Una famiglia nella steppa di Mugan, nell'attuale Uzbekistan, 1905-1915. (Prokudin-Gorskii / Library of Congress)
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  • martedì 10 Novembre 2020

Il piacere del racconto

Soprattutto se si tratta di storie improbabili, inverosimili e fake news, scriveva già nell'Ottocento Gogol'

Una famiglia nella steppa di Mugan, nell'attuale Uzbekistan, 1905-1915. (Prokudin-Gorskii / Library of Congress)

«Il mortale… davvero è difficile perfino capire com’è fatto, codesto mortale: per quanto marchiana una nuova sia, ma purché sia una nuova, egli la riferirà immancabilmente a un altro mortale, non foss’altro per dire appunto: “Guardate un po’, che fandonia hanno messo in giro!”. E l’altro mortale porgerà con piacere l’orecchio, sebbene, dopo, sarà il primo a dire: “Ma questa è la più marchiana delle fandonie, indegna della minima attenzione!”. E dopo questo, s’avvierà immediatamente a cercare un terzo mortale, a cui raccontare la cosa; per poter quindi esclamare insieme, con nobile indignazione: “Che marchianissima fandonia!” E la cosa farà immancabilmente il giro di tutta la città, e tutti i mortali, quanti ve ne sono, ne parleranno immancabilmente a sazietà, e quindi riconosceranno che si tratta d’una cosa, la quale non merita attenzione alcuna, e non mette neppur conto parlarne».

Nikolaj Gogol’, Le anime morte (1842), pubblicato da Einaudi nella traduzione di Agostino Villa

La foto è tratta dal reportage fotografico sulla Russia a colori realizzato dal fotografo Sergey Prokudin-Gorsky tra il 1909 e il 1917, di cui avevamo scritto qui