• Mondo
  • mercoledì 24 aprile 2019

In Arabia Saudita sono state eseguite 37 esecuzioni di condanne a morte

Martedì in Arabia Saudita sono state eseguite 37 esecuzioni di condanne a morte. Le persone uccise, ha detto il regime saudita, erano state condannate per crimini legati al terrorismo: attacchi con esplosivo a strutture della sicurezza nazionale, uccisione di funzionari pubblici e cooperazione con organizzazioni nemiche del paese. Diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno sostenuto però che la grande maggioranza delle persone uccise facevano parte della comunità sciita, perseguitata dal regime e concentrata nella provincia orientale dell’Arabia Saudita (che è un paese a stragrande maggioranza sunnita). Almeno un’esecuzione è stata realizzata tramite crocifissione, mentre non si hanno dettagli sulle altre, ha scritto il Wall Street Journal, anche se solitamente prevedono la decapitazione usando la spada. Inoltre, si sa che uno dei condannati era un uomo sciita che era stato arrestato quando aveva 16 anni ed era stato accusato di avere partecipato a proteste antigovernative.

Dall’inizio dell’anno, in Arabia Saudita sono state eseguite 104 esecuzioni di condanne a morte. Nel 2018 il regime ne eseguì 149.

Il principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman (How Hwee Young/Pool Photo via AP)