(Il Post)

Abbiamo provato cinque contapassi da polso

Ora che possiamo uscire a camminare, correre e pedalare e molti vorrebbero ricominciare a fare movimento

(Il Post)

I fitness tracker, detti anche activity tracker o semplicemente contapassi, sono dei dispositivi da polso simili a piccoli orologi che tengono traccia dell’attività fisica di chi li indossa. Ne esistono numerosi modelli di vari marchi e vari prezzi, che oltre a registrare i passi e gli allenamenti, fanno anche altre cose, come tracciare il sonno e il battito cardiaco, calcolare il consumo di calorie e inviare notifiche quando si è fermi da troppo tempo. Visto che da qualche settimana anche i membri della redazione del Post hanno ricominciato a fare passeggiate, pedalate, corse e tutte le attività all’aperto che per qualche mese in Italia erano state vietate a causa del coronavirus, ne abbiamo approfittato per testare alcuni di questi dispositivi e capire a cosa servono, per chi sono utili e come sceglierli.

Ne abbiamo provati cinque, selezionandoli tra quelli meglio recensiti dai siti di tecnologia: Inspire HR e Charge 3 di Fitbit (l’azienda più famosa per questo genere di dispositivi, recentemente acquistata da Google), Galaxy Fit di Samsung, Mi Smart Band 4 di Xiaomi e Vivoactive 4S di Garmin. Ognuno ha caratteristiche che possono essere più o meno rilevanti per quello di cui ciascuno ha bisogno. Per esempio, un redattore ha detto che ne comprerebbe uno anche solo per la sveglia che, una volta impostata dalla app, vibra all’orario definito svegliando chi la indossa senza disturbare la persona che gli dorme accanto.

Come funzionano i contapassi?
In breve, con dei sensori che registrano ogni minimo movimento del dispositivo, e quindi del polso di chi lo indossa: i dati raccolti vengono poi dati in pasto a degli algoritmi, che li interpretano e li organizzano. Dai movimenti del nostro polso, i fitness tracker dovrebbero quindi capire da soli se stiamo camminando, correndo, nuotando o pedalando e salvare tutte queste informazioni su una app per smartphone collegata. Non si tratta però di un’analisi infallibile: può capitare per esempio che dopo aver camminato spingendo un passeggino (e quindi tenendo il polso più fermo di come si farebbe se si camminasse normalmente) ci si ritrovi l’attività registrata come “ciclismo”.

In generale, bisogna fare almeno una decina di minuti di attività prima che il dispositivo lo registri: se fate una corsa o tratto in bici di 8 minuti, molto probabilmente il tracker non farà a tempo ad “accorgersene”. In generale comunque se volete essere sicuri di avere un resoconto dettagliato di una certa attività conviene sempre “avvisare” manualmente il contapassi quando state per iniziarla e poi di nuovo quando la finite.

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I contapassi che abbiamo provato misurano anche il battito cardiaco. Tramite la luce a led verde che c’è sotto il quadrante, il dispositivo riesce a contare le variazioni di volume nei capillari del polso date dalla circolazione del sangue e in questo modo ottiene il numero di battiti al minuto. Combinando le informazioni date dai sensori di movimento e quelle del battito cardiaco, di notte i fitness tracker riescono a fare una stima della durata e dell’andamento delle fasi del sonno: REM, leggero e profondo, dando poi un punteggio alla qualità del riposo e dei consigli su come dormire meglio.

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Meglio un contapassi o uno smartwatch?
Un contapassi serve a darsi degli obiettivi di movimento, a ridurre la propria sedentarietà e a monitorare la qualità del sonno. Tutte queste cose si possono fare anche con gli smartwatch, gli orologi simili a smartphone, che però hanno anche molte altre funzioni non necessariamente utili a tutti. Inoltre gli smartwatch sono molto più costosi dei fitness tracker essendo più simili agli smartphone. Se non vi interessa avere un orologio da cui poter fare molte delle operazioni che solitamente fate con il telefono, ma volete solo monitorare la vostra attività fisica, un fitness tracker va più che bene: è più leggero, meno ingombrante e la batteria dura molti più giorni.

Fitbit Inspire HR e Fitbit Charge 3
Abbiamo deciso di provare due diversi contapassi di Fitbit perché è il marchio più citato e meglio recensito tra quelli che producono questo tipo di dispositivi. Fitbit Inspire HR costa 80 euro su Amazon85 su ePrice, mentre Charge 3 ne costa 94 su ePrice e 100 su Amazon. La differenza di prezzo è dovuta ad alcune funzionalità che il secondo ha in più rispetto al primo: registra in automatico i piani di scale (anche se in modo abbastanza approssimativo) e la batteria dura più a lungo, quella di Fitbit Inspire HR circa 5 giorni, quella di Charge 3 circa una settimana. Una delle funzioni in più di Charge 3 dovrebbe essere la capacità di riconoscere anche se chi lo indossa fa un pisolino a metà giornata, ma dai nostri test abbiamo notato che lo fa anche Inspire HR.

A sinistra Fitbit Charge 3, a destra Fitbit Inspire HR: in entrambi la schermata principale si può personalizzare (il Post)

Rispetto a Charge 3, Inspire HR è meno ingombrante e più leggero, due cose di cui tenere conto soprattutto se si ha intenzione di usarlo di notte. Meno costoso di Fitbit Inspire HR, c’è Fitbit Inspire e basta, che costa 70 euro: ma non ha la misurazione dei battiti cardiaci.

Sia il Charge 3 che l’Inspire HR ci sono sembrati molto affidabili nel riconoscere le varie attività (superiori a 10 minuti) automaticamente. Una redattrice ha detto di Fitbit Inspire HR: «Ho passato una giornata alternando percorsi a piedi e in bicicletta segnandomi gli orari delle varie attività (quando partivo da un posto e quando arrivavo in un altro) e quando ho guardato il report sulla app a fine giornata tornava tutto perfettamente». Questo grazie anche al fatto che dalla sezione “Allenamento” della app è possibile vedere contemporaneamente tutte le attività (sia aggiunte automaticamente che manualmente) della giornata in corso e delle giornate passate, con tanto di orario, durata, battito, calorie e grassi bruciati (i primi due valori sono misure, gli altri due sono stime più o meno approssimate).

Se volete anche registrare il percorso (col GPS dello smartphone) che fate e la velocità, dovete attivare l’allenamento manualmente dal Fitbit, scegliendo tra corsa, ciclismo, camminata o altro. Dal tracker è anche possibile fare esercizi di respirazione guidati, attivare il cronometro, impostare un timer o una sveglia.

Entrambi i modelli di Fitbit possono essere sincronizzati con lo smartphone per ricevere le notifiche delle app di messaggi e leggerle direttamente dal contapassi. Solo da Charge 3 e solo se si ha uno smartphone Android, si può anche rispondere selezionando una frase o un emoji preimpostato. Entrambi hanno una funzione che calcola l’attività oraria per chi per esempio lavora in ufficio e passa molte ore seduto: se in 50 minuti non vengono fatti almeno 250 passi, Fitbit invia una notifica (con vibrazione, molto discreta) che segnala quanti passi mancano per raggiungere l’obiettivo orario.

Samsung Galaxy Fit
Costa più o meno come Fitbit Inspire HR: 80 euro su Amazon, 93 su ePrice ma su eBay si trova anche a meno, 70 euro. Il principale limite di Samsung Galaxy Fit è che richiede di scaricare due app: Galaxy Wearable per le impostazioni del contapassi e Samsung Health per i report sulla salute. Se avete un iPhone, al posto di Galaxy Wearable — che c’è solo per Android — dovete scaricare Samsung Galaxy Fit. La redattrice che ha testato questo modello con un iPhone 11 all’inizio ha avuto qualche problema e ha perso diverso tempo prima di riuscire a connettere il contapassi alla app, che sembrava non rilevarlo. Se dovesse capitarvi, lei è riuscita a farlo dopo diversi tentativi, non sa bene come: accendendolo e spegnendolo, collegandolo e scollegandolo più volte dal Bluetooth. In ogni caso, anche una volta collegato, la app aveva meno funzionalità di quella per Android.

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Ma se non avete un iPhone, questo contapassi di Samsung funziona bene ed è stato apprezzato da entrambe le redattrici che l’hanno provato. Oltre a misurare i passi, mandare notifiche quando si è fermi da troppo, riconoscere e registrare le attività fisiche, misurare il battito cardiaco e la qualità del sonno, ha anche una funzione che “misura lo stress” e si possono inserire manualmente informazioni su alimentazione e idratazione. La batteria dura una settimana abbondante.

Come Fitbit Charge 3 permette di rispondere ai messaggi direttamente dal quadrante con brevi frasi preimpostate, se si ha uno smartphone Android. Come i due Fitbit riconosce bene anche le attività che non vengono avviate manualmente, ma conviene farlo se volete anche una mappa del percorso del vostro allenamento e il numero di chilometri percorsi, oltre alla durata e alle calorie bruciate. Al contrario di Fitbit, sulla app non è possibile vedere in un unico report tutte le attività (impostate manualmente o registrate automaticamente), passi e allenamenti vengono contati separatamente.

Le persone che l’hanno provato l’hanno trovato comodo da tenere al polso, anche perché è particolarmente leggero e il cinturino è fatto di un materiale che non si appiccica alla pelle e non fa sudare. Il cinturino si chiude in modo strano e all’inizio può sembrare non facilissimo da slacciare: in realtà basta far uscire la “fibbia” dal buco e tirarla, ed è molto comodo per chi indossa spesso le camicie e in generale non vuole pezzi di cinturino d’intralcio. La funzione move to view, cioè quella che fa sì che il quadrante si accenda solo quando chi lo indossa muove il polso per orientarlo verso di sé, è meno sensibile che in Fitbit e spesso si finisce ad accenderlo col tasto laterale per fare prima.

Garmin Vivoactive 4S
È il più costoso tra quelli che abbiamo provato: sul sito di Unieuro costa 270 euro, su Amazon e su ePrice costa 300. Diversamente dai contapassi di fascia media considerati finora, che usano il GPS dello smartphone, questo ha il GPS integrato, il che vuol dire che potete andare a correre o camminare senza portarvi il telefono e lui comunque traccerà tutto il percorso. Chi si allena senza telefono, può anche scaricare playlist da Spotify e Amazon Music per ascoltarle usando delle cuffie Bluetooth, mentre chi tiene il telefono vicino ma non a portata di mano può comunque usare il tracker per cambiare la musica più velocemente. Il Vivoactive 4S somiglia in tutto a un orologio digitale da polso: è più ingombrante degli altri tracker e, anche se nel complesso è leggero e comodo da indossare, di notte può essere un po’ fastidioso.

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È un fitness tracker pensato per sportivi che vogliono un resoconto dettagliato dei propri allenamenti (c’è anche la voce “sudorazione prevista”) e che hanno tutte le intenzioni di sfruttare il ricco catalogo di tutorial di esercizi preimpostati che si possono far partire e vedere direttamente dal quadrante (come si vede nella foto sopra). Dalla app si possono anche creare degli allenamenti personalizzati e poi scaricarli sul tracker. Se pensate già che queste funzioni non vi interessano e che volete solo un semplice contapassi, il Garmin non fa per voi.

La app è molto dettagliata e ricca di funzioni, quindi se si decide di acquistare questo modello bisogna mettere in conto di dedicare un po’ di tempo a capire tutte le opzioni che offre e come sfruttarle al massimo. Rispetto alla facilità di utilizzo di Fitbit e Samsung, l’esperienza con Garmin è un po’ più macchinosa: le informazioni che raccoglie sono tante ma sono tutte frammentate nelle varie sezioni della app ed è difficile avere un quadro generale di tutte le attività (manuali e automatiche) registrate nell’ultima settimana, per esempio. I redattori che l’hanno provato per qualche giorno si sono trovati d’accordo sul fatto che se dovessero valutare di acquistare questo modello, allora prenderebbero certamente in considerazione anche alcuni smartwatch come Apple Watch e Samsung Gear, che hanno costi simili ma sono più sofisticati e belli da vedere. La batteria dura 5-6 giorni.

Xiaomi MI Smart Band 4
È il più economico che abbiamo provato ― costa 29 euro su Unieuro, 30 euro su ePrice o su eBay e 33 euro su Amazon ― e infatti è anche quello meno sofisticato e con meno funzioni. La app MI Fit contiene solo poche informazioni essenziali: un redattore abituato alla app di Fitbit l’ha definita «un po’ confusa, incompleta e con qualche errore di traduzione». Una redattrice ha usato Mi Smart Band 4 per un percorso in bici di più di mezz’ora, e dice che non lo ha rilevato automaticamente, lasciando una specie di buco nel report giornaliero. Il tragitto in bici che ha avviato manualmente invece è stato salvato e ha restituito un report piuttosto completo (immagine in mezzo).

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In compenso la batteria è quella che dura più a lungo di tutti i contapassi che abbiamo provato: in quattro giorni di utilizzo si è scaricata del 14 per cento, cosa che fa pensare che l’autonomia di tre settimane dichiarata dal produttore sia realistica. Per chi non è disposto a spendere più di 40 euro comunque può essere un acquisto da valutare: misura i passi, il battito cardiaco, la distanza percorsa e le calorie bruciate, ha la funzione “sveglia”, i comandi per la musica dello smartphone e invia avvisi anti sedentarietà.

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Conclusioni
In generale, l’impressione dei redattori che hanno fatto i test con i fitness tracker era abbastanza positiva: dopo averli tenuti per qualche giorno, più di un redattore ha detto che vorrebbe comprarne uno. Una redattrice ha detto che il fatto di poter quantificare l’attività fisica che fa ― anche quella meno intensa, come una passeggiata di mezz’ora ― le ha dato grande soddisfazione e che nei giorni in cui si accorge di non aver raggiunto l’obiettivo di passi prefissato trova più facilmente la motivazione per uscire a fare un giro.

I due Fitbit sono quelli che offrono un’esperienza in generale migliore al prezzo più basso. Il Charge 3 costa 20 euro in più ma offre alcune funzionalità che l’Inspire HR non ha: se non vi interessa misurare i piani di scale e rispondere ai messaggi dal quadrante, e se siete disposti a ricaricarlo ogni 5 giorni anziché ogni 7, vi andrà benissimo l’Inspire HR. I redattori che l’hanno testato hanno apprezzato anche il Samsung Galaxy Fit, che ha un prezzo intermedio tra i due, ma che consigliamo solo a chi ha uno smartphone con sistema operativo Android: essendo di Samsung, infatti, la app per iOS non è completa come quella per Android e può dare qualche noioso problema di collegamento.

Se andate spesso a correre o a fare attività fisica senza portarvi dietro lo smartphone e quindi volete un fitness tracker col GPS incorporato, tra quelli che abbiamo testato l’unico ad averlo è il Garmin Vivoactive 4s. Questo modello è un po’ più sofisticato e costoso degli altri quattro: va bene se, oltre alle funzioni che hanno anche gli altri, volete attingere da un ricco catalogo di tutorial per fare allenamenti preimpostati e scaricarne di nuovi personalizzati direttamente sul tracker. MI Smart Band 4 di Xiaomi è il contapassi più economico che abbiamo testato e anche se non è quello che ci ha entusiasmato di più pensiamo comunque possa essere un buon acquisto per chi vuole spendere poco.

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Abbiamo provato a indossare per una giornata tutti i contapassi insieme e ci siamo accorti che la stima dei passi è sempre più alta nei Fitbit e nel Samsung, un po’ più bassa nel Garmin e ancora di più nello Xiaomi: per esempio nella stessa giornata Fitbit Inspire HR ha registrato 9.233 passi, Samsung 9.429, Garmin 8.879 e Xiaomi 8.468. Sempre tenendoli addosso tutti insieme per un po’, invece, abbiamo visto che la stima dei battiti al minuto è abbastanza simile tra i vari dispositivi e anche l’andamento del sonno ci è sembrato in generale abbastanza realistico.

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Disclaimer: con alcuni dei siti linkati nella sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google. Se invece volete saperne di più di questi link, qui c’è una spiegazione lunga.