Carol Spencer, la stilista di Barbie

Disegnò i vestiti della bambola più famosa al mondo per 35 anni, ispirandosi alla moda dell'epoca e finendo per influenzarla

(YouTube)
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Il New York Times ha raccontato la storia della «stilista più influente di cui non avete mai sentito parlare»: è la statunitense Carol Spencer, che ha 86 anni e dal 1963 al 1998 ha disegnato i vestiti di Barbie, la più famosa bambola del mondo. In occasione dei 60 anni della bambola, messa in vendita dall’azienda Mattel negli Stati Uniti il 9 marzo del 1959, è uscito anche un libro dedicato a Spencer, la sua stilista più significativa: si intitola Dressing Barbie e raccoglie più di 100 fotografie di abiti, alcune provenienti dall’archivio di Spencer, insieme ad aneddoti sul lavoro a Mattel all’epoca, con la creatrice della bambola Ruth Handler, e Charlotte Johnson, a capo del gruppo di sarte e stilisti.

(Dressing Barbie)

Spencer non è stata l’unica stilista della bambola ma è quella che ha disegnato alcuni degli abiti più famosi, la prima a cui venne ufficialmente attribuito un abito, la prima a disegnare una Barbie in edizione limitata per i collezionisti, quella che ha inventato la Barbie più venduta della storia (la Totally Hair Barbie del 1992, con capelli lunghi fino a terra e un abitino ispirato a quelli dello stilista Pucci) e l’unica a vincere, nel 2017, il Women in Toys Emeritus Award, il premio alla carriera per il suo contributo al mondo dei giocattoli.


La sua storia rende l’idea di cosa fu Barbie all’epoca, prima di diventare per molti l’incarnazione di uno stereotipo esteticamente e socialmente dannoso per le ragazzine. Spencer nacque nel 1932 a Minneapolis e già da ragazzina iniziò a confezionarsi gli abiti da sola. Da adolescente decise che non si sarebbe adattata a quello che il futuro riservava allora a una donna: «potevi diventare insegnante, infermiera, segretaria o impiegata, ma moglie e madre erano la cosa migliore», racconta. Ruppe il fidanzamento con uno studente di medicina, si iscrisse all’Istituto d’arte di Minneapolis e nel maggio del 1955 saltò la cerimonia di laurea per volare a New York, dov’era stata assunta come collaboratrice della rivista Mademoiselle (lo stesso anno in cui arrivò anche la scrittrice Joan Didion).

Poi torno a Minneapolis per disegnare abiti per bambini e infine si trasferì a Milwaukee come stilista di abiti sportivi da donna. L’incontro con il mondo di Barbie è del 1962, quando Spencer si imbatté in un annuncio sulla rivista Women’s Wear Daily: «un’azienda nazionale con vendite di oltre 50 milioni di dollari all’anno cerca una stilista attenta ai costi per la sua fabbrica in periferia di Los Angeles». Mandò un curriculum, non ottenne risposta ma, convinta che fosse il lavoro della vita, andò a vivere in California insieme alla zia; l’anno successivo vide un annuncio simile, ci riprovò, e stavolta ottenne un colloquio. Le venne chiesto di disegnare alcuni completi per Barbie, lei si inventò un bikini con pantaloncini color arancione, accompagnato da un copricostume e da una gonna in tinta: il lavoro fu suo.

(Dressing Barbie)

Spencer riuscì a emergere nel gruppo molto competitivo e agguerrito guidato da Charlotte Johnson, che sfornava 125 completi ogni anno soltanto per Barbie, a cui andavano aggiunti quelli per gli altri personaggi, come Ken e Skipper. Il suo primo modello fu il Crisp ‘N Cool, che ricordava la first lady Jackie Kennedy: una camicetta bianca con bottoni rossi, gonna a matita rossa, guanti bianchi corti e borsetta coordinata. Tra gli altri successi ci furono la Barbie Country Club Dance, con corpetto e gonna a strisce bianche e oro, la From Nine to Five, con un abito blu scuro con una sciarpa per capelli ricamata, e la Debutante Ball, un vestito di seta con stola di pelliccia.

L’ispirazione veniva dal mondo attorno, che si trattasse di attrici, mogli di presidenti, la controcultura degli anni Settanta o lo sbarco sulla Luna. Negli anni Sessanta Spencer disegnò una Barbie vestita come Barbra Streisand quando vinse l’Oscar per Funny Girl, negli anni Settanta si inventò un abito rosso stretto in vita da una cintura e portato con una camicia da uomo bianca, mentre negli anni Ottanta, prendendo spunto dalla moda dell’aerobica lanciata da Jane Fonda, la ricoprì di un completino azzurro con body, leggings e fascia, quello indossato dalla Barbie nei film di Toy Story della Pixar.


Spencer si lasciava ispirare anche dalla sua stessa vita, e una biopsia al seno che dovette fare finì con un responso negativo e con una Barbie vestita da chirurgo. «Se avevo bisogno di idee andavo a Beverly Hills, facevo shopping, passeggiavo nei negozi, osservavo cosa indossava la gente. Funzionava persino il mio guardaroba!». Ci furono ovviamente anche degli errori come quando, racconta il New York Times, dotò una Barbie di pillole rosa, ignara che fossero comunemente associate alle metanfetamine (qualcuno a Mattel se ne accorse prima che finisse sul mercato).

Spencer prendeva spunto anche dai grandi stilisti di alta moda, come ha raccontato in un’intervista a D di Repubblica «Dior, Givenchy, Schiaparelli, Saint Laurent». Fu proprio Yves Saint Laurent, direttore creativo di Dior e poi fondatore dell’azienda omonima, a farle il complimento più lusinghiero durante una festa a Hollywood alla fine degli anni Sessanta: «mi disse che guardava sempre la collezione di Barbie per sapere cosa ci eravamo inventati. Fu meraviglioso». Spencer è anche convinta che fu un completo che aveva disegnato per Barbie ad avergli dato l’idea per i famosi tailleur maschili di Saint Laurent.

Anche se non fosse vero, la moda di Barbie è intrecciata con quella del mondo reale e molti stilisti, come Jeremy Scott di Moschino e Jason Wu, hanno esplicitamente detto di ammirarla. Nel 2014 Scott fece sedere delle Barbie in prima fila alla sfilata della sua collezione dedicata a Barbie, mentre nel 2015 realizzò la prima pubblicità della Barbie con protagonista un bambino maschio per promuovere il modello in edizione limitata disegnato da Moschino (una collaborazione nata anche con molte altre aziende, come Louboutin, Givenchy, Versace e Dior).


Mattel ha anche dedicato a Spencer una Barbie che la rappresenta, con addosso il suo abito rosa preferito.