Harry Styles in concerto a Parigi nel 2018. (Handout/Helene Marie Pambrun via Getty Images)

Harry Styles, che ora piace anche agli altri

Una lunga intervista su Rolling Stone ha raccontato come l'ex membro degli One Direction sia diventato più adulto e “tridimensionale”, nel giro di pochi anni

Harry Styles in concerto a Parigi nel 2018. (Handout/Helene Marie Pambrun via Getty Images)

Nel giro di pochi anni, il cantante inglese Harry Styles è passato dall’essere l’impeccabile e luccicante membro di una delle boy band più popolari del decennio a ricevere gli estasiati apprezzamenti della critica musicale e a suscitare un fascino irresistibile in un pubblico molto diverso da quello che lo aveva accompagnato nei primi anni della carriera. Diventato famoso negli One Direction grazie all’edizione britannica del talent show X Factor, oggi Styles vive in California, porta tanti tatuaggi, viene paragonato ai mostri sacri della musica inglese e ha perfino recitato nel film Dunkirk di Christopher Nolan. Ed è protagonista dell’articolo di copertina dell’ultimo numero di Rolling Stone, che ha pubblicato una lunga intervista del giornalista Rob Sheffield.

Styles ha 25 anni, è molto bello e ha iniziato la sua carriera solista un paio di anni fa, dopo aver venduto decine di milioni di dischi con gli One Direction, a cui oggi si riferisce soltanto come «la band», o «la band in cui suonavo». Per anni Styles è stato come tanti altri divi adolescenziali, presentissimo nelle vite di milioni di ragazzini (in larghissima maggioranza ragazzine) e giocoforza in quelle dei loro genitori, ma considerato semplicemente «uno degli One Direction» dal resto del mondo, perlomeno dal resto del mondo al corrente della sua esistenza. Le cose cambiarono molto velocemente nel 2017, quando pubblicò il suo primo singolo da solista: “Sign of the Times”, una lunga ballad che piacque tantissimo, anche alla critica e al pubblico più raffinato.

Da lì Styles iniziò a godere di crescente stima e considerazione anche negli over-20, alimentando il suo fascino impegnandosi su una serie di temi insoliti per un teen idol inglese, come i diritti LGBT o il movimento “Black Lives Matter”. E dimostrando un grande carisma e una certa abilità a comportarsi da rock star un po’ stravagante, mai eccessiva ma nemmeno artificiosa. «È riuscito a crescere pubblicamente mantenendo intatto il suo entusiasmo infantile e le sue maniere», scrive Sheffield. «In un mondo in cui la celebrità costringe a ritmi forsennati e incide pesantemente sulla personalità, sulla creatività e sulla salute di chi ne è soggetto, fa quasi impressione quanto Harry sia a suo agio».

Styles è uno dei temi preferiti dai giornali di gossip di tutto il mondo, e ha avuto moltissime relazioni con donne famose: ma non le menziona mai ed è finora rimasto fuori da scandali o presunti tali. «Lo charme di Harry è una forza della natura e fa quasi spavento vederlo dal vivo»: è perfino riuscito a far ridere Van Morrison in una foto, uno famoso per rimanere sempre imbronciato nei selfie coi fan. In realtà lo stava solleticando sulla schiena, ha confessato a pranzo con Sheffield.

Styles ha portato Sheffield in giro per le strade del sud della California sulla sua Jaguar degli anni Settanta, cantando “Old Town Road” e proponendo titoli casuali per l’intervista: «Zuppe, Sesso e Saluti al Sole» sarebbe stato il suo preferito. «Com’è arrivato fin qui? È venuto fuori che il suo viaggio ha coinvolto qualche delusione d’amore, la guida di David Bowie, un po’ di meditazione trascendentale, e un bel po’ di funghetti allucinogeni. Ma principalmente, c’entra un ragazzo curioso che non riesce a decidere se essere la popstar più adorata del mondo, o un artista eccentrico. E allora decide di essere entrambi».

Oggi Style non pensa a una reunion con gli One Direction, anche se non li considera definitivamente finiti. Dice di non sapere se si farà ma di non volerla fare, per il momento, lasciando intendere di non essere rimasto in grandi rapporti con gli altri membri: «Il fatto è che non basta essere in una band assieme per essere grandi amici».

Una parte importante della sua nuova immagine ruota intorno a una ricercata ambiguità sessuale, come dimostrò per esempio il suo outfit femminile all’ultimo Met Gala, il ballo delle celebrità che presentò insieme alla tennista Serena Williams, alla direttrice di Vogue Anna Wintour e al direttore creativo di Gucci Alessandro Michele. Nello stesso servizio fotografico di Rolling Stone si è messo in pose generalmente considerate femminili, con abiti eccentrici che in certi casi richiamano l’identità queer, come viene generalmente chiamata la comunità delle persone con orientamento sessuale diverso da quello strettamente eterosessuale, e di quelle che non si identificano soltanto nel genere maschile o femminile.

(Handout/Helene Marie Pambrun via Getty Images)

Per quello che si sa, Styles ha avuto soltanto relazioni eterosessuali, ma ha sempre evitato di definire il suo orientamento o di comportarsi in modi tradizionalmente considerati mascolini. Ha dimostrato fin da subito una certa affinità con la comunità LGBT, fin da quando nel 2014, durante un’intervista insieme a Liam Payne degli One Direction, il conduttore gli chiese cosa cercasse in un appuntamento. Payne disse «una femmina». «Non è così fondamentale», rispose Styles lasciando interdetti tutti gli altri. A Sheffield ha raccontato: «Mi sento molto fortunato ad avere un gruppo di amici che sono disposti a parlare dei loro sentimenti apertamente. Il papà di un mio amico mi ha detto una volta: “Voi ragazzi siete molto meglio di com’eravamo noi. È bello che ci siate l’uno per l’altro, perché parlate delle cose importanti. Noi non lo facevamo”».

Ai suoi concerti esibisce bandiere arcobaleno, cartelli con scritto “Make America Gay Again”, e i suoi testi contengono passaggi come «i ragazzi e le ragazze sono lì, ci faccio delle cose, e mi sta bene». In un video virale dell’anno scorso, Styles ebbe un divertente scambio con una ragazza che aveva mostrato un cartello con scritto “Farò coming out con i miei genitori grazie a te!”. Le chiese il nome della madre, e poi fece urlare al palazzetto “Tina, è gay!”. Al suo concerto successivo, la ragazza si presentò con la mamma.

«Voglio che le persone si sentano a loro agio essendo chiunque vogliano essere. Magari a un concerto hai un momento in cui ti rendi conto di non essere solo. So che in quanto maschio bianco non vivo le stesse cose di un sacco di persone che vengono ai miei concerti. Non posso dire di sapere com’è la loro esperienza, perché non lo so. Non cerco di dire “capisco come ti senti”, provo soltanto a far sentire le persone incluse e tenute in considerazione», ha spiegato Styles.

In questo aspetto Styles è simile a Bowie, artista che cita spesso e a cui qualcuno lo ha addirittura paragonato, molto arditamente. Mentre registrava il suo primo disco da solista, intitolato Harry Styles, guardava in continuazione una sua vecchia intervista degli anni Novanta, in cui diceva: «Se ti senti al sicuro in quello a cui stai lavorando, non stai lavorando nel modo giusto. Spingiti sempre un po’ più in là nell’acqua, oltre il limite entro il quale credi di poter nuotare. E quando senti che i piedi non toccano più, sei nel posto giusto per fare qualcosa di grande».

Quando era negli One Direction, Styles era sempre in tour: registrava nei rari giorni di pausa, nello studio più vicino al posto in cui si trovava. Ora che la sua vita è molto diversa, passa settimane in uno studio a Malibu a bere margarita la mattina, ascoltare Paul McCartney sdraiato sul prato e a farsi funghetti allucinogeni, ha raccontato. Ma non è la classica dissolutezza da rockstar, secondo Sheffield: è proprio il suo nuovo stato mentale.

Nell’intervista Styles racconta di aver passato il suo ultimo compleanno in un bar di Tokyo a leggere Norwegian Wood dello scrittore giapponese Haruki Murakami. «Leggere non era davvero la mia cosa. Avevo una soglia di attenzione molto bassa. Ma stavo uscendo con una persona che mi diede dei libri; sentivo che dovevo leggerli, altrimenti avrebbe pensato che ero uno scemo». A Los Angeles ha partecipato al corso di meditazione trascendentale di David Lynch, e nell’intervista emerge una grande ammirazione per Paul McCartney e i Fleetwood Mac. Sheffield era con lui a un concerto londinese dei secondi, durante il quale la cantante Stevie Nicks, con cui è molto amico, dedicò una canzone a sua madre, dicendo che lo aveva cresciuto molto bene: «un gentiluomo, dolce e di talento».

Nonostante il suo crescente successo, tuttora il suo vero nucleo di fan è rappresentato da donne: e lui non ha mai sentito l’esigenza di fingere che non gli piaccia, scrive Sheffield. «Sono le più oneste, soprattutto se parliamo di ragazze adolescenti, ma anche un po’ più grandi. Hanno un radar per le stronzate. Io voglio persone oneste come pubblico. Abbiamo superato da un pezzo quella stupida retorica secondo cui “le ragazze non sanno quello di cui parlano”. Sono proprio loro a sapere di cosa parlano. Sono persone che ascoltano ossessivamente. È tutto loro, sono loro che fanno andare avanti le cose».