• Scienza
  • domenica 1 settembre 2019

Tutto sul singhiozzo

Cosa lo causa hic, come funziona hic e soprattutto quali hic sono i rimedi per farlo passare hic

Charles Osborne si apprestava a macellare un maiale: prima di farlo, fece uno sforzo per pesarlo e gli venne il singhiozzo. Era un giorno del 1922 e Osborne non avrebbe mai immaginato che avrebbe dovuto convivere con quel singhiozzo per 68 anni. Nessuno fu in grado di trovare un rimedio al suo problema. Nei primi decenni visse con circa 40 spasmi (singulti) al minuto, poi diminuiti a una ventina negli ultimi anni. Il singhiozzo scomparve da solo nel 1990, dando qualche mese di tregua a Osborne prima della sua morte. Secondo il Guinness World Records, Charles Osborne è la persona ad avere vissuto più a lungo col singhiozzo, con un totale stimato di 430 milioni di singulti.

Quello di Osborne è un caso estremamente raro, ma è pur vero che prima o poi quasi tutti si trovano a fare i conti con il singhiozzo. Le cause degli attacchi possono essere moltissime, da un sorso d’acqua andato per traverso a uno sforzo improvviso, e così anche i rimedi (spesso creativi e inutili) suggeriti per mettere fine agli spasmi. Nella maggior parte dei casi il singhiozzo se ne va naturalmente come è arrivato, ma se si presenta spesso è meglio non sottovalutarlo perché potrebbe indicare qualche problema di salute più serio.

Che cos’è il singhiozzo
Essendo in linea di massima innocuo, il singhiozzo non ha ricevuto molte attenzioni da parte dei ricercatori. La letteratura scientifica sul tema è relativamente limitata, come ha spiegato il presidente dell’Associazione americana dei medici di famiglia, John Cullen, al New York Times: “Le cose che non sono così pericolose non sono molto studiate. I genitori si preoccupano quando i loro bambini hanno spesso il singhiozzo, sia prima che dopo la nascita. Ma spiego loro che in generale è una buona cosa, perché pensiamo che contribuisca allo sviluppo dei loro polmoni”.

Il singhiozzo è causato da una rapida e involontaria contrazione del diaframma, lo strato di muscoli e tendini che separa la parte superiore del busto (torace) da quella inferiore (addome). Lo spasmo comporta una rapida inspirazione d’aria e una immediata chiusura della glottide, che ha tra i suoi scopi quello di isolare l’esofago dalla trachea, cioè l’apparato digerente dalle vie aeree. La combinazione dell’inspirazione e dello scatto della glottide porta al classico “hic” del singhiozzo.

(Wikimedia)

A che cosa serve il singhiozzo?
Non è chiaro perché esista il singhiozzo e se abbia effettivamente un’utilità di qualche tipo per la salute. Quasi tutti lo sperimentano ancora prima di nascere, nell’utero: un’ipotesi è che gli spasmi servano a sviluppare la capacità di respirare, che diventerà essenziale con la nascita. Altri ipotizzano che il singhiozzo sia un retaggio evolutivo, legato ai nostri lontanissimi antenati anfibi che dovevano regolare la respirazione a seconda che si trovassero in acqua o sulle terre emerse, con meccanismi ancora oggi impiegati da diverse specie di rane e altri animali.

Come funziona il singhiozzo
Sul funzionamento del singhiozzo ci sono invece teorie più fondate, seppure ancora vaghe e da perfezionare. La maggior parte degli esperti ritiene che lo spasmo coinvolga un arco riflesso, cioè una reazione nervosa che non interessa i centri nervosi superiori. I principali indiziati sono il nervo vago e quello frenico: il primo (ne esiste uno destro e uno sinistro) parte dal midollo allungato (la parte più in basso del tronco cerebrale) e raggiunge basso torace e addome, il secondo parte dai nervi spinali cervicali e innerva buona parte del diaframma. Se parte di questi nervi è irritata per qualche motivo, si può soffrire di un attacco di singhiozzo.

Le cause del singhiozzo
In generale, il frenico e il vago sono tipi che si disturbano facilmente, e questo spiega perché ci si possa ritrovare a singhiozzare per innumerevoli cause. Dopo un pasto, la maggiore dilatazione dello stomaco può interferire con i due nervi, portando a una loro reazione (l’arco riflesso) che influisce sul comportamento del diaframma e sulle sue contrazioni. Può succedere anche a stomaco vuoto, per esempio se si sta ingerendo una bevanda gassata, che porta a una temporanea dilatazione delle pareti dello stomaco. Il reflusso gastrico, che comporta la fuoriuscita dei succhi gastrici dallo stomaco verso l’esofago facendolo irritare, può essere un’ulteriore causa di attacchi di singhiozzo più frequenti.

Alcuni alimenti possono favorire la comparsa del singhiozzo, a cominciare da quelli pepati e piccanti. Chi mangia molto velocemente tende a soffrire di più attacchi, ma come per molti aspetti della medicina le cause del singhiozzo sono estremamente soggettive. La lista è lunga e non comprende solamente l’alimentazione, ma anche il fumo, il consumo di farmaci e alcol, gli attacchi di tosse e le risate incontenibili. Alcuni dicono di ritrovarsi col singhiozzo dopo essersi rasi la barba: il decorso dei nervi responsabili interessa il collo, e questa potrebbe essere la spiegazione.

La lista comprende anche cause meno piacevoli e che riguardano altre condizioni mediche. Ansia, forte stress, mancanza di sonno, uno scorretto apporto di vitamine o di sali minerali può contribuire a far aumentare il rischio di avere il singhiozzo. Ci sono anche casi, fortunatamente rari, in cui gli spasmi sono causati da malattie come tumori al cervello, allo stomaco, ai polmoni o allo stesso diaframma. La presenza di malattie neurologiche degenerative – come il Parkinson e la sclerosi multipla – può comportare una maggiore frequenza di episodi di singhiozzo.

Rimedi contro il singhiozzo
I rimedi sono vari quasi quanto le cause. Quelli più scientifici sono orientati a identificare ciò che innesca un attacco di singhiozzo in modo da evitare che si ripresenti troppo spesso. A volte è sufficiente rimuovere la causa più probabile, a seconda dei casi: ridurre il consumo di bevande gassate, evitare i cibi piccanti, mangiare più lentamente, ridurre la quantità di cibo ingerita per pasto (se necessario aumentando il numero di pasti nella giornata).

Per i casi più gravi, con singhiozzo persistente o episodi che si verificano molto di frequente, può essere utile una visita medica per escludere problemi di salute seri e trovare una terapia adeguata. Nei casi estremi, possono essere prescritti sedativi e rilassanti per ridurre la tensione del diaframma, o interventi più invasivi che interessino il nervo vago e quello frenico. È comunque raro che si arrivi a tanto, anche perché a volte gli effetti collaterali degli interventi più invasivi sono peggio dello stesso singhiozzo.

Ci sono poi i rimedi meno scientifici e che quasi tutti finiscono per sperimentare quando si ritrovano con un attacco di singhiozzo e il desiderio di farlo passare il prima possibile. Anche in questo caso, la loro efficacia è difficile da provare e varia molto a seconda dei soggetti. Un rumore forte e repentino per spaventare chi ha il singhiozzo a volte funziona, perché porta a una reazione che interrompe l’arco riflesso. Un conoscente di Osborne, il detentore del record, un giorno sparò in aria un colpo di fucile alle spalle del suo amico, che si spaventò a morte, ma senza che gli passasse il decennale singhiozzo.

Tra le soluzioni che solitamente funzionano meglio ci sono quelle che comportano di trattenere il fiato per un certo periodo di tempo. Al prossimo singhiozzo, provate a bere lentamente sette sorsi d’acqua, trattenendo il respiro fino alla fine, e concentrandovi molto su cosa state facendo. L’operazione aiuta a tranquillizzarsi e di conseguenza a rilassare il diaframma, riducendo gli spasmi. Oppure non fate nulla e aspettate che pass-hic.

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