La catena di abbigliamento Forever 21 ha chiesto l’amministrazione controllata

Chiuderà 350 dei suoi 800 negozi in tutto il mondo, per evitare guai peggiori

Domenica Forever 21, un’azienda statunitense di abbigliamento fast fashion (cioè economico e alla moda, simile a H&M e Zara) tra le più famose al mondo, ha fatto ricorso al Chapter 11, una legge fallimentare statunitense simile all’amministrazione controllata italiana, che consente di tenere aperta un’azienda in grave crisi a patto di pagare i creditori e avviare un piano di risanamento.

Negli ultimi anni l’azienda era entrata rapidamente in crisi: le vendite erano passate da 4,4 miliardi di dollari nel 2016 a 3,3 miliardi di dollari nel 2018 (da 3,6 a 3 miliardi di euro), mentre il personale era già stato ridotto da 43mila a 32.800 persone. Ora, Forever 21 ha ricevuto un prestito da  375 milioni di dollari (340 milioni di euro) e un aumento di capitale da 75 milioni di dollari (69 milioni di euro), ma il primo passo della ristrutturazione prevede di chiudere 350 dei suoi 800 negozi in 40 paesi. Chiuderanno molti negozi negli Stati Uniti, in Canada e Giappone e la maggior parte di quelli in Asia e in Europa, mentre resteranno quelli in Messico e in America Latina. L’obiettivo del piano di ristrutturazione è arrivare a vendere per 2,5 miliardi l’anno (2,3 miliardi di euro). L’azienda resterà in mano alla famiglia Chang, che la fondò negli anni Ottanta.

Forever 21 è una delle tante catene statunitensi entrate in crisi negli ultimi anni: dal 2017 più di 20 hanno chiuso o chiesto l’amministrazione controllata, tra cui il celebre Barneys New York. Il mercato dell’abbigliamento sta infatti cambiando a favore dei grossi rivenditori online – come Amazon, Farfetch, Yoox – gli affitti degli enormi negozi sono sempre più cari e la rivalità tra le catene di fast fashion sempre più agguerrita.

Forever 21 venne fondata a Los Angeles nel 1984 dai coniugi Do Won Chang e Jin Sook Chang, nati in Corea del Sud e poi emigrati negli Stati Uniti. Si rivolgeva soprattutto agli adolescenti e ha avuto un lungo successo grazie alla sua mancanza di identità, contrariamente a marchi con un carattere ben definito come Abercrombie and Fitch e Brandy Melville: inseguiva tutte le tendenze riproponendole il più rapidamente possibile a prezzi molto bassi. Dopo 35 anni questa scelta sta funzionando meno e si somma alla crisi del mercato al dettaglio in generale, alla grossa concorrenza che c’è nel mondo della fast fashion e ai costi degli affitti molto alti. Negli ultimi anni poi Forever 21 è stata accusata di sfruttare e sottopagare i dipendenti e non è riuscita a stare al passo con le nuove richieste dei clienti, compresi i più giovani, molto più attenti al rispetto ambientale, dei diritti dei lavoratori e anche della qualità: H&M, il suo grande rivale, ha per esempio aperto delle linee in cui usa tessuti biologici o realizzati in modo sostenibile o di qualità migliore, e ha avviato collaborazioni con stilisti importanti.

(Kyodo via AP Images)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.