Il presidente peruviano Martín Vizcarra (Andres Valle/Peruvian presidential press office, via AP)
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  • martedì 1 ottobre 2019

In Perù il presidente ha sciolto il Parlamento, che ha sospeso il presidente

E ora non si capisce più chi se ne debba andare: è una storia complicata, frutto di una crisi che viene da lontano

Il presidente peruviano Martín Vizcarra (Andres Valle/Peruvian presidential press office, via AP)

Lunedì in Perù è iniziata una nuova fase della profonda crisi politica che sta attraversando il paese a causa dell’enorme scandalo di corruzione iniziato anni fa e incentrato su Odebrecht, la più grande società edile dell’America Latina. In sintesi il presidente peruviano ha sciolto il Parlamento, controllato dalle opposizioni, e ha convocato nuove elezioni. Il Parlamento ha giudicato la decisione del presidente “incostituzionale” e lo ha sospeso dalla sua carica, sostituendolo con la vicepresidente. Il problema ora è che non si capisce chi sia rimasto al suo posto e chi no, chi comandi e chi invece sia stato estromesso dal potere.

La questione specifica era emersa pochi giorni fa, quando il presidente peruviano, Martín Vizcarra, aveva annunciato che avrebbe posto la questione di fiducia su una nuova legge che cambiava le modalità di elezione dei giudici del Tribunale Costituzionale. Secondo Vizcarra, il sistema in vigore non era sufficientemente trasparente e non garantiva la divisione dei poteri prevista dalla Costituzione. Inoltre il governo accusava le opposizioni di voler manipolare l’elezione dei giudici del Tribunale per poter controllare meglio le inchieste in corso sullo scandalo Odebrecht. Una simile preoccupazione era stata espressa la settimana precedente anche dalla Commissione interamericana dei diritti umani, organo con sede a Washington che si occupa di difendere i diritti umani nelle Americhe: la Commissione aveva denunciato possibili elezioni dell’ultimo minuto di giudici del Tribunale con lo scopo di condizionare le sentenze su Odebrecht.

Lunedì mattina la Giunta dei portavoce del Parlamento, organo incaricato dell’ordine del giorno dei lavori parlamentari, ha deciso di seguire il programma che era stato stabilito prima che il presidente annunciasse la questione di fiducia: ha eletto un nuovo giudice del Tribunale Costituzionale – Gonzalo Ortíz de Zevallos, fratello del presidente del Parlamento, Pedro Olaechea – e solo in un secondo momento ha cominciato ad analizzare la questione di fiducia posta dal governo. Vizcarra aveva detto in precedenza che avrebbe sciolto la Camera (in Perù il Parlamento è monocamerale) anche nel caso in cui avesse deciso di nominare il nuovo giudice del Tribunale prima di discutere della legge su cui il governo aveva posto la fiducia.

Vizcarra ha così fatto quello che aveva annunciato, sciogliendo la Camera e convocando nuove elezioni per il 26 gennaio 2020. Pochi secondi prima dell’annuncio di Vizcarra, però, il Parlamento aveva infine approvato la legge sulla nomina dei giudici del Tribunale Costituzionale su cui il governo aveva messo la fiducia.

#MensajeALaNación del presidente Martín Vizcarra.

Gepostet von Presidencia Perú am Freitag, 27. September 2019

Per avere fatto il suo annuncio dopo l’approvazione della fiducia, il Parlamento ha sostenuto che lo scioglimento della Camera fosse “incostituzionale” e ha sospeso il presidente dal suo incarico, nominando al suo posto la vicepresidente Mercedes Aráoz. Diversi parlamentari dell’opposizione hanno detto che si sarebbero rifiutati di lasciare l’aula e che avrebbero fatto resistenza nel caso di uno sgombero delle forze di sicurezza, che per il momento si sono mostrate fedeli al presidente.

Quello sulla nomina dei giudici del Tribunale Costituzionale è solo l’ultimo di una serie di scontri tra potere legislativo ed esecutivo che va avanti da diverso tempo. Negli ultimi anni lo scandalo Odebrecht ha decimato la classe politica peruviana e ha portato all’arresto di tre ex presidenti e diversi altri politici, tra cui la leader dell’opposizione Keiko Fujimori, accusata di riciclaggio di denaro. Vizcarra è diventato presidente nel marzo 2018, dopo le dimissioni del suo predecessore, Pedro Pablo Kuczynski, coinvolto nello scandalo. Si è presentato come il presidente che avrebbe rimesso in piedi il paese e ripulito la politica dalla corruzione, e a luglio ha cominciato a provare a convocare nuove elezioni anticipate, senza però trovare il consenso dell’opposizione.

Dopo la decisione di lunedì di sciogliere il Parlamento, diversi politici di opposizione hanno parlato di “golpe”. In Perù l’argomento che lo scioglimento della Camera sia necessario per proteggere la democrazia del paese fa ricordare momenti storici molto dolorosi. Nel 1992 l’allora neoeletto presidente Alberto Fujimori (padre di Keiko, attuale leader dell’opposizione, in carcere preventiva) usò un argomento simile per giustificare lo scioglimento del Parlamento e iniziare una lunga campagna di distruzione delle istituzioni democratiche del paese. Carlos Tubino, parlamentare di Fuerza Popular, il partito fondato da Keiko Fujimori e con maggiore rappresentazione in Parlamento, ha definito la mossa di Vizcarra un «golpe contro la democrazia» e ha detto che «presto o tardi si farà giustizia». Secondo il deputato di opposizione Juan Sheput, «Vizcarra sta tentando di sciogliere il Congresso come qualsiasi altro dittatore».

Vizcarra ha sostenuto che il Parlamento non gli ha lasciato altra scelta e che il principale partito di opposizione ha bloccato non solo i tentativi di andare a elezioni anticipate, che avrebbero ridato legittimità a una classe politica molto danneggiata dagli scandali, ma anche qualsiasi proposta di riforma economica e politica del paese.

Lunedì sera in diverse città del Perù ci sono state manifestazioni a favore di Vizcarra, per chiedere lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni. Allo stesso tempo i responsabili delle forze armate e della polizia nazionale si sono riuniti al Palazzo del governo con Vizcarra e hanno riaffermato «il loro pieno appoggio all’ordine costituzionale e al presidente».

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