• Cultura
  • giovedì 19 settembre 2019

Cos’era “Giochi senza frontiere”

È stato uno dei programmi più amati e popolari d'Europa: oggi su Canale 5 inizia una sorta di nuova versione chiamata "Eurogames"

Questa sera andrà in onda su Canale 5 un nuovo programma chiamato Eurogames, che si propone come una nuova versione dello storico Giochi senza frontiere, un vecchio popolarissimo programma in cui diverse nazioni si sfidavano in giochi di abilità. Giochi Senza Frontiere, andato in onda dal 1965 al 1999 sulle reti televisive di molti paesi europei, era prodotto dall’EBU (European Broadcasting Union), un ente con sede in Svizzera che esiste dal 1950 e che associa tutte le reti televisive pubbliche d’Europa; il nuovo programma sarà prodotto invece dalla francese Banijay, che ha acquistato i diritti del format.

Il nuovo programma, pur prendendo spunto da Giochi senza frontiere, sarà molto diverso dall’originale: parteciperanno solo sei nazioni (Italia, Spagna, Russia, Grecia, Germania e Polonia) e si svolgerà in sei puntate registrate all’interno del parco a tema Cinecittà World. A Giochi senza frontiere, che era itinerante, partecipavano molti più paesi.

La storia di Giochi senza Frontiere
L’idea originaria di Giochi senza frontiere si deve a un programma televisivo della Rai chiamato Campanile sera, andato in onda dal 1959 al 1962. Nel programma, che ebbe grande successo, in ogni puntata due concorrenti provenienti da due città diverse (una del Nord e una del Sud) si sfidavano in un quiz, a cui venivano abbinate anche delle prove atletiche. Il format venne poi venduto in Francia, dove venne chiamato Intervilles. Lì ebbe un tale successo da far pensare all’allora presidente francese Charles de Gaulle di realizzarne una versione in cui partecipassero concorrenti della Francia e della Germania, per cementare i rapporti tra i due popoli.

Quell’idea alla fine si concretizzò, ma la partecipazione venne estesa anche ad altri paesi europei: alla prima edizione parteciparono Belgio, Francia, Germania Ovest e Italia, e nel corso degli anni vi parteciparono in tutto 20 nazioni. Inizialmente la partecipazione era riservata ai membri della Comunità Economica Europea, al Regno Unito (che nel 1973 entrò nella CEE) e alla Svizzera, ma in seguito la partecipazione venne allargata ad altri paesi: il primo paese dell’est Europa a essere incluso fu l’ex Jugoslavia, nel 1978.

Giochi senza frontiere andò in onda ininterrottamente tra il 1965 e il 1982 e, dopo una pausa di alcuni anni, riprese dal 1988 al 1999. Vennero disputate anche venti edizioni invernali, chiamate in Italia Giochi sotto l’albero e Questa pazza pazza neve. Il nome originale del format, in francese, era Jeux sans frontières, e nei vari paesi andava in onda con un titolo tradotto fedelmente (tranne nel Regno Unito dove si chiamava It’s a Knockout. Nel corso degli anni il programma ha fatto ascolti altissimi in tutta Europa, anche grazie all’Eurovisione, ed è diventato a suo modo un simbolo di unità tra le nazione europee, ben prima della nascita dell’Unione Europea. Nel 1980 a Giochi senza frontiere fece riferimento anche Peter Gabriel in una sua celebre canzone chiamata, per l’appunto, “Games Without Frontiers”.

Come funzionava Giochi senza Frontiere
Per ogni nazione partecipavano al gioco i rappresentanti di una città (generalmente un città piccola o di medie dimensioni) e ogni puntata si svolgeva in una nazione e in una città diversa: poteva succedere che la città ospite fosse anche tra le partecipanti, ma non era una regola. Ogni città presentava una squadra composta da 8 membri (4 donne e 4 uomini), più un allenatore ed un capitano che non giocavano. Come si intuisce dal titolo, il programma si basava su una serie di giochi di abilità, molto spesso bizzarri, che non richiedevano un vero e proprio sforzo fisico. A sorvegliare lo svolgimento corretto delle gare dal 1966 al 1982 furono i giudici svizzeri Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi, mentre nel secondo ciclo il loro posto fu preso dal belga Denis Pettiaux. Prima dell’inizio di ogni gioco i giudici pronunciavano il conto alla rovescia in francese «Attention! Trois, deux, un» («Attenzione! Tre, due uno»), e poi fischiavano l’inizio.

Le puntate avevano ognuna un proprio tema (storico, geografico, letterario ecc.), c’erano scenografie in alcuni casi molto complesse e fantasiose, e i concorrenti partecipavano indossando costumi diversi ogni volta. Ogni prova dava a ogni squadra dei punti che poi a fine puntata si sommavano e decretavano la città vincitrice che avrebbe partecipato alla finale. Ogni squadra aveva la possibilità di utilizzare durante la puntata un jolly, che dava la possibilità di ottenere il doppio dei punti in caso di vittoria di una prova. Inoltre in ogni puntata c’era una prova chiamata fil rouge, che le squadre dovevano svolgere individualmente a turno. Il tutto era intermezzato da filmati che raccontavano la storia delle varie città, mostrandone i monumenti e altri luoghi d’interesse, fungendo quindi anche da incentivo al turismo tra le nazioni partecipanti.

L’Italia è stata l’unica nazione a partecipare a tutte le edizioni estive dei Giochi senza frontiere, e ne ha vinte in tutto 4. La nazione che ha vinto più edizioni, però, è la Germania Ovest, che ne ha vinte 6 partecipando solo dal 1965 al 1980. Fino al 1995 la trasmissione è stata itinerante ma dal 1996 si è optato per una sede fissa: Torino nel 1996, Budapest nel 1997 (con finale a Lisbona), Trento nel 1998, Isola di Capo Rizzuto nel 1999. Dato che il programma era prodotto dall’EBU, veniva trasmesso nei vari paesi europei dalla reti televisive affiliate. In Italia il primo ciclo venne trasmesso da Rai 2 e condotto, tra gli altri, da Enzo Tortora, Giulio Marchetti ed Ettore Andenna, mentre il secondo ciclo venne trasmesso da Rai 1. Per diversi anni ottenne ascolti molto alti, raggiungendo nell’edizione del 1978 una media di 17,8 milioni di telespettatori, ma negli anni Novanta gli ascolti calarono e i costi di produzione divennero eccessivi, e si decise quindi di non produrre più il programma. L’ultima edizione è stata quella del 1999, vinta dall’Italia con la provincia di Bolzano.

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