trarre un film dal suo romanzo Vento del sud, una satira edonistica ambientata in una versione romanzata dell’isola. Quando era stato pubblicato, nel 1917, il libro, ammirato da Greene e da molti altri della sua generazione, aveva avuto un successo scandaloso. Amico di Joseph Conrad e di altri scrittori, Douglas aveva alle sue spalle una storia di pedofilia che lo costringeva a stare lontano dalla Gran Bretagna per sfuggire alla legge. Il progetto del film non si spinse oltre la scrittura di un primo trattamento, ma Greene con il suo solito trasporto nei confronti di chi era caduto in disgrazia, si affezionò all’ottantenne Douglas, così come allo scrittore Kenneth Macpherson e al fotografo Islay de Courcy Lyons, che viveva con lui. Afflitto da una dolorosa malattia della pelle, nel 1952 Douglas affrettò la propria morte con un’overdose. Si dice che, mentre venivano fatti gli ultimi tentativi per tenerlo in vita, borbottasse: «Tenete quelle fottute suore lontano da me».

Di solito Greene non era capace di sedersi e scrivere una sceneggiatura. Il suo processo di scrittura richiedeva che prima creasse la storia sotto forma di racconto (come nel caso di Il decimo uomo, che doveva essere la base di una sceneggiatura). Molti anni più tardi, scrisse: «Il mio soggetto cinematografico Il terzo uomo non venne mai scritto per essere letto, ma soltanto per essere veduto».

Non è affatto vero. All’inizio di gennaio del 1948, Graham aveva detto a Mary Pritchett, la sua agente americana, di avere in progetto un divertimento sul genere di quello scritto in passato, di circa trenta o quarantamila parole, e chiese quale sarebbe stata la lunghezza ideale per pubblicarlo a puntate. Le disse che l’avrebbe scritto come una «narrazione convenzionale», da trasformare in sceneggiatura solo «se approvata» dai produttori. Il terzo uomo era sempre stato destinato a essere un libro. Lo completò il 2 giugno 1948, poi fu sottoposto a quattro revisioni come sceneggiatura fino all’autunno. Pubblicato nel 1950, rappresentò una prima versione della storia. Greene ebbe il controllo della trama dall’inizio alla fine, e ritenne del tutto positivo il contributo di Carol Reed, al punto che la storia alla fine risultò migliore sullo schermo che sulla pagina.

© Richard Greene, 2020 © Sellerio editore, 2021. Traduzione di Chiara Rizzuto. Tutti i diritti riservati.