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  • martedì 7 maggio 2019

Evita Perón nacque cent’anni fa

Fu la moglie di Juan Domingo Perón e diventò una donna importante e controversa, simbolo dell'impegno sociale argentino e del "movimento peronista"

Eva Peron saluta la folla dal palazzo presidenziale di Buenos Aires nel 1945 (Keystone/Getty Images)

Eva Maria Ibarguren Duarte, conosciuta come Evita Perón, nacque il 7 maggio 1919 a Los Toldos, nella provincia di Buenos Aires, ultima di cinque figli nati dalla relazione illegittima tra un piccolo proprietario terriero, Juan Duarte, e la cuoca Juana Ibarguren. A quindici anni Eva Duarte lasciò la provincia argentina e si stabilì a Buenos Aires, dove grazie all’aiuto del celebre cantante di tango Agustín Magaldi iniziò a frequentare il mondo dello spettacolo e della politica. Divenne così un’attrice di successo, poi conobbe il militare Juan Domingo Perón, che sposò nel dicembre del 1945.

Il colonnello Perón fu tra i capi del cosiddetto “Grupo de Oficiales Unidos” che nel giugno 1943 provocò la caduta dell’allora presidente Ramón Castillo con un colpo di stato. L’anno dopo, sotto il generale Edelmiro Farrell, Perón divenne ministro della Guerra e successivamente del Lavoro, favorendo con numerose concessioni i sindacati degli operai, ottenendo il loro appoggio e dando vita a quello che più tardi sarebbe diventato il “movimento peronista”.

Nell’ottobre del 1945 fu costretto alle dimissioni dai suoi oppositori all’interno dell’esercito e fu in seguito arrestato. Questo creò proteste e scioperi da parte dei lavoratori: faceva caldo, in quel periodo, motivo per cui molti lavoratori durante le manifestazioni si toglievano giacche e camicie (violando una norma che imponeva di indossare sempre la giacca in strada). Per questo vennero chiamati dispregiativamente “descamisados” (scamiciati), termine che poi perse la sua accezione negativa.

Dopo essere stato liberato, Peròn si candidò alle elezioni e le vinse, il 4 gennaio 1946. Populista, ammiratore dichiarato di Benito Mussolini e Francisco Franco, sembrò voler creare una dittatura repressiva, ma non fu esattamente così. Peròn attuò un programma nazionalista e statalista, con un forte carattere sociale: subito dopo la sua vittoria cercò di favorire i lavoratori, nazionalizzò la Banca centrale, i trasporti e cercò di ottenere il controllo statale su tutti gli enti stranieri che operavano in Argentina (soprattutto nella telefonia e nelle ferrovie).

Eva Perón contribuì in modo determinante a questo orientamento politico, gestendo l’immagine del marito, cercando di mantenere per il governo buoni rapporti con la Chiesa cattolica e mettendo al centro della politica peronista, con la sua stessa attività, la classe operaia e le donne. Nel 1947, grazie anche alla mediazione di Eva Perón, in Argentina il voto fu esteso alle donne. Il 1947 fu anche l’anno del viaggio in Europa, dove fu accolta con tutti gli onori in Spagna dal generale Franco, ma non venne ricevuta dagli inglesi, ancora offesi dalla nazionalizzazione delle ferrovie.

Quando in Argentina l’oligarchia borghese si rifiutò di concederle il ruolo di presidentessa della Sociedad de beneficencia (riservata tradizionalmente alla moglie del presidente), con la giustificazione che fosse troppo giovane e inesperta, la Sociedad fu chiusa con un atto governativo. In compenso venne istituita, nel 1948, la Fundación María Eva Duarte de Perón, che verso la fine del 1950 fu rinominata Fundación Eva Perón. L’attività della Fondazione consisteva nel distribuire ogni anno enormi quantità di macchine per cucire (per favorire l’occupazione femminile), nel sostenere le famiglie più bisognose, nel trovare e creare alloggi per anziani e donne, nell’ospitare nelle case-scuola moltissimi bambini, nel costruire ospedali (21 in tutto il paese).

Quando nel 1951 il marito vinse nuovamente le elezioni, Eva Perón, nonostante la malattia che iniziava a manifestarsi, partecipò alla campagna elettorale e alla sfilata della vittoria. Morì di cancro a 33 anni. La notizia venne data alla radio argentina con un comunicato in cui «il popolo della Repubblica» veniva informato della scomparsa di quella che fu definita il «capo spirituale della nazione». Fu proclamato il lutto nazionale per un mese e il corpo della donna venne esposto in una bara di vetro.

Al suo funerale parteciparono moltissime persone e il suo corpo imbalsamato fu esposto fino al 1955, fino a quando un nuovo colpo di stato militare destituì il presidente e fece sparire la sua salma, che fu ritrovata diciannove anni dopo. Le complicate vicende del corpo di Evita, ora sepolta nella cappella della famiglia Duarte nel cimitero di Recoleta, a Buenos Aires, sono state raccontate da Tomás Eloy Martínez nel libro Santa Evita. In Argentina il sessantesimo anniversario dalla sua morte fu celebrato con la stampa di 20 milioni di copie di una banconota da 100 pesos con la sua immagine.

Eva Perón fu una figura molto controversa nella storia dell’Argentina. I detrattori guardavano a lei come alla figlia illegittima e disinvolta donna di spettacolo che riuscì a conquistare fama e potere grazie al suo matrimonio con Juan Domingo Peròn, futuro presidente del paese: «Non potevano perdonare ad una giovane donna di aver avuto successo», diceva lei stessa in un’intervista pubblicata postuma il 7 aprile 1954. Eva Perón incarnava dunque, per una parte di argentini, il risentimento verso il peronismo, la sua demagogia e le sue opere buone che avevano però il solo obiettivo di asservire il popolo.

Per moltissimi altri, Eva Perón diventò invece una figura quasi mitica, e ancora oggi in Argentina la sua memoria è custodita con grande devozione: divenne il simbolo dell’impegno sociale, di chi stava dalla parte del popolo e di chi ne rappresentava lo spirito autentico.

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