(Mauden)

Anche agli avvocati l’intelligenza artificiale può far comodo

Almeno se si occupano di diritto bancario: con il software Quaero potranno fare stime probabilistiche sull'esito delle cause

(Mauden)

Negli ultimi dieci anni in Italia i contenziosi bancari, cioè le cause tra le banche e i loro clienti, sono molto aumentati. È successo, in gran parte, perché sono aumentati i prestiti non ripagati, che in gergo sono chiamati “prestiti non performanti”, o “crediti deteriorati”: nel 2019 valevano complessivamente 327 miliardi di euro.

Dalla crisi economica del 2008, infatti, sempre più persone o aziende non riescono a restituire il dovuto, che si tratti di mutui, rate per l’acquisto di automobili, elettrodomestici e altri oggetti, ma anche bollette. Per questo capita con maggiore frequenza che le banche si rivolgano ai tribunali per recuperare il denaro prestato, ma anche che chi aveva chiesto un prestito faccia causa alle banche accusandole, ad esempio, di applicare tassi d’usura, oppure di praticare l’anatocismo, cioè di calcolare gli interessi considerando anche gli interessi scaduti e non pagati, in aggiunta al capitale iniziale.

Aumentando di numero, le sentenze che riguardano l’operato delle banche sono diventate sempre di più soggette a interpretazioni. È capitato che diversi tribunali prendessero decisioni diverse sulle stesse questioni giuridiche. Da più di vent’anni, ad esempio, i giuristi dibattono se in presunti casi di usura debbano essere rilevanti o meno i tassi di mora, cioè quelli che una persona versa quando è in ritardo sul pagamento.

C’è chi ritiene che anche i tassi di mora debbano essere conteggiati per valutare se l’interesse chiesto da una banca rientri nei limiti dei tassi d’usura e chi invece sostiene il contrario, considerandoli tassi particolari che non debbano rispettare la soglia. Essendo la giurisprudenza in materia complessa, e spesso contraddittoria, l’interpretazione è spesso lasciata al singolo giudice che sceglie, in base alle proprie convinzioni, quale criterio adottare per prendere una decisione.

Per questo il centro studi di matematica finanziaria per il diritto Alma Iura e la società di consulenza Mauden, un’azienda italiana che sviluppa software di gestione, analisi e sicurezza dei dati, hanno progettato, insieme, un algoritmo che permette di fare un calcolo delle probabilità sull’esito di una sentenza nel campo del diritto bancario. Il software che fa questi calcoli, ancora in fase di sviluppo, si chiama Quaero Statistic & Law.

Quaero raccoglie tutte le sentenze emesse dai tribunali italiani sulla materia di interesse e riesce a capirle perché Mauden ha costruito un modello di sintesi fra il complesso linguaggio delle sentenze e quello compreso dal software. I giuristi che hanno lavorato al progetto, con la collaborazione di uno scienziato del linguaggio, hanno elaborato una serie di sigle che sono state associate ai diversi concetti giuridici, che il software archivia, confronta ed elabora. Ma non fa solo questo, né si limita a restituire casi e sentenze con parole chiave corrispondenti, ma codifica e classifica i dati in esse contenuti con il metodo dell’inferenza statistica e usando una tecnologia d’intelligenza artificiale. In particolare, Quaero è in grado di fornire un calcolo probabilistico su come un singolo giudice potrebbe decidere in uno specifico contenzioso, in base alla media delle sue decisioni nelle sentenze passate.

In sostanza, gli avvocati esperti di diritto bancario potranno utilizzare Quaero per confrontare gli esiti dei vari giudizi e avere una serie di dati e corrispondenze in più: questo gli permetterà, caso per caso, di scegliere la strategia difensiva con più alta probabilità di successo.

Quaero può anche calcolare come un giudice può aver cambiato il suo orientamento in base a eventuali sentenze di altri tribunali, come, ad esempio, in caso di una sentenza della Cassazione a sezioni unite, cioè al più alto grado di giudizio. In altre parole, Quaero tiene conto della possibilità che un determinato giudice, dopo essersi espresso decine di volte a favore di chi ha presentato la causa nei contenziosi su un determinato tema, possa cambiare orientamento dopo che la Cassazione, su quel tema, ha favorito invece le ragioni della difesa. Fra i criteri con cui Quaero fornirà la sua elaborazione probabilistica sull’esito del processo, ci sarà anche una valutazione di quanto, in passato, e su altri temi, lo stesso giudice abbia cambiato orientamento nei suoi giudizi a seguito di una sentenza della Cassazione.

Marco Rossi, avvocato dello studio veronese Rossi Rossi & Partners e presidente di Alma Iura, spiega che l’obiettivo di Quaero «non è tanto di fare l’oracolo, ma di fornire gli occhiali a un miope: è uno strumento che serve a potenziare le capacità dell’avvocato, non certo a sostituirlo». Rossi aggiunge: «Ci sono cose che la macchina fa meglio, come calcolare una enorme massa di dati che un umano impiegherebbe una vita ad analizzare. L’unica alternativa per fare la stessa cosa sarebbe impiegare centinaia di persone con costi esorbitanti. Quaero cataloga ed elabora con una velocità impossibile per gli umani».

Rossi spiega ancora che oggi «chi fa gestione massiva del contenzioso, come quella sui crediti deteriorati, ha decine se non centinaia di migliaia di cause all’anno su tutti i fori, e quindi sapere cosa pensa un giudice su una determinata tematica, e come decide, è molto importante». Soprattutto per poter rispondere alla prima domanda che un cliente pone all’avvocato quando gli presenta una controversia: quante possibilità abbiamo di vincere? «Nella nostra materia», dice ancora Rossi, «se non si conosce il giudice che si occuperà della causa è quasi impossibile dare una risposta ex ante. Con Quaero saremo in grado di darne almeno una in termini di probabilità».