Guida all’Eurovision 2019

Le canzoni favorite, quelle più assurde, le storie e le regole del concorso musicale più grande al mondo, che inizia stasera

La concorrente australiana Kate Miller-Heidke. (Chris Hyde/Getty Images)

Oggi comincia in Israele la 64esima edizione dell’Eurovision, conosciuto un tempo come Eurofestival, cioè il più grande concorso musicale al mondo, a cui partecipano 41 paesi e che è seguito da circa 200 milioni di persone in decine di paesi del mondo. Dopo un periodo di relativa gloria negli anni Settanta e Ottanta, e qualche anno passato un po’ nel dimenticatoio, ultimamente l’Eurovision è riuscito a rilanciarsi come un appuntamento fisso della cultura pop internazionale, uno di quegli spettacoli televisivi per cui si organizzano visioni di gruppo e che tengono insieme momenti molto pacchiani e al limite del ridicolo e altri più concretamente entusiasmanti.

L’edizione di quest’anno, che si svolge in tre serate tra martedì, giovedì e sabato, è guardata con particolare attenzione dall’Italia, visto che a rappresentarci ci sarà Mahmood, il cantante R&B che ha vinto l’ultimo Festival di Sanremo. Mahmood è giovane, è considerato contemporaneo e “stiloso” e porta una canzone che è stata molto apprezzata dalla critica e dal pubblico: parte con buone possibilità di vittoria, anche se l’Eurovision è famoso per la sua imprevedibilità, oltre che per non premiare necessariamente le canzoni più belle (ci arriviamo).

Abbiamo intanto messo insieme un po’ di informazioni, storie e canzoni su questa edizione dell’Eurovision: vi accorgerete che è un evento pieno di cose e a tratti complicato da seguire, e ringrazierete di esservi preparati prima.

Un pianoforte a coda dato alle fiamme con un solo gesto della mano da un belloccio australiano: momenti tutto sommato di ordinaria quotidianità, per l’Eurovision.

Il contesto, condensato

• L’Eurovision è semplice: ciascun paese partecipante sceglie nel modo che preferisce un cantante che lo rappresenti e che gareggi con gli altri. Il migliore viene scelto da un sistema di voto che coinvolge pubblico e critica di tutti i paesi. L’Italia manda chi ha vinto il Festival di Sanremo (a meno che chi ha vinto non si rifiuti).

• L’Italia ha vinto due volte: nel 1964 a Copenhagen con Gigliola Cinquetti e nel 1990 a Zagabria con Toto Cutugno.

• Si tiene in Israele, a Tel Aviv, perché il paese ospitante è quello che vince l’edizione precedente. L’anno scorso aveva vinto Netta Barzilai, quella della canzone con il “balletto del pollo”, che aveva il ritornello TROPPO simile a “Seven Nation Army” dei White Stripes.

• Inizialmente si doveva fare a Gerusalemme, poi è stata scelta Tel Aviv perché più preparata a ospitare un evento imponente come l’Eurovision: il palco e tutto il resto sono stati allestiti dentro un’area espositiva a nord della città.

• Come per la maggior parte degli eventi internazionali che si svolgono in Israele, sono arrivate molte richieste di boicottaggio da artisti e politici solidali con la causa palestinese, e critici verso la politica aggressiva del primo ministro Benjamin Netanyahu. Hanno protestato tra gli altri i partiti di sinistra di Australia, Irlanda e Svezia: non ci sono state però adesioni.

• I conduttori saranno la modella israeliana Bar Refaeli e il presentatore Erez Tal. In Italia il commento sarà per le semifinali di Federico Russo ed Ema Stokholma, mentre per la finale Flavio Insinna sostituirà Stokholma.

• Le semifinali di martedì e giovedì si possono vedere su Rai 4 martedì sera e giovedì sera, la finale invece andrà su Rai 1 sabato sera.

Se alla fine della prima serata vi ritroverete a commentare con serietà e rigore un’esibizione coi monocicli e i costumi da fata, avrete superato un grande rito di iniziazione dell’Eurovision.

Le regole, ancora più condensate

Ogni anno è facile confondersi con le molte regole, che in realtà sono sempre le stesse. Questa è quindi la versione brevissima:

• Martedì sera c’è la prima semifinale, giovedì sera la seconda, sabato la finale. Nelle prime due serate si esibiscono rispettivamente 17 e 18 cantanti e band, che si giocano i 20 posti disponibili per la finale. Oltre a questi, sono già qualificati alla serata di sabato sei paesi: Francia, Italia, Spagna, Germania, Regno Unito e Israele. I primi cinque per la loro importanza storica nel concorso, l’ultimo in quanto paese ospitante.

• Martedì si esibiscono:  Cipro,  Montenegro,  Finlandia,   Polonia,  Slovenia,   Repubblica Ceca,  Ungheria,  Bielorussia,   Serbia,  Belgio,  Georgia,  Australia,  Islanda,  Estonia, 🇵🇹 Portogallo,  Grecia,  San Marino.
Votano anche: Francia, Israele e Spagna.

Giovedì si esibiscono:  Armenia,  Irlanda,  Moldavia,  Svizzera,  Lettonia,  Romania,  Danimarca,   Svezia,  Austria,  Croazia,  Malta,  Lituania,  Russia,  Albania,  Norvegia,  Paesi Bassi, 🇲🇰 Macedonia del Nord,   Azerbaijan.
Votano anche: Germania, Regno Unito e Italia.

• C’è anche l’Australia, perché è storicamente il paese in cui l’Eurovision viene più seguito fuori dall’Europa.

• Il voto è la cosa che può confondere: ogni paese in gara assegna due blocchi di voti, con un televoto e con una giuria di cinque esperti di musica. Per ogni blocco vengono assegnati 12, 10, e da 8 a 1 punti a dieci artisti: alla fine si sommano i voti dei due blocchi e si ottiene una classifica dei cantanti preferiti di ciascun paese. I voti di ciascun paese contano uguale, e nessun paese può votare per il proprio concorrente.

• Spesso si parla di “geopolitica” dell’Eurofestival, e non è un’esagerazione: puntualmente, infatti, paesi storicamente amici si favoriscono a vicenda, e paesi rivali si pestano i piedi. L’Italia è tradizionalmente favorita dai voti dell’Albania, mentre tendono a darsi il massimo dei punti anche Regno Unito e Irlanda, o Turchia e Azerbaijan, o Grecia e Cipro.

• Le serate consistono nelle esibizioni degli artisti, e nella lettura finale dei migliori classificati. Il momento tradizionalmente più atteso è quello dello spoglio dei voti nella finale, quando un presentatore o una presentatrice in collegamento da tutti e 41 i paesi leggono il risultato dei voti delle giurie. Questo forma una classifica provvisoria, che però viene poi di norma ribaltata quando le viene aggiunto il voto popolare.

L’esibizione delle Buranovskiye Babushki russe a Baku nel 2012, tuttora ricordato come uno dei momenti più assurdi della storia recente dell’Eurovision. Il folclore est europeo è molto rappresentato all’Eurovision, non sempre in modo ortodosso.


Com’è messa l’Italia

Bene. Mahmood è un cantante molto contemporaneo sia per il modo di cantare sia per il modo di stare sul palco e di presentarsi. La sua canzone, “Soldi”, è stata la canzone italiana più riprodotta di sempre su Spotify, ed è stata in testa alle classifiche radiofoniche e di vendita italiane. Ha un testo in italiano ma con un ritornello immediato anche all’estero, e musicalmente contiene varie influenze e sensibilità internazionali. I bookmakers lo danno al sesto posto tra i favoriti. Non bisogna montarsi troppo la testa, perché l’Eurovision è imprevedibile: due anni fa sembrava che Francesco Gabbani avesse tutte le carte per vincere e arrivò da favorito, e alla fine si piazzò sesto. L’anno scorso Ermal Meta e Fabrizio Moro sembravano molto meno presentabili per la mondovisione e invece arrivarono quinti.

Gli altri che se la giocano da subito

Il grande favorito secondo i bookmakers è il 24enne olandese Duncan Laurence, che arriva dal talent The Voice of Holland e porta la canzone “Arcade”, una canzone d’amore che punta su un arrangiamento orchestrale travolgente e piuttosto efficace, pur rimanendo tutto sommato sobrio per gli standard dell’Eurovision.

Ha buone chances anche Sergey Lazarev, 36enne russo alla sua seconda partecipazione: nella più classica tradizione russa all’Eurovision, porta una canzone non proprio sobria, che potrebbe fare da colonna sonora nella scena di battaglia finale di un kolossal fantasy, se fosse un kolossal fantasy russo.

Bilal Hassani è un 19enne francese di origini marocchine, che recentemente è stato in mezzo ad alcune polemiche per via di alcuni suoi vecchi tweet critici contro Israele e per un video in cui scherzava sugli attacchi terroristici di Parigi. Finora non ha fatto molto altro, se non vincere il concorso francese che sceglie chi mandare all’Eurovision.

La Svezia va sempre forte all’Eurovision, e quest’anno si presenta con un cantante 36enne poco conosciuto all’estero: la canzone però sembra funzionare, e i bookmakers lo considerano addirittura il secondo favorito.

Eurovision being Eurovision

Non ci sarebbe Eurovision senza esibizioni barocche, assurde, kitsch, spudorate, incomprensibili: sono parte del paesaggio, e uno dei motivi principali per cui la gente lo guarda. Per come funzionano il festival e il televoto, un allestimento pirotecnico è un modo per compensare una canzone mediocre, e magari farsi notare abbastanza da passare il turno (difficilmente basta invece per vincere).

L’australiana Kate Miller-Heidke, 37 anni, è una di quelle cantanti che fanno pop con un’impostazione da musica lirica, sbalordendo un certo pubblico e annoiandone terribilmente un altro. Finora ha avuto una carriera quasi esclusivamente australiana, martedì canterà in cima a una gonna alta diversi metri, con una ballerina appesa a un palo che le ruoterà attorno.

Il giovane croato Roko, uscito da un talent, porta una di quelle canzoni piene con le vocali molto urlate e agghindato con un paio di grosse ali dorate.

La performance della ventenne Leonora, la cui carriera finora è coincisa con la vittoria del concorso danese che sceglie l’artista da mandare all’Eurovision, rappresenta invece un approccio diverso ma molto tipico del festival. Un testo in più lingue su quanto è bello l’amore, una melodia incalzante e rassicurante, uno stile da sigla Disney, e una canzone che si dimentica nel giro di qualche minuto.

San Marino, parliamone
San Marino partecipa all’Eurovision separatamente dall’Italia: è alla sua decima edizione e non porta necessariamente artisti sanmarinesi (è una pratica abbastanza comune, per gli stati più piccoli e con meno tradizione musicale). Il risultato è comunque piuttosto strano: il cantante di San Marino è Serhat, un presentatore di quiz televisivi turco di 55 anni con una parallela carriera musicale fatta di sporadiche comparse nelle classifiche dance europee. La canzone si chiama “Say Na Na Na”, un consiglio intorno al quale ruota tutto il testo della canzone, e un video con molti ballerini che ricorda un po’ la pubblicità di una compagnia telefonica.

La defezione dell’Ucraina

Capita molto spesso che gli Eurovision siano turbati dalle parallele vicende politiche che interessano l’Europa, e da qualche anno gli stati che hanno causato i maggiori problemi sono stati Russia e Ucraina (in estrema sintesi da quando la Russia ha invaso l’Ucraina e si è presa la Crimea, dando poi inizio alla guerra civile tra governo e separatisti nell’est del paese). Quest’anno per l’ennesima volta l’Ucraina – che aveva vinto il festival nel 2016 e lo aveva organizzato nel 2017 – è stata al centro dell’attenzione, ma il motivo non è legato a questioni geopolitiche: la cantante Maruv, scelta per rappresentare il paese al festival, si è ritirata dopo aver litigato con la radiotelevisione nazionale per il contratto che regolava la sua partecipazione, che tra le altre cose le impediva di esibirsi in Russia. Ci perderemo “Siren Song”.

La cattivissima canzone islandese

L’Islanda partecipa con “Hatrið mun sigra” della band techno degli Hatari: si faranno sicuramente notare, per il loro abbigliamento BDSM, per le urla del cantante e per il testo che parla del dilagare dell’odio in Europa.


Altre canzoni da tenere d’occhio

Se siete di quelli che vogliono impressionare gli amici fingendo di saperla lunga, si parla con una certa attenzione della canzone di Chingiz, il cantante che rappresenta l’Azerbaijan reduce da due diversi talent, la versione azera di Pop IdolThe Voice of Ukraine.

Una possibile sorpresa potrebbe essere anche la canzone di Malta, cantata da Michela Pace, un’ex concorrente dell’edizione locale di X Factor.

Anche la Svizzera potrebbe avere qualche possibilità: lui è il vincitore di una passata edizione del talent tedesco Deutschland sucht den Superstar.

Un po’ più indietro secondo i bookmakers, ma potenzialmente potrebbe finire tra le prime dieci: Katerine Duska, greca, che ha 30 anni e non è uscita da un talent.