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  • Domenica 19 aprile 2020

L’attentato di Oklahoma City, venticinque anni fa

Il 19 aprile 1995 Timothy McVeigh e Terry Nichols fecero saltare in aria un edificio federale, uccidendo 168 persone, per colpire il governo americano

I resti del Murrah Federal Building di Oklahoma City dopo l'attentato (AP Photo)
I resti del Murrah Federal Building di Oklahoma City dopo l'attentato (AP Photo)

Pochi minuti dopo le nove del mattino del 19 aprile 1995 un furgone carico di oltre 2.200 chilogrammi di esplosivo saltò in aria davanti all’Alfred P. Murrah Federal Building nel centro di Oklahoma City, capitale dell’omonimo stato americano. L’esplosione fu così violenta da danneggiare oltre trecento edifici nel raggio di sedici isolati e fu sentita a decine di chilometri di distanza. Causò la morte di 168 persone.

Poco più di un’ora dopo Timothy McVeigh fu fermato dalla polizia per guida senza targa e arrestato per possesso illegale di arma da fuoco. Le indagini lo collegarono presto all’attentato che aveva appena colpito il centro città. Poco dopo fu arrestato il suo complice, Terry Nichols. I due avevano appena commesso uno dei più gravi attacchi terroristici nella storia degli Stati Uniti.

McVeigh era arrivato in città a bordo del furgone poco prima delle 9 di mattina. Alle 8.57 le telecamere del Regency Towers Apartment registrarono il suo passaggio verso l’Alfred P. Murrah Federal Building. Parcheggiò il furgone davanti all’edificio e dopo avere detonato l’ordigno si allontanò con un’altra macchina che aveva parcheggiato nei paraggi pochi giorni prima. Indossava una maglietta con il motto Sic semper tyrannis, le parole che secondo la tradizione latina furono pronunciate da Bruto nell’atto di assassinare Giulio Cesare, e le stesse che aveva urlato John Wilkes Booth dopo avere assassinato il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln.

L’ordigno
McVeigh aveva iniziato a lavorare alla bomba con Nichols nell’estate del 1994. A metà aprile dell’anno successivo tutto era pronto: 108 sacchetti di nitrato di ammonio da 23 chili ciascuno, tre stagne di nitrometano da 210 litri ciascuna, alcune cassette di Tovex e diciassette sacchi di ANFO. Tra il 17 e il 18 aprile i due presero a noleggio un furgone e lo caricarono con tredici barili riempiti con una miscela degli esplosivi raccolti. Poi misero a punto un sistema di detonazione in due tempi. Un primo innesco avrebbe fatto esplodere i primi 160 chili di Tovex, che a loro volta avrebbero innescato l’esplosione dei barili. Dei tredici barili, nove contenevano nitrato di ammonio e nitrometano, quattro una miscela di fertilizzante e benzina.

Tre giorni prima avevano parcheggiato la macchina che poi sarebbe stata usata da McVeigh per la fuga a pochi isolati di distanza dal Federal Building. Dopo aver rimosso la targa, McVeigh aveva lasciato un biglietto su cui era scritto: «Non è abbandonata. Per favore non la portate via. Sarà rimossa entro il 23 aprile».

Le motivazioni
Timothy McVeigh e Terry Nichols si erano conosciuti a Fort Benning, in Alabama, durante un periodo di addestramento militare. Avevano deciso di vendicarsi contro il governo americano per come aveva gestito il caso di Randy Weaver e per il cosiddetto «assedio di Waco», in cui erano morte 82 persone barricate dentro un ranch texano.

(AP Photo/David Longstreath, File)

Secondo la ricostruzione di McVeigh durante il processo, il Federal Building fu scelto per il suo rivestimento esterno in vetro e per la grande quantità di spazio che si estendeva su uno dei suoi lati, che avrebbe potuto assorbire parte della forza dell’esplosione evitando di uccidere persone che non avevano niente a che fare con il governo, e che avrebbe fornito una prospettiva migliore per eventuali foto successive all’attentato con cui amplificare l’effetto propagandistico. L’attentato fu programmato il 19 aprile, in coincidenza con l’anniversario dell’assedio di Waco e delle battaglie di Lexington e Concord durante la guerra d’indipendenza americana.

Il processo
Le indagini che seguirono all’attentato, conosciute come “OKBOMB”, furono allora il più grande caso d’investigazione criminale nella storia degli Stati Uniti. Gli agenti dell’FBI interrogarono 28mila persone e raccolsero prove per un peso complessivo di oltre tre tonnellate. McVeigh e Nichols furono processati e condannati nel 1997. McVeigh fu condannato a morte e ucciso con un’iniezione letale l’11 giugno 2001; Nichols fu condannato all’ergastolo.

Timothy McVeigh (AP Photo/David Longstreath, File)

Anche i coniugi Michael e Lori Fornier furono processati, perché accusati di essere a conoscenza del piano. Michael Fornier fu condannato a dodici anni, mentre alla moglie fu garantita l’immunità in cambio della sua testimonianza. McVeigh aveva chiesto al suo avvocato di presentare una linea di difesa minima, in cui in sostanza dichiarava di avere agito perché si sentiva «in pericolo immediato» e che voleva prevenire futuri crimini da parte del governo. Durante il processo l’avvocato di McVeigh cercò di smontare le accuse sostenendo che nessuno aveva visto il suo assistito quel giorno nel luogo del delitto e che un attentato del genere non poteva essere stato organizzato soltanto da due persone. Ma le prove di una cospirazione più ampia e pilotata non furono mai dimostrate.

Le vittime
Circa 646 persone si trovavano all’interno del Federal Building quando la bomba esplose. Morirono in 168, tra cui 19 bambini sotto i 6 anni che si trovavano all’interno dell’edificio nell’America’s Kids Day Care Center. I feriti furono più di 680. Delle vittime, soltanto 99 lavoravano effettivamente per il governo degli Stati Uniti. Quando durante il processo gli fu chiesto che cosa pensasse della morte di tutti quei bambini, McVeigh rispose: «Non sono io che ho definito le regole. Le regole, se non sono scritte, sono definite dall’aggressore. Donne e bambini furono uccisi a Waco. Abbiamo restituito al governo quello che ci aveva dato».