Una canzone di Philip Glass

Di detriti fluttuanti nel cielo, dopo il lancio e l'esplosione di un razzo spaziale

(Ilya S. Savenok/Getty Images for Tibet House)
(Ilya S. Savenok/Getty Images for Tibet House)

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Se posso dire la mia su ieri: Lady Gaga che canta l’inno, sette; Jennifer Lopez cinque proprio per rispetto (Woody Guthrie si sta ancora rivoltando: queste cose lasciamole fare a chi le sa fare); Garth Brooks non classificato. Poi stanotte c’è lo show di Tom Hanks con anche Springsteen (credo si veda qui).
Roger Waters ha rifatto forse la sua canzone più bella di tutte (lo so, competizione pazzesca), che sta tra quelle che un giorno appariranno più sotto in questa newsletter, ma non resisto a mostrarvi questo spoiler, intanto.
Take heed of the dream
40 anni fa ieri uscì What’s going on di Marvin Gaye, di bellezza suprema (la quarta canzone più bella di sempre secondo Rolling Stone nel 2004). Ispirata da una storia di violenza della polizia americana, peraltro.

Koyaanisqatsi
È passato un sacco di tempo e chissà di voi chi c’era e chi se lo ricorda: ma nel 1982 Koyaanisqatsi fu una cosa, una cosa molto nuova e ammirata e commentata (nicchie, eh: che poi eravamo tutti su E.T. e Ufficiale e gentiluomo). Un film, un documentario, fatto tutto di immagini rallentate o accelerate di posti del mondo e vita del mondo, con un’interrotta colonna sonora e una riflessione sulla civiltà e l’ambiente. Ripeto, non una cosa “facile”, anzi: ma una cosa “wow”. Che ingenui eravamo, stupendamente ingenui: oggi vediamo cose simili ovunque, le sappiamo fare con gli smartphone.

Ma prima, ci fu Koyaanisqatsi. Che ha ancora una bellezza speciale, mi pare (qui vedo che c’è tutto il film). E che si concludeva con una sequenza più ipnotica di tutte (in realtà la penultima) di detriti fluttuanti nel cielo dopo il lancio e l’esplosione di un razzo spaziale. La musica diventa una cosa inquietante e cullante insieme, con un breve giro di tastiere e la voce che ripete “koyaanisqatsi” (che è un termine Hopi che vuol dire “vita sbilanciata” o agitata, suppergiù). E quello è il “tema”del film, nell’ininterrotta colonna sonora che fu scritta da Philip Glass, grande sperimentatore di quelli che chiamiamo “genio”, trasversale a molti generi (e che a questo punto ha 84 anni, sant’uomo).


 

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