Il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev (AP Photo/Mark Schiefelbein)
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  • domenica 22 Dicembre 2019

C’è qualcosa di nuovo in Uzbekistan

Il 22 dicembre si vota per rinnovare il Parlamento, e per la prima volta si sta parlando di dibattiti televisivi tra candidati, pagine Facebook di partiti politici e riforme democratiche

Il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Domenica in Uzbekistan si terranno le elezioni parlamentari, le prime da quando è diventato presidente Shavkat Mirziyoyev. Non saranno elezioni “normali”: per la prima volta nella storia del paese, diventato indipendente nel 1991 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si sta parlando di aperture democratiche, una cosa mai vista durante i 25 anni di regime autoritario dell’ex presidente Islam Karimov, e impensabile fino a non molto tempo fa.

La prima cosa da sapere è che dal 1991 al 2016 l’Uzbekistan è stato uno dei paesi più chiusi e autoritari al mondo, senza alcuna possibilità di esprimere dissenso politico e con l’assenza in Parlamento di partiti di opposizione. Le cose sono cominciate a cambiare solo alla fine del 2016, con la morte di Karimov e l’arrivo alla presidenza di Mirziyoyev, che ha stupito un po’ tutti. Esperti e analisti pensavano che Mirziyoyev avrebbe dato continuità alle politiche repressive di Karimov: non solo era stato primo ministro sotto la sua presidenza, ma aveva anche collaborato a stretto contatto con Rustam Inoyatv, capo dei potenti e temuti servizi segreti uzbeki. Ben presto, però, Mirziyoyev aveva iniziato a smantellare l’apparato di sicurezza del paese, allontanando Inoyatv e criticando pubblicamente gli eccessi degli stessi servizi.

Le aperture di Mirziyoyev, seppur ancora molto prudenti e limitate, si sono viste anche nel periodo pre-elettorale e in relazione al ruolo del Parlamento, che durante gli anni di Karimov aveva mantenuto una rilevanza praticamente nulla.

Il 10 novembre, per la prima volta nella storia dell’Uzbekistan, si è tenuto un dibattito televisivo tra i candidati dei partiti che si presenteranno alle prossime elezioni. All’evento erano presenti anche blogger e giornalisti, che hanno avuto la possibilità di fare domande ai leader politici, mantenendo comunque toni piuttosto pacati e senza davvero l’intenzione di metterli in difficoltà. Undici giorni dopo il Parlamento uzbeko ha discusso e votato per la prima volta il budget statale, una competenza che prima era riservata esclusivamente al presidente.

Nelle ultime settimane si è vista un’altra cosa nuova: su invito del presidente, i partiti politici hanno iniziato a fare più attività, a sviluppare proposte e idee, e tra le altre cose hanno aperto diverse pagine Facebook. Nonostante il numero dei post e quello dei follower siano ancora piuttosto limitati, l’uso del social network è stata una novità rilevante in un paese dove per molto tempo l’accesso a Facebook è stato bloccato in maniera sistematica. In generale il regime ha allentato le restrizioni imposte su Internet, tra le altre cose aprendo l’accesso a 11 siti, tra cui quelli di Eurasianet, Human Rights Watch e la sezione di BBC in uzbeko.

Nonostante le importanti aperture degli ultimi tre anni, ha scritto Human Rights Watch, il sistema politico uzbeko rimane ancora ampiamente autoritario, a causa dello scarso pluralismo politico, dovuto all’assenza di veri partiti di opposizione, e della mancanza di diritti e libertà fondamentali, come la libertà di stampa, di espressione e di associazione. Per questa ragione le elezioni di dicembre sono considerate da molti osservatori come un passo importante verso un sistema meno autoritario in Uzbekistan, ma non ancora sufficiente per cominciare a parlare di vero cambio democratico.