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Nel nuovo lockdown riusciremo a seguire i corsi online a cui ci siamo iscritti?

In primavera molti si sono iscritti a un corso con entusiasmo, per poi abbandonarlo, ma con qualche dritta è più facile essere costanti

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Questa primavera molte persone hanno passato parte del proprio tempo libero, obbligate a casa per il lockdown, facendo corsi online. O almeno: molte persone si erano date questo proposito, ma non tutte sono riuscite a rimettersi a studiare veramente.

Il fatto che molti corsi online siano on demand, e quindi sempre disponibili, non aiuta: se una cosa puoi farla sempre, spesso finisce che non la fai mai. «E poi — chissà come mai — anche da adulti e anche quando il corso lo scegliamo e lo paghiamo, tendiamo comunque a comportarci come facevamo a scuola e non sfruttare opportunità importanti, come fare “i compiti” tra una lezione e l’altra», ha raccontato Gianluca Diegoli, esperto di formazione in campo digitale e cofondatore di Digital Update.

Digital Update è una società di consulenza che si occupa di marketing e comunicazione su internet, ed è stata una delle prime a fare corsi su questi temi in Italia. Occupandosi di formazione e comunicazione digitale, negli ultimi mesi ha cercato di capire come i cambiamenti che stiamo vivendo avranno effetto sul nostro modo lavorare e imparare, e come aiutare freelance e aziende a non accantonare la formazione continua, ma, possibilmente, a renderla più efficace. E i loro consigli su come affrontare nel modo migliore un corso online possono essere utili anche a chi ne sta facendo uno non per motivi di formazione professionale, ma anche solo per divertirsi e imparare qualcosa (una lingua, fare a maglia e chissà cos’altro) di nuovo.

Come trovare il tempo per un corso online
Se negli ultimi mesi avete acquistato un corso online, ma per qualche motivo non siete soddisfatti di come lo avete seguito, o continuate a rimandare il momento di iniziarlo, sappiate che non siete soli. Dopo gli anni della scuola e dell’università è facile perdere l’abitudine allo studio, specialmente se si ha un lavoro, una famiglia e degli impegni sociali a cui non si vuole rinunciare. E questo vale ancora di più in un periodo come quello che stiamo attraversando, in cui i ritmi di vita a cui eravamo abituati sono stati stravolti.

Il consiglio degli esperti di Digital Update è di stabilire subito in quali giorni e orari fare il corso, proprio come se fosse un appuntamento con qualcuno a cui non si può non presentarsi. Una volta deciso, il consiglio è di avvisare con anticipo familiari o colleghi (se è una formazione aziendale) che quel momento sarà dedicato al corso e non saranno ammesse distrazioni. Poi, per essere sicuri di non perdere la concentrazione, andrebbe organizzato uno spazio di lavoro (se non avete una scrivania in casa, improvvisatela), stabilito uno spazio virtuale o fisico dove raccogliere gli appunti, e chiudere tutte le chat silenziando le notifiche. Insomma, se avete deciso di iniziare un percorso di formazione, non c’è motivo per cui non dobbiate prenderlo sul serio.

Fare i compiti
Per mettere a frutto un corso di formazione non basta seguire le lezioni, ma bisognerebbe individuare ogni volta gli strumenti, i metodi e le novità più interessanti da mettere in pratica fin da subito. «La maggior parte delle cose le impari facendo», ha spiegato Alessandra Farabegoli, cofondatrice di Digital Update e una delle prime in Italia a occuparsi di formazione nell’ambito della comunicazione digitale: «Se il relatore dà un esercizio tra un incontro e l’altro, è importante farlo o si rischia di non imparare veramente quanto si potrebbe. Molti hanno l’aspettativa che il corso sia come una pillola magica e che basti ascoltare la lezione per imparare. Ma non è quasi mai così».

In generale, la formula più efficace che Digital Update cerca di portare avanti è quella di combinare contenuti on demand con momenti live. Di solito prima di un webinar, i docenti di Digital Update propongono un questionario preliminare per sapere quali sono le aspettative dei partecipanti e scoprire se hanno dei casi, cioè delle questioni concrete sul proprio lavoro, da sottoporre all’attenzione di insegnanti e compagni di corso.

Sia per i corsi a cui ci si può iscrivere singolarmente sia alle aziende che vogliono organizzare un corso di formazione per i propri dipendenti Digital Update propone spesso il modello della flipped classroom: chiede cioè ai partecipanti di prepararsi prima con alcuni materiali per poi discutere e approfondire meglio i temi nell’incontro col docente. E ancora alcuni pacchetti offrono la possibilità di incontrare singolarmente il docente dopo aver seguito il corso. «In molte di queste occasioni, quello che notiamo è che c’è molta ritrosia a mettersi in gioco», ha detto Farabegoli.

Alcuni corsi online offrono degli strumenti per mettere in contatto chi li segue o li ha seguiti in passato: in questo modo il corso non è più solo un’attività individuale temporanea, ma diventa un’occasione di arricchimento e confronto collettivo a lungo termine. Per esempio Digital Update ha un gruppo Facebook dedicato a chi segue i suoi corsi e le sue newsletter, dove è possibile per tutti gli utenti tenersi in contatto e confrontarsi sui temi dei corsi. Chi partecipa a questo scambio solitamente trova anche un incentivo e una motivazione per andare avanti col corso che sta facendo, e magari iniziarne di nuovi.

Consigli per chi i corsi li tiene
Quando a marzo le restrizioni imposte dal governo hanno impedito il proseguimento dei corsi di persona, Digital Update aveva diverse formazioni in corso che ha dovuto spostare online. Secondo Alessandra Farabegoli, «la formazione a distanza si può fare, e in modo efficace, purché la si imposti tenendo presente che ci sono vincoli e condizioni diverse da quelle che caratterizzano le aule dal vivo». Digital Update aveva cominciato a fare corsi online già nel 2018 e molti docenti avevano esperienza con i webinar: «Da un punto di vista tecnologico il passaggio è stato più semplice che per altri, ma ha richiesto comunque un ragionamento da parte di tutti i docenti, che hanno dovuto ripensare i loro corsi».

Per esempio, la prima cosa che hanno rivisto sono stati i tempi: «Abbiamo organizzato appuntamenti più brevi perché la concentrazione quando si segue un corso online dura meno». Bisogna anche tenere conto del fatto che durante i corsi online in videochiamata è più difficile che si crei un affiatamento tra i partecipanti perché la comunicazione è meno spontanea e mancano le chiacchiere e le pause caffè. Per questo può essere utile pensare di creare altri momenti di interazione e assegnare dei compiti di gruppo da portare avanti tra una lezione e l’altra o durante il corso stesso.

«In questo gli sviluppi delle piattaforme di videochiamata hanno aiutato: molte app danno la possibilità di dividere i partecipanti in sottoclassi con un click e lavorare in piccoli gruppi ma in contemporanea», ha spiegato Diegoli: «In alcuni dei corsi che abbiamo fatto di recente questa parte di esercitazioni di gruppo ha funzionato molto bene e i partecipanti hanno fatto un gran lavoro».

Ci sono altri vantaggi dei corsi online che vanno sfruttati: innanzitutto, la condivisione di link, documenti, materiali e strumenti è molto più facile e immediata. E non solo: tutto ciò che viene detto durante le lezioni può essere salvato e riascoltato. Il fatto che le persone possano partecipare da casa loro rende anche molto più eterogenei i gruppi e molto più interessante il contributo di ognuno.

E la formazione nelle aziende?
La formazione aziendale è forse una di quelle che stanno risentendo di più degli sconvolgimenti degli ultimi mesi. Un po’ perché le aziende in generale hanno talmente tante questioni da affrontare che la formazione è l’ultima delle preoccupazioni; un po’ perché più una struttura è grossa e più fa fatica ad adattarsi a nuove modalità.

«Il corso che prima facevamo in una giornata non poteva andare avanti così anche a distanza e l’abbiamo spacchettato in più appuntamenti», ha spiegato Diegoli. Il motivo per cui tradizionalmente i corsi di formazione durano una giornata è che prima le persone si liberavano un giorno dagli altri impegni di lavoro per andare farli. Ma se i corsi si spostano online e gli appuntamenti diventano più flessibili, non c’è una vera ragione per farli durare otto ore, anzi.

Secondo Diegoli, «le aziende dovranno fare un bilancio rispetto a quando ha senso muoversi per fare formazione di persona e quando no. È indubbio che anche alle aziende alternare i momenti in presenza e i momenti online permetta una maggiore elasticità, ma è fondamentale che tra i dipendenti passi il concetto che la parte fatta a distanza non è meno valida di quella in persona».

Un paio di cose in più su Digital Update
Digital Update esiste dal 2012 e fin da subito ha cercato di distinguere i propri corsi dall’immaginario legato alla formazione aziendale, fatto di caffè scadenti, moquette nelle hall di alberghi accanto alle tangenziali e sedi impersonali delle associazioni di categoria.

All’inizio i corsi non duravano più di due giorni, «perché, per le cose che c’erano da sapere sul digital marketing allora, erano più che sufficienti», ha raccontato Farabegoli. Si parlava comunque già molto delle nuove piattaforme digitali e di come potessero essere usate per lavoro, ma era difficile capire di chi fidarsi per impostare la propria strategia sui social, ad esempio. «In quegli anni abbiamo cominciato a definirci ironicamente “fuffa free”, perché ci sembrava importante distinguerci da chi vendeva l’idea che esistessero formule magiche per avere successo su internet», ha raccontato Farabegoli: «Il nostro approccio è sempre stato quello di sperimentare con curiosità le novità digitali, ma sempre nel contesto di una strategia solida, usando gli strumenti per la loro utilità, non perché sono di moda». “Fuffa free” poi è rimasto come slogan di Digital Update.

Col tempo decine di docenti esperti in ambiti molto diversi si sono aggiunti alla squadra di Digital Update: oggi, sfogliando il catalogo sul sito si va da corsi di grafica per non grafici, di email marketing per vendere online e di tecniche di emotional writing. «È vero che quest’anno tante cose sono cambiate velocemente, ma in un certo senso il nostro lavoro si è sempre evoluto e non è mai rimasto uguale a se stesso», ha detto Farabegoli: «Uno dei nostri motti è “imparare a imparare”: la formazione è una cosa continua e questo approccio è esattamente quello che insegniamo nei nostri corsi».