(Lennart Preiss/Getty Images)
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  • venerdì 31 gennaio 2020

Gran calma

È sempre colpa di qualcuno che ti vuole male

(Lennart Preiss/Getty Images)

«Ma dietro le spalle sentiva il calpestio e, più forti del calpestio, quelle grida amare: “dagli! dagli! all’untore!”»

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi (1827), Capitolo XXXIV

Manzoni descrisse lungamente la peste che colpì Milano e altre zone del Nord Italia nel 1630 sia nei Promessi Sposi sia nel saggio storico Storia della colonna infame, uscito nel 1840. Manzoni si servì soprattutto di due cronache dell’epoca, scritte entrambe da due medici che assistettero al diffondersi della malattia: Alessandro Tadino e Giuseppe Ripamonti. La peste fu probabilmente portata a Milano da un soldato italiano che serviva nell’esercito dei lanzichenecchi, le truppe tedesche scese in Lombardia per assediare Mantova. La malattia arrivò al culmine nell’estate, poi si esaurì nell’autunno del 1630. Non è facile stabilire quanti morti fece: Tadino parla di 165mila persone, Ripamonti di 140mila. All’epoca a Milano abitavano circa 250 mila persone, secondo gli storici dopo la peste ne erano rimaste circa 60 mila.

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