(Norman Smith/Fox Photos/Hulton Archive/Getty Images)

In difesa del guinzaglio per i bambini

Permette più serenità ai genitori e rende i figli più sicuri e liberi di esplorare il mondo, scrive Slate, a costo di fare i conti con le occhiatacce altrui

(Norman Smith/Fox Photos/Hulton Archive/Getty Images)

La giornalista Rebecca Onion ha scritto su Slate un articolo in difesa del guinzaglio per i bambini, le “redinelle” a voler usare il termine più corretto: sostiene che sia utile perché consente ai bambini di esplorare il mondo con maggiore sicurezza, e che molti non lo usano solo per il terrore di essere considerati cattivi genitori.

Onion parte dalla sua esperienza di madre di una bambina di tre anni e dalla decisione di portarla il meno possibile in giro in passeggino ma di farla camminare accanto a sé, per abituarla a stare in mezzo alle persone. La bambina, dice, è ubbidiente e tranquilla, le dà la mano e le sta vicino, ma un giorno, attirata da un banco di dolcetti, partì a razzo tra la folla: non accadde niente di spiacevole ma Onion si spaventò molto, immaginando cosa sarebbe potuto succedere se si fossero trovate in una zona trafficata e pericolosa. Così iniziò a pensare di metterle un guinzaglio per non perderla e impedirle di allontanarsi, garantendole la libertà di passeggiare ed esplorare autonomamente i dintorni. Fece un po’ di ricerche su un forum di genitori e scoprì che lo usavano in molti: alcune mamme dovevano riprendersi dal parto di un altro figlio o avevano problemi di salute, altre dovevano seguire figli con disturbi dell’attenzione. Onion si era quasi convinta, quando si imbatté nelle condanne dei genitori contrari al guinzaglio: «i bambini sono delle persone, non delle cose», «i bambini non sono cani». Capì che se non l’aveva fatto fino a quel momento, ha raccontato, era per timore del loro giudizio.

La storia del guinzaglio per bambini – ricostruisce Onion – pare iniziare negli anni Trenta del Novecento. Nel 1939 la copertina della rivista femminile Woman’s Home Companion ospitò un’illustrazione con un bambino al guinzaglio, cosa che fa pensare che negli Stati Uniti del tempo fosse socialmente accettabile. Nell’edizione del 1973 di Baby and Child Care del dottor Benjamin Spock – uno dei manuali sui metodi educativi dell’infanzia più venduti del Novecento – c’era scritto che l’uso del passeggino era sicuro ma intorpidiva il bambino, e che «alcuni genitori trovano che un’imbracatura sia molto comoda in questa età per andare a fare compere o camminare. Non dovrebbe però essere usata per tenerlo attaccato allo stesso posto per troppo tempo». L’opinione pubblica cambiò a fine anni Ottanta o inizio anni Novanta, condannando definitivamente il guinzaglio. Nell’edizione del 1992 del manuale del dottor Spock, la frase precedente è sostituita da «alcuni genitori si sentono accusati di trattare i figli come cani se li portano in giro imbragati e con un guinzaglio attaccato all’imbracatura. Mi sembra […] che un’imbracatura sia una misura di sicurezza molto efficace mentre si fa la spesa al supermercato o in altri posti dove i bambini possono farsi male o fare danni».

La condanna al guinzaglio emerge anche dalla TV, come mostra un episodio dei Simpson del 1992, Fratello, avresti da darmi due soldi?. Nell’episodio, il fratellastro di Homer inventa un marchingegno che traduce il balbettio dei bambini piccoli e scopre che uno di loro si lamenta del guinzaglio a cui è attaccato, dicendo: «Ci umilia entrambi!». Fu sempre negli anni Novanta che vennero messi in commercio guinzagli simili a giochi che permettevano di imbracare il bambino più facilmente e con meno sensi di colpa. Qualcosa di paragonabile sono gli attuali zainetti con guinzaglio, camuffati da animaletti e con colori vivaci, lontani dalle brutte e funzionali imbracature di una volta.

Onion ha chiesto un parere sull’uso del guinzaglio a Ben Hoffman, pediatra e direttore del Consiglio per la prevenzione di ferite, violenze e avvelenamento dell’Accademia dei pediatri americani. Mancano dati e studi a riguardo, quindi è difficile dare un parere certo, ma Hoffman ricorda che i bambini sono «super impulsivi. Sono rapidi, sono delle macchine della curiosità in cerca di occasioni per imparare i loro limiti». Usare un guinzaglio potrebbe però privarli di alcune opportunità; lui come padre non ne userebbe uno, dice, perché avrebbe l’impressione di trattare i figli come animali da compagnia, ma è una scelta personale che non vorrebbe imporre ad altri genitori: «Più che altro penserei a un guinzaglio come una misura eccezionale».

Onion ha interpellato anche Janet Lansbury, probabilmente la più importante esponente del “respectful parenting”, un metodo educativo che parte dall’idea di trattare il bambino in modo rispettoso e aperto ma mantenendo un atteggiamento fermo e autorevole e facendogli rispettare le regole. Lansbury non ha dato una risposta univoca, ma ha puntato l’attenzione su come il guinzaglio viene usato e su come condiziona il rapporto tra figli e genitori. Usarlo elimina un pericolo ma anche un importante momento educativo, quello in cui il bambino «impara che non puoi fare tutto quello che ti passa per la testa o incantarti all’improvviso senza curarti di chi è con te». Anche tenersi per mano ha un valore, perché stabilisce un contatto fisico e rassicurante con l’adulto: significa che «siamo circondati da questa folla, ma siamo insieme. Stiamo badando l’uno all’altro».

Secondo Lansbury, le sfumature sono importanti: in alcune circostanze si possono usare guinzagli e imbracature e cercare lo stesso un contatto con il bambino, tenerlo per mano e spiegargli quello che si sta facendo insieme. Ci sono anche casi in cui il guinzaglio è visto dal bambino come uno strumento di libertà: anziché essere tenuto stretto dai genitori, può muoversi più autonomamente. Va anche tenuto conto, ricorda Lansbury, che la serenità di un genitore è importante e che si riflette sullo stato d’animo del bambino: potrebbe essere meglio un genitore tranquillo con un bambino a guinzaglio che uno perennemente nervoso e preoccupato che lo chiama, sgrida e controlla in continuazione.

C’è però chi la pensa in modo completamente diverso. Sul sito della casa editrice UPPA, specializzata nei temi della genitorialità e dell’infanzia, la pedagogista Francesca Romana Grasso critica duramente l’uso delle redinelle, negando che siano uno strumento che garantisce la libertà dei bambini, e cita gli studi della pediatra ungherese Emmi Pikler (1902-1984) e gli studi dello psicologo e pedagogista francese Henri Wallon (1879-1962), secondo cui «ostacolare il naturale sviluppo motorio del bambino» lo renderebbe «impacciato e incapace di valutare il pericolo». Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ritiene invece che fino ai 4-5 anni al massimo le redinelle possano essere usate «in situazioni ben selezionate, ad esempio se il genitore si trova a dover gestire da solo il bambino in un luogo affollato come un centro commerciale, o pericoloso come una strada senza passaggi pedonali o una stazione ferroviaria».

Al di là degli effetti non ancora chiari del guinzaglio sui bambini, il contesto sociale è abbastanza univoco, scrive Onion: se una madre piena di pacchi e in difficoltà rincorre e si affanna per controllare suo figlio riceve sorrisi e incoraggiamenti, se si aggira efficiente con il piccolo al guinzaglio ottiene occhiate fredde e giudicanti. Ci piace l’idea che i genitori si dannino per occuparsi dei figli, e quando non ci riescono li giudichiamo severamente. Ricorderete forse il caso, citato da Onion, del gorilla Harambe ucciso nello zoo di Cincinnati dopo che un bambino di tre anni era caduto nella sua gabbia. La madre venne spietatamente accusata di non saper badare a suo figlio, nonostante ne avesse altri da tenere contemporaneamente d’occhio; un impopolare guinzaglio avrebbe forse evitato l’incidente.

Onion conclude il suo articolo così:

È vero che i bambini sono mezzi selvaggi ma il nostro mondo non è a misura di bambino. Non me ne rendevo conto prima di averne uno, ma ora lo noto in continuazione. Gli orari di lavoro dei genitori non permettono di avere una cena tranquilla e rilassata e di mettere a letto i figli tra le sette e le otto di sera, l’orario ideale per i piccoli; i nuclei monofamiliari isolati, lontani dalle reti di sostegno, possono essere tesi oltre i limiti dalle richieste dei figli, specialmente se ce ne sono più di uno con meno di 5 anni o se hanno malattie e disabilità; strade piene di macchine e centri commerciali trasformano ogni gita in un banco di prova. Anche i posti destinati a loro, come gli zoo o Disneyland, sono così affollati e pieni di stimoli che andarci con un bambino è talmente faticoso che non ne vale la pena. Il guinzaglio per bambini è un adattamento tecnologico che permette di portare uno sprizzante e impulsivo petardo umano in un mondo enorme disegnato per adulti prevedibili.

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