(Marco Di Lauro/Getty Images)

Davvero si può assumere un sicario sul “deep web”?

È una leggenda metropolitana piuttosto longeva, ma secondo il New York Times resta appunto una leggenda

(Marco Di Lauro/Getty Images)

Una delle leggende metropolitane più longeve legate a internet riguarda la possibilità che online si possa comprare di tutto, dagli oggetti più bizzarri ai servizi di un sicario che compia un omicidio su commissione. Negli anni i tabloid e i giornali più screditati hanno raccontato varie storie che hanno alimentato questa convinzione, di recente associandole soprattutto al cosiddetto deep o dark web. Un recente articolo del New York Times, che riprende uno studio e vari pareri intorno ai principali siti in questione, sostiene invece che siano sostanzialmente delle truffe.

Esistono più o meno da sempre siti che sostengono di offrire omicidi a pagamento, ma secondo il New York Times «hanno proliferato soprattutto negli ultimi dieci anni con la nascita del cosiddetto deep web», quella parte di Internet non accessibile attraverso i normali browser e in cui gli utenti non sono identificabili se non attraverso complicate procedure informatiche. Lo studio di questi siti, compiuto dalla Michigan State University e ancora in fase di revisione, ne ha esaminati 24.

Il tariffario di questi siti sembra essere in linea con studi precedenti che hanno indagato i costi dei veri sicari, ma le modalità con cui si pubblicizzano sembrano più volte a darsi un tono che a spiegare i servizi offerti. Uno di questi siti, 18th Street Mafia, contiene per esempio un elenco di omicidi in cui sostiene di avere avuto un ruolo. In nessuno dei casi però viene specificato cosa abbia fatto il sito e se abbia davvero impiegato un sicario.

Il New York Times ha raccontato che uno dei principali esperti di siti di sicari online, l’investigatore amatoriale Chris Monteiro, ha scoperto da tempo che siti del genere cercano soltanto di fare soldi sfruttando le cattive intenzioni delle persone. Dopo aver violato il sito Besa Mafia, per esempio, Monteiro ha scoperto una conversazione interna in cui uno dei gestori chiede aiuto a un collaboratore per produrre un video che «faccia sembrare Besa Mafia un sito veritiero, ma SENZA uccidere nessuno».

In alcuni casi Monteiro ha anche aiutato le autorità ad arrestare persone che avevano commesso un omicidio e in precedenza avevano contattato i siti per assoldare un sicario. Monteiro sostiene che in nove casi persone da lui identificate sono state poi arrestate per aver commesso un omicidio. Fra loro c’è il caso di un uomo in Minnesota che aveva pagato 6.000 dollari in Bitcoin su Besa Mafia per uccidere la moglie, salvo poi commettere lui stesso l’omicidio dopo avere scoperto di essere stato truffato.

Nel marzo del 2019 una inchiesta di BBC News aveva effettivamente scoperto un presunto omicidio organizzato sul deep web: due ragazzi di San Pietroburgo, in Russia, di cui uno minorenne, sono stati accusati di avere ucciso la poliziotta Yevgeniya Shishkina dopo essere stati assoldati online da un trafficante di droga coinvolto in una inchiesta a cui lavorava Shishkina.

«Secondo vari pareri, è stato il primo caso di assassinio compiuto davvero e commissionato sul deep web», scrive il New York Times, che però fa notare che se anche le accuse fossero vere, l’omicidio di Shishkina sarebbe stato commissionato in maniera privata, al di fuori dei siti che promettono di acquistare i servizi di un sicario. «Al momento non è stato individuato alcun omicidio commissionato su uno di quei siti», ha concluso il New York Times.

Del resto, l’esistenza stessa di questi siti è piuttosto controintuitiva. Emily Wilson, un’analista che si occupa di deep web per l’agenzia di sicurezza Terbium Labs, ha lasciato intendere al New York Times che nessun vero sicario userebbe un mezzo del genere per procurarsi clienti: «Perché mettere in piedi un sito del genere quando sai per certo che le autorità lo violeranno nel tentativo di trovarti?». Wilson teme invece che l’interesse un po’ morboso nei confronti di questi siti e delle loro storie abbia sottratto energie dai veri crimini che vengono compiuti sul deep web, come «il traffico di droga e la vendita di informazioni sensibili di molti americani», scrive il New York Times.