La copertina del libro, pubblicato da Penguin Classics
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  • venerdì 14 Febbraio 2020

Storia di un grande romanzo contemporaneo, scritto 91 anni fa

Ma pubblicato solo ora, perché troppo osceno per quei tempi: è di un autore giamaicano bisessuale, s'intitola "Romance in Marseille"

La copertina del libro, pubblicato da Penguin Classics

Romance in Marseille di Claude McKay è un romanzo appena pubblicato negli Stati Uniti di cui si sta parlando molto in questi giorni. È scritto da un autore giamaicano bisessuale e tratta di immigrazione clandestina, disabilità, capitalismo, rapporti omosessuali, identità di genere e di cosa significhi essere neri in un mondo di bianchi. È uscito l’11 febbraio per la casa editrice Penguin Classics, ma il suo autore cominciò a scriverlo 91 anni fa. La particolarità di questo romanzo, hanno scritto in diversi, tra cui il New York Times, è la sua contemporaneità. McKay morì nel 1948, a 59 anni, per un infarto.

La storia di Romance in Marseille è ispirata a quella di un uomo che McKay aveva conosciuto a Marsiglia: Nelson Simeon Dede, un nigeriano che viveva nella comunità di marinai, scaricatori di porto e avventurieri. Nel 1926 Dede si era nascosto in un piroscafo dell’azienda Fabre diretto a New York: era stato scoperto e imprigionato in un bagno talmente freddo che le gambe gli si congelarono e ne perse l’uso. Arrivato a Ellis Island, a New York, gli vennero amputati entrambi gli arti. Ottenne un risarcimento economico e fu rispedito a Marsiglia, dove fu incarcerato su richiesta di Fabre per essersi imbarcato clandestinamente.

Nel 1928 lo stesso McKay scrisse al direttore della compagnia, una delle più antiche della Francia, per chiedere di «liberare senza condizioni» Dede e rimandarlo in Africa.

Nella lettera, McKay si presentava come un romanziere della casa editrice Harper & Brothers di New York che stava scrivendo un libro sul «significato vagabondo e romantico dell’esistenza» dei «negri di tutto il mondo» che aveva incontrato a Marsiglia. Voleva includere anche la storia di Dede ma non voleva sfruttarla per fare «propaganda opportunistica». Un mese dopo, non si sa se per l’intervento di McKay, Dede venne scarcerato.

Il protagonista del romanzo, modellato su Dede, si chiama Lafala ed è un marinaio nato in un paesino dell’Africa occidentale. Lafala viene derubato da una prostituta marocchina a Marsiglia e, rimasto senza un soldo, si imbarca di nascosto per New York. La vicenda ricalca quella reale e si conclude con Lafala che ritorna a Marsiglia con un lauto risarcimento.

I principali siti letterari americani hanno celebrato la contemporaneità del romanzo di McKay. Molly Young ha scritto su Vulture che «Romance in Marseille contiene la migliore descrizione che abbia mai letto delle gambe umane, la migliore descrizione di quando ti svegli al mattino e ti senti di merda, la migliore descrizione della soddisfazione erotica».

La Los Angeles Review of Books ha paragonato Romance in Marseille a grandi classici americani come Santuario (1931) di William Faulkner e Il postino suona sempre due volte (1934) di James M. Cain. Oltre a essere «un libro incredibile», ha scritto Young, Romance in Marseille ha anche una notevole storia editoriale.

Quando McKay iniziò a scriverlo, nel 1929, si intitolava The Jungle and the Bottoms. Poi però McKay si ammalò di sifilide, mise da parte il libro per un po’, si trasferì in Marocco e solo allora lo riprese in mano, cambiandogli titolo in Savage Loving; considerandolo troppo esplicito, il suo agente gli consigliò di trovare un altro nome ancora e nel 1933 lo convinse infine ad abbandonarlo una volta per tutte perché era troppo sconcertante per poterlo vendere.

McKay sembrava essersene quasi dimenticato quando lo nominò di sfuggita nel suo memoir nel 1937.

Morì lasciandone due versioni: una di 87 pagine finita nella biblioteca di libri rari dell’università di Yale, e un’altra di 172 pagine ereditata dal suo unico figlio, che la donò alla biblioteca pubblica di New York. I manoscritti erano noti agli studiosi, ma per motivi legati ai diritti di copyright e per lo scarso interesse del mercato editoriale rimasero confinati nelle biblioteche. L’edizione appena pubblicata, come ha scritto Young «non è un libro perso o dimenticato: era solo particolarmente difficile da rintracciare».

Romance in Marseille è il secondo romanzo postumo di McKay dopo Amiable With Big Teeth, un libro uscito nel 2017 ma scritto nel 1941 e rimasto sconosciuto fino a quando lo studioso Jean-Christophe Cloutier scovò il dattiloscritto una decina di anni fa.

Insieme, i due libri segnano «un’interessante riscoperta per un autore che, quando morì nel 1948, aveva visto andare fuori stampa tutte le opere che aveva pubblicato in vita, compresi quattro volumi di poesie, tre romanzi, un’autobiografia e un grande saggio sulla vita dei neri a Harlem», ha scritto il New York Times.

McKay, nato in Giamaica nel 1889, è considerato uno degli autori più importanti del Rinascimento di Harlem, un movimento artistico-culturale degli anni Venti del Novecento impegnato a riscoprire le origini dei neri in America e a raccontarne la vita nelle grandi città dell’epoca. Il suo libro di poesie Harlem Shadows del 1922 è considerato tra le opere che iniziarono il movimento anche se, ha specificato il New York Times, «gran parte della sua eredità letteraria è ancora sottovalutata».

McKay fu una figura complessa e dalla vita turbolenta. Fu cresciuto dal fratello maggiore e nel 1912, a 23 anni, pubblicò la raccolta di poesie Songs of Jamaica, la prime mai pubblicate in patois, un dialetto in inglese su una struttura grammaticale giamaicana.

Quell’anno McKay si trasferì in Alabama per studiare agronomia al Tuskegee Institute, un’università privata tradizionalmente frequentata da neri, dove restò sconvolto dalla segregazione razziale. Due anni dopo lasciò gli studi, si trasferì a New York e sposò Eulalie Lewars, sua fidanzata dall’adolescenza. Nel 1920 si spostò a Londra, passò il 1922 nell’Unione Sovietica come simpatizzante del Partito comunista, ritornò negli Stati Uniti ma continuò a viaggiare in Europa per 11 anni, prima di morire di infarto a 59 anni.

Fu un poeta, romanziere, attivista per i diritti dei neri, critico sociale. A Londra frequentava lo scrittore George Bernard Shaw e lavorava per la suffragetta e artista di sinistra Sylvia Pankhurst; a Tangeri passava il tempo nei caffè con il compositore Paul Bowles e con il fotografo Henri Cartier-Bresson.

Questa varietà di luoghi e ambienti si riflette anche nei suoi lavori: Amiable With Big Teeth è ambientato nel 1935-36 ed è una satira sugli attivisti di Harlem che cercano fondi per l’Etiopia invasa da Mussolini; Romance in Marseille e Banjo (1929) si snodano nel sud della Francia e raccontano la vita dei migranti nelle città portuali al centro del commercio mondiale.

La franchezza della narrazione – McKay disse di descrivere i suoi personaggi «senza carta abrasiva e vernice» – e il suo rifiuto di fare libri «decorosi e ornamentali» sono considerati oggi tra gli aspetti che rendono McKay contemporaneo e interessante. Gli stessi aspetti furono però quelli che allora lo emarginarono dagli altri intellettuali del Rinascimento di Harlem, che si rivolgevano soprattutto a un pubblico bianco, anche perché bianchi erano spesso i loro mecenati, come la facoltosa Charlotte Osgood Mason: ne volevano contrastare i pregiudizi e presentare una società nera rispettabile, morigerata e non troppo diversa.

McKay al contrario si concentrava su problematiche vissute da molte comunità nere, rappresentando con crudezza e realismo gli emarginati, la vita violenta e primitiva, le ingiustizie sociali, la sessualità e il desiderio, tra cui quello gay che, ha scritto il New York Times, è assunto come un dato di fatto, cosa che rende il libro un testo d’avanguardia. Le descrizioni degli accoppiamenti sono appassionate, tenere, volgari e crude.

In particolare W.E.B. Du Bois, attivista, saggista, storico e poeta del movimento criticò con durezza Home to Harlem (1928), il libro più famoso di McKay, che raccontava con realismo l’irrequieta e violenta vita dei neri nelle capitali americane ed europee. Du Bois disse che le brutali descrizioni della vita sessuale e notturna rispondevano alle «richieste pruriginose dei bianchi», che il libro lo aveva «quasi sempre nauseato e che dopo aver letto i passaggi più licenziosi sentiva l’impellente necessità di farsi un bagno».

Home to Harlem fu il primo bestseller americano scritto da un nero.

McKay anima nello stesso modo anche i luoghi dei suoi romanzi e in particolare Marsiglia, tra prostitute e papponi, caffè gremiti da intellettuali neri, marxisti, cospiratori, con i vicoli labirintici del Pannier e la brulicante vita portuale. Come scrisse in Banjo:

«C’era un romanticismo barbaro e internazionale nei modi di Marsiglia che è molto significativo del grande movimento moderno della vita. Piccola, con una popolazione apparentemente troppo numerosa, era la migliore porta sul retro d’Europa, scaricava e riceveva il suo traffico dall’Oriente e dall’Africa, era il porto preferito dei marinai in libera uscita in Francia, era infestata dagli esseri miserabili dei paesi mediterranei, strapiena di guide, prostitute, papponi, repellente e attraente nella sua viltà a zanne bianche così pittoresca; la città sembrava proclamare al mondo che la cosa più grande della vita moderna era l’oscenità».

Nel 2015 Marsiglia dedicò a McKay una nuova strada, il “Passage Claude McKay”.

Un libro così radicale come Romance in Marseille aveva poche speranze di trovare un editore e lo stesso McKay era consapevole, come disse a un giornalista nel 1929, che ci sarebbero voluti altri 30 o 40 anni perché il pubblico capisse i libri «nel modo giusto».

Qui si possono leggere due capitoli del libro, il 20 e il 21, pubblicato dalla Los Angeles Review of Books (in inglese, il libro non è stato pubblicato in Italia).