(AP Photo/Patrick Semansky)
  • Moda
  • giovedì 30 Aprile 2020

Il successo delle Crocs durante il coronavirus

Le stanno comprando anche quelli che le trovano brutte perché sono comode e facili da lavare: e ora non le vede nessuno

(AP Photo/Patrick Semansky)

«Forse pensavate che le calzature della pandemia sarebbero stati i calzini, ma i dati di vendita mostrano che, in realtà, sono degli zoccoli in resina», cioè le Crocs, come scrive il sito Quartz. Negli Stati Uniti infatti sono tra i pochi tipi di scarpe che si vendono ancora, nonostante le restrizioni e il distanziamento fisico per contenere il coronavirus, che hanno messo in difficoltà il settore delle calzature, oltre che della moda in generale.

Un rapporto della società di ricerca NPD ha confrontato la vendita di scarpe negli Stati Uniti tra il primo trimestre del 2020 e quello del 2019 e ha scoperto che è diminuita complessivamente del 24 per cento, se si escludono le pantofole. La categoria che ha sofferto meno è quella delle calzature per il tempo libero, come le infradito, gli scarponcini e gli zoccoli, cioè la categoria della Crocs. Beth Goldstein, analista di accessori e calzature per NPD, ha detto che le Crocs sono state «l’unico marchio a crescere nel mese di marzo».

Uno dei motivi è che vengono indossate da molti operatori sanitari, nonostante siano state inventate, nel 2002, come scarpe da barca da un gruppo di amici in Colorado. Sono fatte di un particolare tipo di resina brevettata, il Croslite, che le rende leggere, comode, resistenti agli odori e facili da lavare in acqua fredda. Dopo l’inizio della pandemia, l’azienda ha donato 450mila paia di Crocs a medici e operatori sanitari negli Stati Uniti: ha inviato alcuni rifornimenti direttamente agli ospedali e alle strutture sanitarie ma anche i singoli lavoratori possono richiederle online. Ha detto che continuerà a donarle finché non saranno terminate le scorte.

La diffusione delle Crocs è tuttavia dovuta al successo che hanno anche tra le persone comuni. Nei primi tre mesi del 2020, la vendita al dettaglio di Crocs è diminuita del 9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, soprattutto a causa della chiusura dei negozi imposta per limitare il contagio da coronavirus; le vendite all’ingrosso però sono aumentate del 27 per cento, quelle dell’e-commerce sono cresciute del 14 per cento. Le vendite in tutto il mondo sono leggermente diminuite, soprattutto a causa dei cattivi risultati in Asia. Nel 2019, i ricavi totali erano stati di 1,2 milioni di dollari, una cresciuta del 13 per cento rispetto all’anno prima.

Da anni le Crocs sono al centro di una guerra ideologica tra chi le compra e consiglia, trovandole estremamente pratiche, e tra chi le rifiuta categoricamente, ritenendole orrende. Crocs stessa ha fatto della bruttezza dei suoi zoccoli un punto di forza, per esempio nell’attuale campagna pubblicitaria “Come as you are”, che invita a sentirsi a proprio agio nel proprio corpo e nelle proprie Crocs. Sono state indossate nel tempo libero da personaggi famosi e bellissimi, e apprezzate da stilisti come Demna Gvasalia di Balenciaga, che ha costruito un gusto fatto di esagerazione, bruttezza e abiti da lavoro portati nell’alta moda. Periodicamente vengono pubblicati articoli in cui qualcuno confessa di aver ceduto e comprato un paio di Crocs, dopo anni di avversione, scegliendo infine la comodità sull’estetica.

 

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Un paio di Crocs disegnato dallo stilista Christpher Kane

Quelli per cui ancora il brutto non è diventato bello, come insegna la stilista Miuccia Prada, possono lasciarsi convincere dal distanziamento fisico a comprare un paio di Crocs. A casa non ci sono capi e colleghi che richiedono scarpe alla moda o tacchi a spillo e nessuno potrà giudicare la tuta slabbrata e le famigerate Crocs, che si riveleranno invece utilissime per portare il cane a fare pipì, per infilarle ai piedi dei bambini e per fare giardinaggio, perlomeno i fortunati che hanno un pezzo di verde in cui farlo.

 

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