Una serie tv che è una rubrica che è un podcast

È "Modern Love": da oggi si può guardare su Amazon Prime Video e negli ultimi 15 anni è stata una rubrica del New York Times, con forme molto diverse

Modern Love, la nuova serie romantica di Amazon Prime Video, è online da oggi. È composta da otto episodi di mezz’ora, ognuno con una storia diversa e autonoma tratta da una storia vera, e ci recitano, tra gli altri, Anne Hathaway, Tina Fey, Dev Patel e Andy García. Alcuni critici ne parlano bene, altri dicono che è troppo sdolcinata, ma il motivo per cui è interessante parlare di Modern Love è soprattutto un altro, legato alla sua storia. Prima di essere una serie tv Modern Love è stata: la rubrica di un giornale, una serie di podcast, un’antologia di articoli e, in certi casi, un po’ di video animati. Oltre che guardare Modern Love, la si può quindi anche leggere e ascoltare.

Prima di ogni altra cosa, Modern Love è una apprezzata rubrica settimanale del New York Times che esiste dal 2004 e in cui sono state raccontate più di 700 storie. Le storie di Modern Love sono racconti personali (di persone qualunque, ma anche di professionisti della scrittura) che li scrivono e li mandano al New York Times. Ogni storia ha in qualche modo a che fare con l’amore, in tutti i suoi significati e in tutte le sue forme. Daniel Jones, responsabile della rubrica, ha detto che non si cerca «solo l’amore romantico» e che l’obiettivo è di essere «contemporanei e aperti a tutto». Negli anni Modern Love si è tra l’altro ampliata e alla rubrica settimanale si sono aggiunte le “Tiny Love Stories“: piccoli racconti di poche righe, anche questi sull’amore. Per chi fosse interessato a una selezione dei “migliori” racconti di Modern Love, il New York Times ne ha scelti 25.

Nel 2016, sull’onda di una generale passione per le cose da ascoltare oltre che da leggere, Modern Love divenne anche un podcast in cui le storie scritte e pubblicate dal New York Times venivano lette, in certi casi da attori famosi. Sempre negli ultimi anni è anche uscita l’antologia di storie di Modern Love e un po’ di video animati su alcune di queste storie.

Della serie si è occupato John Carney, regista e sceneggiatore noto per Once e Sing Street: ha raccontato che nessuno degli attori contattati ha rifiutato il ruolo e che in alcuni casi sono state cambiate alcune cose nelle storie, per renderle più adatte a un racconto audiovisivo, ma che in linea di massima si è cercato di rispettare quello che quella storia «aveva da dire sull’amore». Carney ha anche spiegato di aver lasciato a ogni attore la libertà di scegliere se mettersi o meno in contatto con la persona vera la cui storia viene raccontata nel suo episodio.

Negli anni c’erano già state idee e proposte per trasformare la rubrica in una serie tv, ma alla fine l’accordo è stato fatto con Amazon. Il produttore esecutivo Todd Hoffman ha spiegato che uno dei problemi principali è stato scegliere le storie da raccontare, tra le centinaia pubblicate negli anni dal New York Times e che per farlo è stato importante il contributo degli sceneggiatori, che hanno fatto una notevole scrematura. La più vecchia delle storie scelte – “Take Me as I Am, Whoever I Am” – fu pubblicata nel 2008, la più recente – “When Cupid Is a Prying Journalist” – è del 2015. Le storie originali da cui sono tratti gli episodi, da leggere prima o dopo aver visto gli episodi, si trovano qui; e in quattro casi su otto il New York Times è anche andato a vedere come stanno (e cosa pensano dell’episodio che racconta la loro storia) gli autori e le autrici.

Per capire le forme in cui esiste una storia di Modern Love, prendiamo il primo episodio della serie di Amazon: “When the Doorman Is Your Main Man”. Parla – senza dire troppo, che parte del gusto delle storie sta nel vedere dove vanno a parare e come finiscono – di una donna e del suo rapporto affettivo con il portinaio del suo palazzo, che ha origini albanesi e molti più anni di lei. La storia fu raccontata quattro anni fa in forma scritta, in un migliaio di parole. Pochi mesi fa è diventata un podcast di una ventina di minuti, letto dall’attrice Cecily Strong, famosa per le sue partecipazioni al Saturday Night Live. Prima ancora, nell’ottobre 2015, il New York Times aveva anche scelto di raccontarla così:

E proprio oggi, il New York Times ha pubblicato un’intervista in cui Julie Margaret Hogben, l’autrice di “When the Doorman Is Your Main Man”, parla di cosa le è successo in questi anni, e di cosa c’è di vero e di non vero nell’episodio di Amazon Prime Video.

Il Washington Post – che così come Amazon è di proprietà di Jeff Bezos – ha scritto che Modern Love, la serie, «è proprio come la rubrica: dolce, egocentrica e un po’ nauseante». Ogni critico ha trovato qualche episodio che ritiene più riuscito, in mezzo ad altri meno efficaci, ma in genere non c’è molto accordo su quali siano gli episodi migliori e quali i peggiori. E anche apprezzamenti e critiche girano più o meno tutti attorno alle stesse cose: Modern Love è una serie che in episodi di mezz’ora racconta storie d’amore (senza avere tempo per raccontare molto altro, o approfondire particolarmente i personaggi), praticamente tutte ambientate a New York.

Se vi siete già un po’ inteneriti a leggere di storie d’amore una dietro l’altra, tutte a New York, potrebbe fare per voi; altrimenti potreste trovarla melensa, magari persino fastidiosa. Vanity Fair l’ha paragonata alla «pubblicità di una carta di credito» e il Guardian ha scritto che è una serie piena di «caffè, sciarpe ed Ed Sheeran» (che in realtà però fa solo un cammeo in uno degli episodi). Il Guardian ha anche scritto che è quello che per Netflix è la serie Easy, che vuole anche dire che se vi piaceva Easy magari vi piacerà anche Modern Love.

James Poniewozik, critico televisivo del New York Times, ha scritto che non recensirà la serie per questioni di conflitto d’interessi, ma che spera che qualcuno accolga il suo sogno di fare una serie televisiva su un’altra rubrica del suo giornale, quella sulle questioni di case (proprietà, convivenze, liti condominiali, cose così). Lì sì, ha scritto, che c’è «ogni possibile conflitto umano».

https://twitter.com/poniewozik/status/1181657154970882048


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