1966 (Antonio Lopez, dalla mostra Antonio Lopez, drawings and photographs)
  • Moda
  • venerdì 17 gennaio 2020

Antonio Lopez rivoluzionò le illustrazioni di moda

Negli anni '60 erano un modo fondamentale di raccontare i vestiti, come spiega una mostra a Milano

1966 (Antonio Lopez, dalla mostra Antonio Lopez, drawings and photographs)

Fino al 13 aprile la Fondazione Sozzani in 10 Corso Como a Milano ospita la mostra “Antonio Lopez, drawings and photographs“, dedicata a uno dei più famosi e rivoluzionari illustratori di moda degni anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Prima che le pubblicità e i servizi di moda – cioè quelli in cui vengono mostrati i vestiti – fossero realizzati interamente con le fotografie, i giornali e le grandi aziende di abbigliamento li mostravano anche attraverso illustrazioni e disegni (proprio come ha provato a fare Vogue Italia nel suo numero di gennaio, in nome della sostenibilità ambientale): da qui è facile capire l’importanza di Antonio Lopez, che per tre decenni fu uno dei disegnatori più richiesti e ammirati e lavorò per Vogue, il New York Times, Harper’s Bazaar, la rivista di Andy Warhol The Interview, Karl Lagerfeld, Versace, Missoni e molti altri.

Lopez era nato nel 1943 a Porto Rico e si era trasferito da bambino negli Stati Uniti, dove suo padre lavorava in una fabbrica di manichini e la madre come sarta. Da adolescente studiò moda al Fashion Institute of Technology di New York, dove incontrò Juan Ramos, anche lui portoricano, che sarebbe diventato suo compagno nel lavoro e per alcuni anni anche nella vita. Mentre ancora studiava, Ramos iniziò a disegnare illustrazioni di moda per la rivista Women Wear Daily: erano schizzi tradizionali, con figurine sottili e allungate come si faceva all’epoca, in uno stile diversissimo da quello che sarebbe diventato il suo e che si delineò nel 1963, quando Lopez accettò un incarico dal New York Times. I suoi disegni si riempirono allora di colore, vitalità e provocazione: «Quando arrivai nel mondo della moda, l’illustrazione era un’arte morta, davvero noiosa, una roba da catalogo, molto Wasp. Io le feci una trasfusione», spiegò nel 1982 alla rivista People.

Lopez e Ramos vivevano come lavoravano, in un turbinio di feste, incontri, spensieratezza, circondandosi di artisti e modelle che li rispecchiavano: erano loro amici il fotografo di moda Bill Cunningham e Corey Tippin, e poi Donna Jordan, Jane Forth e Pat Cleveland, che divennero le “loro modelle”, con una bellezza molto diversa da quella prevalente all’epoca. Jordan e Forth si radevano le soppracciglia, Jordan aveva uno spazio tra gli incisivi ben prima che Georgia May Jagger lo facesse diventare alla moda, e Cleveland era afroamericana (cosa a quel tempo rara), irriverente e famosa per togliersi improvvisamente i vestiti in passerella. Sotto la guida di Lopez, sdoganarono il modo ingessato di posare e sfilare, colorandosi il viso, sorridendo, facendo mosse buffe o sensuali e provando a divertirsi.

Nel 1969 Lopez, Ramos e il loro seguito di modelle si spostò a Parigi, finendo a vivere nell’appartamento di Karl Lagerfeld che allora era lo stilista dell’azienda Chloè: si svegliavano tardi, lavoravano il resto del tempo e concludevano la giornata al Club Sept, il centro della musica disco in Francia. Lopez allargò il suo seguito di modelle, contribuendo a lanciare le carriere di Grace Jones, Jessica Lange e Tina Chow, stringendo amicizia con il fotografo Jean-Paul Goude e lavorando anche per Yves Saint Laurent.

Blue Water, Pat Cleveland e Grace Jones, 1975
(Antonio Lopez, dalla mostra Antonio Lopez, drawings and photographs)

Negli anni Ottanta Lopez e Ramos ritornarono a New York, dove si avvicinarono allo stile di vestire sportivo e della break dance da cui sarebbe partito il contemporaneo streetwear (cioè il modo di vestirti ispirato a quello dei rapper, con pantaloni larghi, felpe e sneaker). In quel periodo disegnò servizi e copertine per Vanity, la sperimentale rivista italiana di moda fondata dalla critica Anna Piaggi e pubblicata dal 1982 al 1989, e disegnò acquarelli per Missoni e Versace, con corpi maschili potenti e pieni di muscoli, molto vicini a un certo tipo di estetica gay (Lopez era bisessuale ed ebbe relazioni con molte sue modelle). Morì a 44 anni nel 1987 per complicazioni legate all’AIDS.

La mostra in Galleria Sozzani, curata da Anne Morin, raccoglie oltre duecento disegni originali, sequenze fotografiche, collage, diari, film, pagine e copertine di riviste che documentano il lavoro di Lopez e insieme la sua vita, quella del suo circolo di amici e di collaboratori e l’atmosfera di irriverente e creativa di quegli anni. È accompagnata dalla proiezione del documentario Antonio Lopez 1970: Sex, Fashion & Disco di James Crump, con interviste e immagini di Bill Cunningham, Jessica Lange, Grace Jones, Grace Coddington, Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld; dura 95 minuti, è inglese ed è proiettato in loop.

Antonio Lopez, 1974
(Antonio Lopez, dalla mostra Antonio Lopez, drawings and photographs)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.