Una canzone di Larry Santos

Cambiamo genere, come se fossimo in barca, o sul balcone di casa in queste assurde serate

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera.
La prima newsletter, inviata il 15 ottobre scorso, è online per tutti qui. Per ricevere le successive gli abbonati devono indicarlo nella propria pagina accountQui c’è scritto cosa ne pensa chi la riceve: online sul Post c’è ogni giorno la parte centrale della newsletter, quella – dicevamo – sulla canzone.

We can’t hide it anymore
Cambiamo del tutto genere, e tiriamocela meno da raffinati intellettuali. Questa sta piuttosto nella categoria yacht music: è una canzone del 1975 con un apparato di arrangiamento così datato e kitsch annisettanta da fare il giro, compreso il modo piacione e “hey, baby” con cui lui la canta. Per non dire della storia: lui si è messo con la donna del suo amico ed è a lei che dice che “non possiamo più nasconderci”, mentre racconta dell’amico che è venuto a casa sua a chiedergli notizie di lei, e si capiva che sospettava.
Yesterday when he came here
Willie’s eyes swept the floor
And he looked so brought down
And he asked if I’d seen you around
I said no and I showed him to the door
Ah but he knows the score
Yeah he knows it

Con un accenno di senso di colpa non credibilissimo.
So what do we tell him
What do we say
Now you’re the one he loves and trusts
And you’ve turned his dreams right into dust
Like the wind we’ve blown them all away
And he knows today
He knows it

Ma insomma, storia a parte (e fatta la tara alla confezione) è una bellissima canzone, da essere in barca e guardare il tramonto: oppure – più credibile – da uscire sul balcone in queste assurde sere in cui non usciamo di casa da ieri, e guardare le strade deserte sotto. Ma senza sottovalutare – ripeto – quel suo modo confidenziale e confortevole di dire “Yesterday when he came here…”.
Lui si chiama Larry Santos, in tutto questo: questa è l’unica canzone con cui ebbe un po’ di successo vero, soprattutto perché rimase un longseller nelle programmazioni radiofoniche (qui c’è lui intervistato da Dick Clark ed è tutta da guardare). È newyorkese e ora ha 78 anni: ha scritto diverse canzoni per altri (ma questa non l’aveva scritta lui) e cantato diversi jingle pubblicitari americani. Ma è piuttosto sparito da qualunque ulteriore fama. Ho trovato questa sua foto di ormai 14 anni fa e lì sembrava sempre di buonumore, e in tono.

We can’t hide it anymore su Spotify
We can’t hide it anymore su Apple Music
We can’t hide it anymore su YouTube