(AP Photo/Keystone/Alessandro Della Bella, File)

Cosa sta succedendo a Credit Suisse

Un grande scandalo ha coinvolto alcuni dei più importanti dirigenti della banca, tra liti, pedinamenti, sospetti di spionaggio e persino un suicidio

(AP Photo/Keystone/Alessandro Della Bella, File)

C’è un grande scandalo che riguarda alcuni dei più importanti dirigenti di Credit Suisse, una delle più grandi banche d’Europa. Pierre-Olivier Bouée – il COO, cioè il direttore operativo – si è dimesso dopo che si è saputo che aveva fatto pedinare Iqbal Khan, l’ex capo della gestione patrimoniale di Credit Suisse in procinto di passare alla banca rivale UBS, che in passato aveva avuto screzi di vario tipo con Tidjane Thiam, l’attuale amministratore delegato, considerato molto vicino a Bouée. La situazione è diventata ulteriormente grave quando si è suicidato un uomo che si era occupato dell’attività di sorveglianza nei confronti di Khan, facendo da intermediario tra Credit Suisse e la società di investigazione privata che Bouée aveva incaricato. Il presidente di Credit Suisse, Urs Rohner, ha detto che per ora resteranno al loro posto sia lui che Thiam. Ma se ne parlerà ancora, di questa storia.

La prima importante premessa per capire la vicenda è che Thiam e Bouée, l’attuale amministratore delegato e l’ormai ex direttore operativo di Credit Suisse, avevano lavorato insieme per più di dieci anni in tre società diverse, di cui soltanto l’ultima è Credit Suisse: Bloomberg ha parlato di Bouée come del «luogotenente» di Thiam. La seconda è che, al contrario, i rapporti tra Thiam e Khan erano molto tesi da mesi. Molti giornali finanziari – tra cui i più noti e affidabili al mondo, come il Wall Street Journal e il Financial Times – raccontano che, oltre a essere colleghi, entrambi con importanti ruoli dirigenziali in Credit Suisse, Thiam e Khan erano anche vicini di casa nell’esclusivo quartiere di Herrliberg, poco fuori da Zurigo. Dopo aver avuto rapporti buoni o comunque normali, e dopo che Khan aveva fatto carriera venendo promosso da Thiam, sembra che i due abbiano avuto un litigio a inizio gennaio, a una festa a casa di Thiam. Non sono del tutto chiari i dettagli del litigio: si parla sia di questioni di vicinato (dovute, pare, agli eccessivi rumori provenienti dalla casa di Khan, in cui si stavano effettuando alcuni lavori, e alla sua intenzione di mettere in giardino alcuni alberi che avrebbero cambiato la vista da casa di Thiam) che di problemi professionali (Bloomberg parla del risentimento di Khan per la promozione di due colleghi).

Quel che è certo è che a luglio Khan presentò le sue dimissioni, annunciando alcune settimane dopo che sarebbe andato a lavorare per UBS. In genere in molte grandi aziende è previsto un periodo di tempo di “pausa” – gardening leave, “tempo per il giardinaggio” – tra il lavoro da dirigente per una società e quello per una società concorrente, per evitare che chi arrivi nel nuovo posto di lavoro porti con sé troppe informazioni rilevanti sul suo vecchio impiego. Roher, il presidente di Credit Suisse, ha detto però che, col suo assenso, a Khan fu concesso di non fare questa pausa, o comunque di farne una più breve: il 28 agosto UBS annunciò quindi l’assunzione di Khan, senza violare alcuna regola.

Qui inizia la storia dei pedinamenti nei confronti di Khan, che secondo CNN sono avvenuti «in diversi giorni lavorativi tra il 4 e il 17 settembre». I pedinamenti sono diventati una questione pubblica e nota perché il 17 settembre Khan si era accorto che qualcuno lo stava seguendo: sembra che Khan abbia avuto un “confronto” con una delle persone che lo seguivano e che abbia quindi denunciato la cosa alla polizia di Zurigo.

Dopo che Khan si era accorto dell’attività di sorveglianza e pedinamento nei suoi confronti, Credit Suisse ha chiesto di indagare a una società esterna, Homburger. Si è scoperto così che il pedinamento di Khan era stato deciso dentro Credit Suisse e precisamente da Bouée, che per sua stessa ammissione aveva chiesto di occuparsene all’ormai ex capo della sicurezza Remo Boccali, anche lui dimissionario. Bouée sospettava infatti che Khan potesse incontrare dipendenti o grossi clienti di Credit Suisse, per convincerli a passare a UBS insieme a lui. L’attività di sorveglianza fu commissionata a una società terza. Bloomberg ha scritto che «è cosa comune che le banche provino a evitare che chi se ne va cerchi di portarsi con sé alcuni ex colleghi».

Nel presentare le sue dimissioni, infatti, Bouée ha detto di aver agito di sua spontanea iniziativa, senza che Thiam ne fosse a conoscenza. Dati però i noti stretti rapporti tra Bouée e Thiam, e i noti diverbi tra Thiam e Khan, non tutti sono convinti da questa spiegazione e qualcuno sospetta un più ampio coinvolgimento dei dirigenti di Credit Suisse nelle attività di pedinamento. Le possibilità sono due: che Thiam sapesse del pedinamento (e che quindi Bouée abbia mentito) o che Thiam effettivamente non sapesse (e che quindi Bouée abbia preso questa decisione senza farlo sapere al suo capo, la cui leadership non ne esce quindi particolarmente bene). In tutto questo, comunque, sia Credit Suisse che Homburger hanno detto di non aver trovato nessun elemento per sospettare che Khan stesse facendo quello di cui sospettava Bouée.

La storia poteva finire qui, ma uno scandalo di spionaggio societario è diventato ancora più grande in seguito alla notizia, confermata dai principali giornali internazionale, del suicidio dell’uomo che aveva fatto da tramite tra Credit Suisse e la società che aveva pedinato Khan; suicidio sul quale, al momento, non sono noti molti altri dettagli, né eventuali collegamenti con la sua attività professionale. Questa mattina il consiglio di amministrazione di Credit Suisse ha pubblicato un comunicato in cui dice: «Apprezziamo il fatto che vengano prese misure appropriate per proteggere gli interessi della società, anche quando dei dirigenti la lasciano. Ciononostante, pensiamo che l’ordine di osservare Khan fosse sbagliato e sproporzionato, e che abbia avuto come conseguenza un grave danno di immagine per la banca». La banca ha annunciato che il posto di direttore operativo lasciato libero da Bouée sarà preso da James B. Walker.

Dopo la pubblicazione del comunicato c’è stata una conferenza stampa in cui Rohner, presidente del consiglio di amministrazione di Credit Suisse, si è scusato con Khan e la sua famiglia, e ha detto di essere enormemente dispiaciuto per il suicidio dell’uomo (di cui per ora non è noto il nome). Rohner ha detto che le misure decise da Bouée «non rispettavano gli standard» di Credit Suisse e che «chiunque ne sia stato responsabile non dovrebbe lavorare per la società». Ha detto però che non intende sporgere denuncia nei confronti di Bouée. Su Thiam, Rohner ha detto che «non diede l’ordine e nemmeno ne era a conoscenza».