(hape662/Flickr)

Dovremmo conoscere meglio le vespe

Tendiamo a temerle troppo, quando nella maggior parte dei casi non sono un pericolo: salvo allergie, o nidi in garage

(hape662/Flickr)

Assieme alle zanzare, l’estate costringe un po’ tutti a incontri ravvicinati con un’altra bistrattatissima famiglia di insetti: le vespe, capaci di rovinare pranzi all’aperto e di causare una considerevole dose di allarme e trambusto nel caso di un nido costruito vicino a un luogo abitato. Ma ci sono vespe e vespe, e non tutte dovrebbero preoccuparci: riconoscerle non è difficile, e può risparmiare qualche spavento e aiutare a convivere con insetti che, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno cattive intenzioni.

Vespe e api
La distinzione tra vespe e api è un fondamentale dell’osservazione faunistica: sono due famiglie dello stesso ordine, quello degli imenotteri, ma sono insetti completamente diversi. La principale e più evidente differenza tra le due famiglie, per quanto riguarda l’aspetto, è che le api hanno il corpo ricoperto di peli, mentre quello delle vespe è liscio, oltre che più allungato.

A cosa servono le vespe?
È una domanda che si sente spesso, come variante di quella sulle zanzare: ed è evidentemente mal posta, perché spesso nasce da una considerazione degli animali in funzione dell’uomo e dei vantaggi che, eventualmente, gli possono portare. Se invece il dubbio è su quale sia il ruolo delle vespe nell’ecosistema in cui vivono, per prima cosa sono impollinatori, come tanti altri insetti percepiti come fastidiosi. Non sono di certo centrali come le api, ma trasportano comunque il polline dei fiori sui quali si posano. Ancora più importante, poi, è il loro ruolo nel contenimento dei parassiti e degli insetti infestanti di cui si cibano, che in loro assenza potrebbero proliferare eccessivamente.

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Punture
A preoccupare di più, delle vespe, è comunque la possibilità – spesso esagerata ma comunque fondata, in certi casi – che pungano le persone. Soprattutto considerando la nozione piuttosto diffusa, ed esatta, che possono usare ripetutamente il pungiglione senza troppi problemi, a differenza delle api che dopo averlo usato per pungere muoiono eviscerate.

Ma anche se possono farlo con più disinvoltura, le vespe non pungono se non per difendere se stesse o il proprio nido. Anche se le nostre intenzioni non sono minacciose, possono certamente avvenire dei fraintendimenti: e quindi ritrovarsi a dover avere a che fare con una vespa aggressiva. Questa eventualità, ovviamente, è preoccupante soprattutto per chi è allergico, e potrebbe perciò sviluppare una pericolosa reazione.

Per gli altri, una puntura di vespa comporta normalmente un dolore iniziale, con successivo arrossamento, gonfiore e bruciore della pelle. Può essere più o meno grave, a seconda della zona punta e della quantità di veleno iniettato, e può comportare problemi seri se le punture sono molte. Se la puntura è una sola, però, si può rimanere relativamente tranquilli, curandola con impacchi di acqua fredda e creme apposite, che possono essere prescritte dal medico. Nel giro di due o tre giorni, il gonfiore e il prurito se ne vanno da soli.

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Come evitare di essere punti
Ci sono regole generali che valgono per tutte le vespe (e anche per le api), e altre che invece sono specifiche per certe specie. Un consiglio sempre valido è di non agitarsi, se una vespa ci inizia a ronzare intorno: se ci si può allontanare, è il modo migliore per evitare possibili guai. Meglio non scacciarla con le mani, né tantomeno schiacciarla, comportamenti che di norma ne aumentano l’aggressività.

Se invece è la vespa che ci sta importunando, è perché è probabilmente attratta dal cibo, oppure da qualche goccia di una bevanda zuccherata, oppure da un profumo o uno shampoo particolarmente intensi, o dai nostri abiti colorati.

Ci sono vespe e vespe
In Italia le vespe più comuni sono la vespa comune, la vespa germanica, la vespa cartonaia e il calabrone. Ma è facile avvistarne anche di altre specie, in certi casi potenzialmente pericolose e in altri totalmente innocue, anche se dall’aspetto minaccioso.

Vespa comune e vespa germanica
Nonostante siano due specie diverse, hanno molte caratteristiche in comune ed è piuttosto difficile distinguerle. Le differenze nell’aspetto sono minime, e soprattutto sono visibili soltanto con un esame attento e ravvicinato: la principale è che la vespa germanica ha tre puntini neri sulla testa, mentre la vespa comune ha una macchia. I maschi poi sono ancora più simili tra di loro.

In ogni caso, se durante un picnic siete importunati dalle vespe, è estremamente probabile che siano di una di queste due specie. Come ha spiegato il New York Times, possono volere le proteine del vostro panino al prosciutto per le proprie larve o lo zucchero della vostra bibita per sé, o ancora succhiare un po’ di birra o di vino, ma non sono mai lì per caso: «sembra che stiano cercando di rovinarci la giornata, ma in realtà vogliono solo cibarsi» ha spiegato Jennifer Jandt, zoologa della University of Otago, Nuova Zelanda.

Vivono in colonie avviate in primavera da una regina, che inizia a deporre le prime uova e continua fino all’autunno, quando muore: nel frattempo, il nido è costruito e portato avanti dalle sue figlie, che per la stragrande maggioranza sono vespe operaie (i maschi, con cui si riproduce una piccola percentuale delle operaie, compaiono di solito a fine estate). Le vespe comuni e germaniche si cibano di un po’ di tutto, dai bruchi alle insalate di riso, e hanno un ruolo importante nella decomposizione delle carcasse.

Una vespa germanica. (Marek_bydg/Wikimedia)

Il consiglio di Jandt, se una di queste vespe arriva a disturbare il nostro picnic, è di lasciarla posare e fare quello che deve fare. Questo vale finché sono poche: se ce ne sono tante, è probabile che ci si sia avvicinati troppo a un nido, che possono essere in molti posti diversi, compreso un cassone delle tapparelle o un’intercapedine in un garage. «Le probabilità dicono che se incappate in un nido di vespe, verrete punti almeno 10 volte mentre scappate» ha detto Jandt. Meglio quindi evitare di risolvere il problema da soli, e rivolgersi ai vigili del fuoco – che però intervengono solo in particolari condizioni, se il nido è sufficientemente grosso o se ci sono rischi straordinari – o a una ditta specializzata.

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Vespa cartonaia
Il suo nome scientifico è Polistes dominula, mentre quello comune deriva dalla sua abilità nel costruire i nidi. Sono simili a quelle comuni e germaniche, ma hanno delle caratteristiche che le rendono sufficientemente facili da riconoscere per il corpo decisamente più affusolato, e per le due zampe posteriori che rimangono “a penzoloni” mentre volano.

(Frank Vincentz/Wikimedia)

A distinguerle dalle vespe comuni e germaniche è anche la loro struttura sociale, complessa e con comunità che iniziano con una lotta per il dominio tra regine diverse. L’altra grande differenza è che le vespe cartonaie sono sensibilmente meno aggressive. Per essere punti «bisogna impegnarsi» ha detto al New York Times Elizabeth Tibbetts, biologa della University of Michigan specializzata nei vespidi. Il problema è che non hanno troppi problemi a costruire il nido vicino ai posti abitati. Se in primavera si trova un nido di vespe cartonaie nel proprio giardino, ha spiegato l’entomologa Meghan Asche, è consigliabile scegliere una mattina fredda – sotto ai 15 gradi – per staccarlo con un bastone. La regina non vola a temperature troppo basse, e le vespe presenti lo ricostruiranno da un’altra parte. Se ci si accorge del nido in estate, è meglio chiamare una ditta specializzata.

Calabrone
È il nome comune della vespa crabro, anche se spesso viene usato impropriamente per identificare i bombi, che sono apidi e che sono totalmente innocui per l’uomo. I calabroni sono abbastanza facili da riconoscere, perché sono simili alle vespe comuni ma grandi più o meno il doppio, e con una colorazione rossiccia del capo e del torace. I calabroni possono essere pericolosi, anche se come le altre vespe non attaccano l’uomo se non si sentono minacciati e in generale tendono a essere molto più schivi delle vespe più piccole, evitando di avvicinarsi troppo alle persone. Il consiglio generale è come al solito di non agitarsi, e di lasciarli stare.

Un calabrone. (Markus Flath/Wikimedia)

Il problema è più che altro rappresentato dai nidi costruiti vicino o all’interno delle case: problema che deve risolvere necessariamente una ditta specializzata perché avvicinandosi si verrebbe facilmente attaccati. Una puntura di calabrone può essere più dolorosa di quella di una vespa, ma non comporta rischi particolari a chi non è allergico. Insieme al veleno, però, i calabroni iniettano anche feromoni che attirano gli altri esemplari, funzionando in pratica come un segnale di richiesta d’aiuto. Tante punture di calabrone possono essere un pericolo serio per chiunque. I calabroni possono poi essere un problema per i raccolti di frutta, di cui sono ghiotti.

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Vespa velutina
È una vespa di cui si è spesso discusso negli ultimi dieci anni. Non è autoctona dell’Europa, ma arriva invece dall’Asia: i primi avvistamenti nel nostro continente risalgono al 2004, vicino a Bordeaux, in Francia, dove si pensa sia arrivata trasportata insieme alla merce dalla Cina. Da lì si sono diffuse in diversi paesi europei, ma in Italia le vespe velutine sono presenti quasi esclusivamente in Liguria e nel basso Piemonte. Distinguerla non è difficile: ha la testa e il torace neri, mentre l’addome è caratterizzato da spessi anelli neri alternati ad altri più sottili, gialli. Un’altra caratteristica è che l’estremità delle zampe è gialla.

Una vespa velutina. (Gilles San Martin/Wikimedia)

La vespa velutina, a differenza delle vespe autoctone, è un problema: principalmente perché uccide in grande quantità le api, che in Europa non sono abituate a difendersi. Le conseguenze possono essere gravissime per la biodiversità degli ecosistemi che invade, e quindi da quando è stata avvistata in Italia è nata un’attività di monitoraggio per tenerla sotto controllo e, all’occorrenza, distruggerne i nidi. Per quanto riguarda i rischi per l’uomo, invece, non sono molto diversi da quelli del calabrone.

Le altre
Negli ultimi mesi negli Stati Uniti i media hanno dedicato molto spazio ai problemi causati dal calabrone gigante asiatico, anche conosciuto come vespa mandarina, un insetto originario dell’Asia grosso, molto velenoso e particolarmente aggressivo: in Italia e in Europa, però, non è mai stato avvistato ufficialmente. Può capitare invece di imbattersi in un’altra grossa vespa, la Megascolia, conosciuta anche come vespa mammut, lunga fino a 5-6 centimetri – è il più grande vespoide europeo – e caratterizzata da un addome scuro e peloso. È una vespa solitaria, docile e innocua per l’uomo, nonostante l’aspetto un po’ minaccioso.

Una vespa mammut. (Loz/Wikimedia)

Un’ultima specie facile da avvistare è la Sceliphron spirifex, chiamata vespa vasaio o vespa muratrice: sono quelle lunghe, scure e con l’addome che sembra “staccato” dal torace e caratterizzata dalla forma che assumono durante il volo, con la parte posteriore del corpo a penzoloni. Punge molto raramente, e comunque non è particolarmente dolorosa, ovviamente a meno di allergie.

Una vespa vasaio. (Donkey shot/Wikimedia)

Una famiglia di insetti che non va confusa con i vespidi, infine, sono i sirfidi, importanti agenti impollinatori che sono più simili in realtà alle mosche – appartengono allo stesso ordine, quello dei ditteri – ma che hanno in molti casi una colorazione a strisce gialle e nere che può confondere un osservatore poco esperto. Non pungono, anche se possono essere molesti come le mosche.